JONATHAN FRANZEN.
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PURITY.
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Parte 4.
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Titolo originale: Purity. 2015.
Traduzione di: Silvia Pareschi.
2016 Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Era mezzanotte passata quando raggiungemmo la valle dell'Oder. Attraversando un decrepito ponte di legno arrivammo su un'isola utilizzata solo d'estate, dai contadini che vi coltivavano il grano. La crosta di neve che ricopriva gli argini fra gli acquitrini ghiacciati era intatta. Non mi piacevano le tracce che stavamo lasciando, ma Andreas disse che le previsioni davano pioggia e temperature in aumento. Dall'altra parte dell'isola c'era un fitto bosco, dove Andreas ricordava di aver fatto una passeggiata naturalistica durante un campo estivo per le lite. - Era il massimo del privilegio, - disse. - Ci accompagnavano le guardie di confine.
Qualunque cosa stesse facendo in quel momento l'esercito della Germania Orientale, la stava facendo altrove. Trasportammo il telone arrotolato e due badili dentro una forra, dove le nostre impronte non sarebbero state visibili. Da l ci aprimmo un varco a fatica tra i rovi ed entrammo nel bosco.
- Qui, - disse Andreas.
Scavare era faticoso, ma anche riscaldante. Ero pronto a fermarmi a trenta centimetri di profondit, ma Andreas insistette perch scavassimo di pi. Da qualche parte l vicino arriv il richiamo di un gufo, ma gli unici altri rumori erano lo scricchiolio dei badili e il crac delle radici spezzate.
- Ora lasciami solo, - disse Andreas.
- Ti aiuto volentieri. Non aiutarti non ridurr l'entit del crimine.
- Sto seppellendo quello che ero prima di conoscere Annagret.  un momento privato.
Mi allontanai dalla tomba, e rimasi lontano finch Andreas cominci a buttare terra sopra i resti. Poi lo aiutai a concludere la sepoltura e a coprire il punto con foglie e neve sporca. Quando tornammo sulla strada era calata la nebbia, pi luminosa a est dove la notte stava finendo. Riponemmo i badili nel portabagagli. Dopo aver richiuso il portellone, Andreas lanci un grido in falsetto. Si mise a saltellare e grid di nuovo.
- Ges, piantala, - dissi.
Mi afferr per le braccia e mi guard negli occhi. - Grazie, Tom. Grazie, grazie, grazie.
- Andiamo via di qui.
- Devi capire cosa significa questo per me. Avere un amico di cui mi posso fidare.
- Se ti dico che capisco, possiamo andarcene?
Nei suoi occhi c'era uno strano luccichio. Mi venne vicino, e per un istante pensai che volesse baciarmi. Ma era solo un abbraccio. Lo ricambiai, e per un po' restammo goffamente avvinghiati. Lo sentivo respirare, sentivo l'umidit del sudore che trapelava dal giubbotto militare. Mi mise una mano sulla nuca, afferrandomi i capelli come avrebbe potuto fare Anabel. Poi, d'un tratto, si stacc. - Aspetta qui.
- Dove vai?
- Un minuto, - rispose.
Lo guardai risalire di corsa su per la forra e farsi largo tra i rovi. Non mi era piaciuto il suo grido, e quell'ulteriore indugio mi piaceva ancora meno. Lo persi di vista fra gli alberi, ma sentivo lo schiocco dei ramoscelli spezzati, il fruscio del giubbotto contro i rami. Poi un profondo silenzio agreste. E poi, debole ma distinto, il tintinnio di una fibbia. Il rumore di una cerniera.
Per non sentire altro mi incamminai lungo la strada, seguendo le tracce delle gomme. Cercai di mettermi al posto di Andreas, cercai di immaginare il sollievo e l'euforia che stava provando, ma era impossibile conciliare il suo presunto rimorso con la profanazione della tomba della sua vittima.
La faccenda richiese pochi minuti. Lo vidi arrivare correndo, correndo e saltando. Quando arriv al mio fianco, fece un giro completo su se stesso con le braccia in aria e il dito medio di ciascuna mano alzato. Grid di nuovo.
- Possiamo partire? - dissi con freddezza.
- Certo! Adesso puoi raddoppiare la velocit.
Non doveva essersi accorto che avevo cambiato umore. In macchina divent freneticamente loquace, saltando da un argomento all'altro: come potevo sistemarmi insieme a lui e Annagret, come sarebbe riuscito a farmi entrare negli archivi, e come noi due potevamo collaborare, lui aprendo le porte proibite, io scrivendo gli articoli. Mi esortava ad andare pi forte, a sorpassare i camion nelle curve cieche. Recitava le sue vecchie poesie e me le spiegava. Recitava lunghi brani di Shakespeare in inglese, battendo il ritmo dei versi sciolti sul cruscotto. Di tanto in tanto si interrompeva per lanciare un altro grido, o per colpirmi sul braccio con entrambi i pugni.
Quando infine raggiungemmo la sua chiesa a Berlino, in Siegfeldstrae, avevo in bocca il sapore metallico della spossatezza. Andreas voleva fare una colazione rapida e andare direttamente alla riunione del comitato, ma io gli dissi, in tutta sincerit, che dovevo sdraiarmi.
- Allora ci penso io, - disse.
- Okay.
- Non me lo dimenticher mai, Tom. Mai, mai, mai.
- Lascia stare.
Feci scattare il gancio del bagagliaio e scesi dalla macchina. Vedendo Andreas tirare fuori i badili in pieno giorno mi domandai, in ritardo, quale dei due fosse l'arma del delitto. Nel mio sfinimento da mancanza di sonno, mi sembr terribile che potessi avere usato proprio quello.
Mi diede una pacca sulla spalla. - Come stai?
- Bene.
- Dormi un po'. Ci vediamo qui alle sette. Ceneremo insieme.
- D'accordo.
Non lo rividi pi. Quando mi svegliai, fra le lenzuola sudice, mancava un'ora alla chiusura dell'autonoleggio. Riconsegnai la macchina e tornai al mio appartamento occupato camminando al buio. Avevo ancora un gran bisogno di vedere la faccia di Andreas e sentire la sua voce - ce l'ho anche adesso, mentre scrivo - ma la tristezza da cui avevo cercato di fuggire mi stava colpendo cos forte che facevo fatica a stare in piedi. Mi sdraiai sul letto e piansi per me stesso, per Anabel e per Andreas, ma soprattutto per mia madre.
L'arrivo dei temporali stava rendendo il cielo del New Jersey tridimensionale, una cupola con molti strati di nuvole dalle varie sfumature, grigie e bianche e verde epatico, quando Anabel mi condusse fuori dal bosco e su per un pascolo fino alla casa dei genitori di Suzanne. Sosteneva di volermi mostrare una cosa in fretta prima di accompagnarmi alla fermata, ma io sapevo che riuscire a prendere l'autobus delle otto e undici era un'illusione totale, proprio come l'idea di trovare un modo per vivere di nuovo insieme, se non altro perch l'impresa di sfuggirle, di far valere il mio diritto ad andarmene, era cos dolorosa che me ne ritraevo come un animale maltrattato. Qualunque cosa era preferibile, e c'era anche la possibilit di un'altra scopata, che prometteva qualche minuto di sollievo dalla consapevolezza.
Sulla soglia, tuttavia, esitai. La casa era una residenza estiva in stile moderno anni Sessanta, con vista sulle montagne e qualche albero di mele sul retro. Anabel entr decisa, io invece indugiai, lo stomaco improvvisamente sconvolto come il cielo, il cuore accelerato da quello che oggi, ripensandoci, credo che fosse un vero e proprio attacco di Dpts.
- Non vuoi entrare con me? - disse Anabel, in un tono la cui dolcezza era gi di per s folle.
- Forse tutto sommato  meglio di no.
- Lo sai che l'ultima volta hai lasciato qui lo spazzolino?
- Il mio dentista mi tiene ben fornito.
- L'uomo che dimentica lo spazzolino a casa di una donna  un uomo che vuole tornare.
Il panico aument. Mi guardai alle spalle e vidi un frattale di lampo sulla cresta pi vicina; aspettai il tuono. Quando tornai a guardare dentro la casa, Anabel non era in vista. Considerai, piuttosto seriamente, la possibilit di strangolarla mentre la scopavo e poi buttarmi sotto l'autobus delle otto e undici. L'idea non era priva di logica e fascino. Ma bisognava considerare anche i sentimenti dell'autista...
Entrai in casa, chiudendomi la porta a zanzariera alle spalle. Anabel, con il mio aiuto, aveva sgombrato il soggiorno dai mobili, lasciando solo un tappetino per lo yoga e la meditazione. Non aveva ufficialmente abbandonato il progetto del film, lo aveva solo sospeso mentre cercava di ritrovare la calma e l'equilibrio. Campava con met della mia eredit, che le avevo dato come parte dell'accordo di divorzio. Al ritorno da Berlino, mi era bastato un giorno con lei per riconoscere che la mia nostalgia si era fondata su un'illusione. Aveva detto di non essere un piatto di spaghetti con le melanzane, e invece per me lo era. E cos avevo costruito una nuova illusione, in cui il divorzio era la nostra unica speranza di riconciliazione.
Anabel era convinta che a Berlino l'avessi tradita, che per questo non le avessi telefonato. Per difendermi da quell'accusa infondata, le avevo parlato di Andreas pi di quanto avrei dovuto. Pur senza menzionare l'omicidio e il mio favoreggiamento, le avevo rivelato quanto bastava della sua personalit e della sua storia per spiegare perch fossi stato attratto da lui e perch fossi fuggito. Anabel aveva concluso che Andreas era uno stronzo e aveva tirato fuori lo stronzo che c'era in me, lo stronzo che era tornato da Berlino e le aveva chiesto il divorzio. Ma la persona con cui mi ero davvero comportato da stronzo era Andreas. Gli avevo dato buca per la cena, e poi avevo aspettato due mesi per mandargli un'ampollosa lettera piena di scuse, rassicurazioni e cari saluti.
Sentii che Anabel si stava facendo la doccia. Visto che in soggiorno non c'erano sedie, andai a sedermi sul letto. Fuori, il cielo sembrava aver assunto la nera solidit di un pendio che si poteva risalire fino in cima. Tutti i libri sul comodino erano manuali di auto-aiuto e spiritualit, titoli che Anabel avrebbe schernito fino a pochi anni prima. Provai compassione per lei.
Usc dal bagno nuda, i capelli raccolti in un asciugamano. - Si sta bene dopo la doccia, - disse. - Dovresti farla anche tu.
- Aspetto di arrivare a casa stasera.
- Non aver paura di me. Non ti chiuder in bagno -. Mi venne vicino, riempiendomi la visuale con i peli del pube. - Falla per me, - disse, - se ti piaccio.
Non mi piaceva, non pi, ma non avevo ancora trovato il modo di dirglielo. - Hai un qualche mezzo di contraccezione che non hai distrutto a coltellate?
- Prima fai la doccia, e poi te lo dico.
Un tuono esplose proprio sopra la casa.
- Hai detto che volevi mostrarmi una cosa, - dissi. - Sono entrato solo per questo.
- Ma adesso piove, ci sono i fulmini.
- Rimanere fulminato non sarebbe la cosa peggiore, in questo momento.
- Scegli tu, - rispose. - Farti la doccia o rimanere fulminato.
Una via di mezzo era esclusa, e la via di mezzo era la realt. Feci la doccia, ascoltando i tuoni, e mi rivestii. Quando tornai in camera, Anabel era seduta a gambe incrociate sul letto, con la sua vecchia vestaglia di seta giapponese un po' aperta, con intento palesemente seduttivo, a mostrare un seno. Accanto a lei c'era una scatola da scarpe.
- Guarda chi ho trovato, - disse.
Apr la scatola e tir fuori Leonard. Non lo vedevo da cinque o sei anni. La pioggia scrosciava sui meli fuori dalla finestra.
- Vieni a salutarlo, - disse Anabel, sorridendomi con amore.
- Ciao.
Prese il toro e lo guard in faccia. - Vuoi dire ciao a Tom?
Non riuscivo a respirare, n tanto meno a parlare.
Anabel si rivolse a Leonard con un cipiglio civettuolo. - Perch non saluti? - Alz lo sguardo su di me. - Perch non parla?
- Non lo so.
- Leonard, di' qualcosa.
- Non parla pi.
- Dev'essere arrabbiato perch non sei pi con noi. Secondo me vuole che torni a casa -. Abbracci il toro. - Vorrei che mi dicessi qualcosa.
Non parlatemi di odio se non siete stati sposati. Solo l'amore, solo una lunga storia di empatia, identificazione e compassione, possono radicare un'altra persona nel vostro cuore cos in profondit da non permettervi pi di sfuggire al vostro odio per lei; soprattutto quando ci che odiate di pi  la sua capacit di farsi ferire da voi. L'amore persiste, e l'odio insieme a lui. Neppure odiare il proprio cuore pu dare sollievo. Credo di non averla mai odiata tanto come quando mi chiese di parlare con la voce di Leonard e si espose alla vergogna del mio rifiuto.
- Domani vedo tuo padre, - dissi.
- Questa non  la voce di Leonard, - disse lei, spaventata.
- No.  la mia voce. Metti via quel coso.
Mise gi il giocattolo. Poi lo riprese. Poi lo rimise gi. La sua paura e la sua indecisione erano uno spettacolo terribile. O forse era il mio potere a essere terribile.
- Non voglio saperlo, - disse. - Potresti risparmiarmelo?
Avevo pensato di risparmiarglielo, ma adesso la odiavo troppo. - Mi porter un assegno, - dissi.
Lei gemette e si accasci, come se l'avessi picchiata. - Perch mi tratti cos?
- Un grosso assegno, - dissi.
- Sta' zitto! Per l'amor di Dio! Io cerco di essere carina e tu mi sputi in faccia!
- Mi dar i soldi per fondare una rivista.
Si rimise a sedere, con lo sguardo acceso. - Sei uno stronzo, - disse. - Ecco cosa sei. Uno stronzo! Lo sei sempre stato e sempre lo sarai!
Credevo che non ci fosse niente di peggio che vederla ferita e umiliata. Ma in realt il suo odio me la faceva odiare ancora di pi.
-  da dodici anni che mi fai sentire cos, forse  ora di finirla, - dissi.
- Il punto non  come ti senti, ma come sei. Sei uno stronzo, Tom. Sei uno stronzo giornalista del cazzo. Mi hai rovinato la vita e ora mi sputi addosso, mi sputi addosso.
- Sei tu quella che ha sputato, come forse ricorderai.
La sua sincerit e la sua moralit, occorre ammetterlo, erano ancora intatte. Mi rispose, in tono pi calmo: - Hai ragione. Ero giovane e lui aveva rovinato la nostra festa di nozze, per hai ragione, ho letteralmente sputato addosso a qualcuno -. Scosse la testa. - E ora tu me la stai facendo pagare. Insieme a lui. Ora sono gli uomini a sputare, perch io sono stata debole. Sono sempre stata debole. Sono debole anche adesso. Non ce l'ho fatta. Ma io ho sputato addosso a uno che aveva tutto, mentre tu sputi addosso a una persona senza speranze. C' una bella differenza.
- La differenza pi ovvia  che io non sto affatto sputando, - dissi freddamente.
- Sono disperata, Tom. Come puoi trattarmi cos?
- Continuo a cercare un modo per convincerti a non chiamarmi pi. Continuo a pensare di averlo trovato, ma poi no, quel cazzo di telefono suona un'altra volta.
- Be', forse alla fine l'hai trovato. Accettare i suoi soldi potrebbe funzionare. Penso che non mi far pi sentire. C'era un'ultima cosa nella mia vita che non avevi ancora corrotto, rubato o distrutto. Ora non c' pi niente. Sono rimasta sola con niente. Ottimo lavoro.
- Ti odio, - dissi. - Ti odio ancora pi di quanto ti ami. Il che  tutto dire.
Un istante dopo divenne rossa in faccia e scoppi in un pianto straziante, da bambina, e non importa se la odiavo, non sopportavo di vederla soffrire cos. Mi sedetti sul letto e l'abbracciai. La pioggia era cessata, lasciandosi dietro una cortina di nuvole blu-grigie che sembravano quasi invernali. Pensai all'inverno mentre l'abbracciavo, mentre mi stancavo di abbracciarla. L'inverno della mia vita senza Anabel.
Come se mi avesse letto nel pensiero, Anabel cominci a baciarmi. Avevamo sempre usato il dolore per aumentare il piacere che lo seguiva, e mi sembrava di aver raggiunto i limiti del dolore psichico che potevamo infliggerci. Quando si sdrai e apr la vestaglia, guardai i suoi seni e ne odiai cos tanto la bellezza che strinsi un capezzolo e lo torsi con forza.
Anabel strill e mi diede uno schiaffo. Ero furiosamente eccitato e quasi non me ne accorgevo. Mi colp di nuovo, sull'orecchio, e mi guard con ira. - Vuoi picchiarmi?
- No, - dissi. - Voglio scoparti nel culo.
- No, non voglio.
Non le avevo mai parlato con tanta violenza. Eravamo arrivati al capolinea del nostro matrimonio femminista. - Hai distrutto i preservativi, - dissi. - Cosa dovrei fare?
- Dammi un figlio. Lasciami qualcosa.
- Neanche per idea.
- Credo che stanotte potrebbe succedere. Ho intuito per queste cose.
- Credo che piuttosto mi ucciderei.
- Mi odi.
- Ti odio.
Era ancora innamorata di me. Glielo vedevo negli occhi, l'amore unito alla pura, inconsolabile delusione di una bambina. Io avevo tutto il potere, e cos lei fece l'unica cosa che ancora le rimaneva per pugnalarmi al cuore, cio girarsi docilmente, alzare la vestaglia e dire: - Va bene, allora. Fai pure.
Lo feci, e non una ma tre volte, prima di fuggire da quella casa l'indomani mattina. Dopo ogni assalto, Anabel andava subito in bagno. Il mio stato d'animo era quello del drogato di crack che striscia sul pavimento a caccia di briciole. Non la stavo violentando, ma poco ci mancava. Il piacere era in fondo alla lista di quello che stavamo cercando. Io cercavo la stessa cosa che lei aveva cercato con il suo film, l'esaurimento completo e definitivo dell'argomento corpo. Quello che cercava lei, mi sembrava, era il suggello del suo status di vittima morale.
All'alba, accompagnato da un coro di uccelli, mi alzai e mi vestii senza lavarmi. Anabel era sdraiata a pancia in gi sul letto intriso di sudore, immobile come un cadavere, ma sapevo che non stava dormendo. L'amavo follemente, l'amavo ancora di pi per ci che le avevo fatto. Il mio amore era come il motore di una macchina da cento dollari, che non avrebbe pi dovuto accendersi e invece si accendeva ancora. L'omicidio e il suicidio che immaginavo non erano metaforici. Avrei continuato a tornare, e ogni volta sarebbe stato peggio, finch non fossimo arrivati alla violenza per consegnare il nostro amore all'eternit a cui apparteneva. Mentre ero fermo accanto al letto a guardare il corpo della mia ex moglie, pensai che poteva succedere la prima volta che l'avessi rivista. Pensai che poteva succedere anche in quel momento, se le avessi detto qualcosa. Cos presi lo zaino e uscii.
La luna piena stava tramontando a ovest, un mero disco bianco, il suo potere luminoso sconfitto dal mattino. A met del vialetto entrai nella luce dorata del sole e vidi un uccello rosso brillante accoppiarsi con una femmina gialla sul ramo di un albero morto. I due erano troppo occupati per badare a me. Le piume sulla testa del maschio, ritte come una cresta moicana scarlatta, sembravano trasudare testosterone puro. Dopo aver finito con la femmina vol dritto verso di me, stile kamikaze, mancandomi la testa per un soffio. Si pos sopra un altro ramo e mi fiss con una fiammata di aggressivit.
Faceva ancora pi caldo del giorno prima, e sull'autobus l'aria condizionata era rotta. Quando finalmente arrivai in 125th Street, il marciapiede era affollato di donne e bambini lustri di sudore che uscivano da negozi convertiti in chiese. Nell'aria aleggiava una puzza di melone marcio, gastrica e nauseante, frammista alle esalazioni di un Kennedy Fried Chicken. Il marciapiede luccicava di una patina nerastra e vulcanizzata, fatta di grasso di pollo, sputo, coca rovesciata e liquame di spazzatura.
- Fortunello, amico mio - mi disse Ruben nell'ingresso del mio palazzo, cosparso di ricevute delle scommesse della domenica mattina. - Sembri una merda riscaldata.
Avevo un messaggio sulla segreteria telefonica. Temevo che fosse di Anabel, invece era di una donna dall'accento giamaicano, che mi chiedeva di riferire ad Anthony che suo marito era morto la notte prima, e che il funerale si sarebbe tenuto marted pomeriggio nella tal chiesa di West Harlem. Ripet che dovevo riferire ad Anthony che suo marito era morto. Quello era l'unico messaggio, una giamaicana che mi informava, con voce calma e molto stanca, che il suo consorte era morto.
Accesi l'aria condizionata e lasciai un messaggio per David Laird al Carlyle. Poi mi addormentai, e sognai di trovarmi in una casa con molte stanze dove si teneva una festa. Avevo intavolato una conversazione profonda e seduttiva con una ragazza dai capelli scuri che sembrava attratta da me, sembrava pronta a lasciare la festa in mia compagnia. L'unico ostacolo alla naturale felicit che ci attendeva era una cosa che forse avevo detto e forse no, una cosa che le faceva sospettare che fossi uno stronzo. Invece, con mia grande soddisfazione, ero in grado di dirle che era stato un altro a dire quella cosa. Era stato Andreas Wolf. Lo sapevo per certo, e lei mi credeva. Si stava innamorando di me. E proprio quando cominciavo a capire che doveva trattarsi di Annagret, la ragazzina di Andreas, mi accorgevo che invece era Anabel - un'Anabel pi giovane e tenera, al contempo arrendevole e giocosa, piena di comprensione nei miei confronti, una comprensione che sentivo amorevole e indulgente -, solo che non poteva essere Anabel, perch la vera Anabel era ferma sulla soglia ad assistere alla mia seduzione. La paura del suo giudizio, e della punizione di dover interagire con la sua follia, veniva direttamente dalla mia vita. Anabel sembrava scossa dal tradimento e dall'offesa. Come se non bastasse, la ragazza l'aveva vista ed era sparita.
David mi richiam verso sera.
- Non posso, - gli dissi.
- Un tavolo al Gotham per le otto? Stai scherzando? Certo che puoi.
- Non posso accettare i soldi.
- Cosa? Questo non  solo ridicolo.  criminalmente stupido. Anche se dedicherai ogni numero della tua rivista a infangare il buon nome dei McCaskill, voglio comunque che tu prenda quei soldi. Se  Anabel che ti preoccupa, non dirglielo.
- Gliel'ho gi detto.
- Tom, Tom. Non puoi ascoltare quello che ti dice.
- Non l'ascolto. Penser che li ho presi, e va bene cos. Per non voglio prenderli.
-  la cosa pi stupida che abbia mai sentito. Devi venire al Gotham e lasciarti rifornire di martini. L'assegno mi sta facendo un buco nella ventiquattrore.
- Non vengo.
- E questo ripensamento?
- Non posso avere niente a che fare con lei, - risposi. - Ti sono grato di quanto hai fatto per...
- Sar sincero con te, - disse David. - Mi hai deluso, e non poco. Credevo che avessi finalmente smesso di voler battere Anabel sul suo stesso terreno, ora che avete divorziato. Ma mi stai dicendo solo stronzate.
- Ascolta, io...
- Stronzate, - ripet, e mi chiuse il telefono in faccia.
Quando David torn a farsi vivo, quattro mesi dopo, fu attraverso un intermediario, un poliziotto newyorkese in pensione che faceva il detective privato. Si chiamava DeMars e si present a casa mia un pomeriggio senza preavviso, dopo aver costretto Ruben a lasciarlo passare. Aveva due baffoni da tricheco e l'aria minacciosa. Mi disse che gli bastava vedere la mia agenda e le ricevute degli ultimi quattro mesi. - Ordinaria amministrazione, - aggiunse.
- Non ci vedo niente di ordinario, - risposi.
-  stato in Texas di recente?
- Mi scusi, ma lei chi ?
- Lavoro per David Laird. Mi interessano soprattutto le ultime due settimane di agosto. La cosa migliore sarebbe se potesse dimostrarmi di non essere stato in Texas in quel periodo.
- Ora telefono a David, se non le dispiace.
- La sua ex  scomparsa, - disse DeMars. - Ha spedito a suo padre una lettera che sembra autentica. Ma non sappiamo in quali circostanze sia stata scritta e, niente di personale, ma lei  l'ex marito. La prima persona a cui ci rivolgiamo.
- Non la vedo dalla fine di maggio.
- Renderebbe le cose pi facili a entrambi se potesse dimostrarlo.
-  difficile fornire prove in negativo.
- Ci provi.
Non avendo niente da nascondere, gli consegnai ricevute ed estratti conto della carta di credito. Quando vide che il mio agosto era ben documentato - ero stato a Milwaukee, con la met dei giornalisti d'America, per scrivere un pezzo su Jeffrey Dahmer per Esquire - DeMars divent meno odioso e mi mostr la copia di un biglietto scritto a mano e della busta affrancata che lo conteneva.
 A David Laird: non sono tua figlia. Non avrai pi mie notizie. Per te sono morta. Non cercarmi. Non mi far trovare. Anabel.
- C' il timbro di Houston, - disse DeMars. - Deve dirmi se la sua ex ha amici a Houston.
- Nessuno.
- Sicuro?
- S.
- Be', vede,  qui che entro in gioco io. David non la vede da pi di dieci anni. Per lei  morto comunque, e allora perch quella lettera? Perch adesso? E perch si trova a Houston? Credevo che lei potesse spiegarmi qualcosa.
- Abbiamo appena affrontato un brutto divorzio.
- Brutto nel senso di violento? Da ordinanza restrittiva?
- No, no. Solo emotivamente doloroso.
DeMars annu. - Okay, un divorzio normale, allora. La ragazza vuole darci un taglio netto, cominciare una nuova vita e cos via. Ma leggendo questa lettera ho l'impressione che non voglia far pensare che qualcuno l'ha eliminata.  l'unico motivo per cui potrebbe averla scritta: Non preoccupatevi, non sono morta. Ma perch qualcuno dovrebbe pensarlo? Capisce cosa intendo?
Anabel era cos solitaria e cos priva di senso pratico che era difficile immaginarla a Houston. Ma qualcosa doveva essere cambiato in lei, perch non mi chiamava da quattro mesi.
- La troviamo a New York il ventidue luglio, - continu DeMars, - che preleva cinquemila dollari in contanti dalla banca. Lo stesso giorno lascia le chiavi, nessun biglietto, solo le chiavi, nel palazzo della sua amica Suzanne. Lei non l'ha vista a New York quel giorno, vero?
- Non siamo pi in contatto da maggio.
- Ma vede, se non avesse mandato quella lettera, nessuno l'avrebbe cercata. Ho l'impressione che non sia proprio Miss Simpatia. Potevano passare anni prima che qualcuno notasse la sua scomparsa.
- A rischio di sembrare presuntuoso, credo che quella lettera sia un messaggio per me.
- Come sarebbe? Allora non poteva scrivere a lei? Le ha scritto?
- No. Sta cercando di dimostrare che  capace di non avere contatti con me.
- Un modo un po' estremo per dimostrarlo.
- Be', lei  estrema.  anche possibile che stesse cercando di proteggermi, casomai qualcuno come lei fosse andato a cercarla.
- Tombola -. DeMars schiocc le dita. - Speravo che lo dicesse. Perch  questo che non capisco della lettera. Divorzio doloroso, differenze inconciliabili, eppure la sua ex si fa in quattro per proteggerla? Non ce la vedo. La tipica ex arrabbiata sarebbe ben contenta che tutti si chiedessero se lei l'ha fatta fuori.
- Anabel non  cos. Lei vuole solo essere moralmente irreprensibile.
- E lei? Ha amici in Texas?
- Nessuno degno di nota.
- Mi mostrer la rubrica degli indirizzi e le bollette del telefono.
- Certo. Ma se smettesse di cercarla le farebbe un favore.
- Non  lei che mi paga.
DeMars voleva di pi da me - voleva i recapiti di tutte le persone che io e Anabel conoscevamo - e io temevo che il mio rifiuto mi rendesse sospetto. Ma il suo interrogatorio aveva un'aria di debita diligenza, di un dovere svolto turandosi il naso. Sembrava avesse gi concluso che Anabel era una pazza rompicoglioni, e che l'intero caso era un'assurdit messa in piedi dalla famiglia. Mi richiam un paio di volte per chiedermi qualcos'altro, e poi non lo sentii pi; non seppi mai se fosse riuscito a rintracciare Anabel. Speravo per lei che non ci fosse riuscito, perch pensavo davvero che la sua lettera a David fosse un messaggio per me. Ero stato io ad andarmene, ma lei era decisa a battermi, a essere quella che se ne andava sul serio. La odiavo per l'odio implicito in quel gesto, ma mi sentivo ancora in colpa per averla lasciata, e immaginare che fosse riuscita in qualcosa, anche solo a sparire, alleviava un pochino il mio senso di colpa. Io ero fuggito dal matrimonio, ma la vittoria morale era sua.
Non ebbi pi notizie di David fino al 2002, un anno prima della sua morte. Questa volta l'intermediario era un avvocato, che mi scrisse per informarmi che ero stato nominato amministratore unico di un fondo fiduciario creato da David a favore della figlia. Telefonai al numero stampato sulla lettera e scoprii che Anabel era ancora dispersa, undici anni dopo la sua scomparsa, e che David intendeva comunque lasciarle un quarto del suo patrimonio, nella speranza che un giorno si presentasse a reclamarlo.
- Non voglio essere l'amministratore, - dissi.
- Be', ecco, - disse l'avvocato, con una simpatica pronuncia nasale del Kansas. - Magari ascolti prima quali sono le condizioni.
- No.
- Mi render la vita pi difficile se non lo fa, perci mi stia a sentire, per favore. Il fondo consiste interamente di azioni McCaskill. Il settanta per cento  illiquido, il rimanente trenta per cento pu essere offerto, ma non necessariamente, tramite il piano Esop della societ. A giudicare dal valore contabile, stiamo parlando di quasi un miliardo di dollari. La media dei dividendi degli ultimi cinque anni  pari al quattro virgola due per cento, che la societ si impegna nominalmente ad aumentare. Basandoci solo su quella media, otteniamo circa quarantadue milioni all'anno in dividendi liquidi. La remunerazione dell'amministratore sar l'uno virgola cinque per cento di quella cifra. Quindi stiamo parlando di, vediamo, tre quarti di milione all'anno per l'amministratore, tra non molto probabilmente un milione. Poich in parte non  consentito e in parte non  necessario vendere le azioni, le responsabilit dell'amministratore sono insignificanti. N pi n meno di quelle di un normale azionista. In poche parole, signor Aberant, lei ricever un milione all'anno per non fare niente.
Allora il mio stipendio come caporedattore di Newsday era meno di un quarto di quella somma. Stavo ancora pagando il mutuo del bilocale in Gramercy Park che avevo comprato dopo aver ottenuto il mio primo lavoro come redattore a Esquire, e dove ero rimasto negli anni in cui avevo lavorato per la rivista del New York Times e per il Times stesso. Se avessi ancora creduto che una rivista di opinione chiamata The Complicater poteva cambiare il mondo - se non fossi invece giunto alla conclusione che riportare le notizie quotidiane in maniera responsabile fosse una causa pi degna e difficile -, con un milione all'anno avrei potuto finanziare un bel trimestrale. Ma David aveva ragione: stavo cercando di battere Anabel sul suo stesso terreno. Cercavo di rimanere pulito, casomai venisse a sapere cosa facevo da quando l'avevo lasciata. Cercavo di dimostrare che si era sbagliata su di me. Ripetei all'avvocato di Wichita che non volevo avere niente a che fare con il fondo fiduciario.
Non sono mai riuscito a capire David. Era favolosamente bravo a fare soldi, e voleva davvero bene ad Anabel, per molte delle mie stesse ragioni, ma la crudelt e lo spirito di vendetta insiti nel regalarle un miliardo di dollari contro la sua volont, nominando amministratore la persona che lei odiava di pi, erano indubbi. Non riuscivo a decidere se avesse voluto continuare a punirla dall'oltretomba, o se avesse nutrito la speranza sentimentale che un giorno sarebbe tornata a reclamare la sua eredit. Forse entrambe le cose. So solo che i soldi erano la lingua in cui David parlava e pensava. Un anno dopo quella telefonata del suo avvocato, David mor e mi lasci venti milioni di dollari, liberi da vincoli, per la fondazione di un valido periodico d'informazione a carattere nazionale. Il lascito sembrava pi un premio per me che una punizione per Anabel - cos, almeno, decisi di interpretarlo - e questa volta non dissi di no.
Riguardo ad Anabel, i necrologi di David parlavano solo di indirizzo e occupazione ignoti, ma se uno era curioso e si guardava un po' in giro poteva ancora trovare notizie sulla famiglia Laird. I tre fratelli di Anabel erano diventati dei falliti di prima categoria. Il maggiore, Bucky, era finito brevemente sui giornali per aver cercato invano di comprare i Minnesota Timberwolves e trasferirli a Wichita. Il secondo, Dennis, aveva sganciato quindici milioni di dollari per candidarsi alle primarie repubblicane per il Senato, ed era riuscito comunque a ottenere una sconfitta a due cifre. Il pi giovane, Danny, l'ex tossicodipendente, era andato a lavorare a Wall Street, dove aveva mostrato un particolare talento per entrare in societ sull'orlo del naufragio. Tre anni dopo la morte di David, presumibilmente usando i soldi dell'eredit, si era associato a un hedge fund che poco dopo era naufragato. Pi o meno nello stesso periodo incontrai Bucky Laird a un inutile raduno di leader in California. Chiacchierammo un po', e Bucky mi disse, senza peli sulla lingua, che lui e i suoi fratelli avevano sempre pensato che avessi ucciso Anabel e l'avessi fatta franca. Quando lo negai, non mi sembr particolarmente convinto n particolarmente interessato.
Non ho mai smesso di chiedermi dove sia Anabel e se sia viva. Se  viva sono certo che trae soddisfazione dal fatto che io non lo sappia; una soddisfazione abbastanza grande, credo, da mantenerla in vita anche se non ha altre ragioni per vivere. Rimango convinto che un giorno la rivedr, anche se non la rivedr mai. Dentro di me  eterna. Solo una volta, e solo perch ero molto giovane, ho potuto fondere la mia identit con quella di un'altra persona, ed  in singolarit come queste che si trova l'eternit. Non potevo avere figli con un'altra donna, perch avevo impedito a lei di averne. Non potevo sistemarmi con una persona molto pi giovane di me, perch cos avrei dimostrato di averla piantata proprio a quello scopo. Anabel mi aveva anche lasciato un'allergia duratura alle donne irrealistiche, un problema che tendeva ad autoaggravarsi, perch nel momento in cui scorgevo una traccia di fantasticheria in una donna avevo una reazione allergica, rendendo irrealistiche tutte le sue speranze nei miei confronti. Non volevo avere pi niente a che fare con quelle come Anabel, e anche quando ho trovato una donna completamente diversa da lei, una donna che ha trasformato la vita a due in una benedizione inesprimibile, la tristezza e l'assolutismo morale di Anabel hanno continuato a colorare i miei sogni notturni. Il suo atto di sparizione e negazione diventa sempre pi significativo e traumatico a ogni anno che passa senza sue notizie. Sar anche stata pi debole di me, ma  riuscita a sconfiggermi.  andata avanti mentre io sono rimasto bloccato. Devo ammetterlo: mi ha dato scacco matto.

L'Assassino
Quando la ricetrasmittente cinguett ed eruppe nella voce ruvida di Pedro, Andreas ebbe l'impressione di svegliarsi da un sogno che era durato troppo e stava cercando di concludersi da solo. - Hay un seor en la puerta que dice que es su amigo. Se llama Tom Aberant.
Sul comodino accanto al letto c'era un panino dal quale aveva staccato un morso. Non avrebbe saputo dire che giorno era. Il sistema che lo aveva messo agli arresti domiciliari era dentro la sua testa. Sentire il nome di Tom Aberant lo riscosse appena. Ricordava vagamente di aver investito un'enorme energia ossessiva in Tom Aberant, per mesi, forse per anni, ma il ricordo era sbiadito e insapore. Non lo odiava n lo temeva pi di qualunque altra cosa ormai. Provava solo un'ansia intollerabile, soffocante. E insieme la vaga impressione della crudelt insita nel ricevere la visita di un giornalista, a qualunque titolo. Andreas non soddisfaceva pi il requisito fondamentale di un intervistato: piacere a se stesso.
- Hacelo pasar, - disse a Pedro.
Prima di smettere di rilasciare interviste, l'autunno precedente, aveva cominciato a usare la parola totalitario. Gli intervistatori pi giovani, per i quali la parola significava sorveglianza assoluta, controllo mentale assoluto, eserciti grigi in parata con missili a medio raggio, avevano pensato che stesse dicendo qualcosa di ingiusto su internet. Ci che aveva in mente, in realt, era solo un sistema da cui era impossibile uscire. La vecchia Repubblica si era senz'altro distinta per sorveglianza e parate, ma l'essenza del suo totalitarismo era pi quotidiana e sottile. Potevi collaborare con il sistema o potevi osteggiarlo, ma l'unica cosa che non potevi fare, che tu avessi una vita sicura e gradevole o che ti trovassi in prigione, era rimanergli estraneo. La risposta a ogni domanda, grande o piccola, era il socialismo. Sostituendo socialismo con network si otteneva internet, un sistema fatto di piattaforme rivali accomunate dall'ambizione di definire ogni aspetto dell'esistenza. Lui stesso, quando era diventato adeguatamente famoso, aveva riconosciuto che la fama, come fenomeno, era migrata su internet, e che l'architettura di internet consentiva ai suoi nemici di manipolare la storia di Wolf. Come nella vecchia Repubblica, Andreas poteva ignorare chi lo odiava e subirne le conseguenze, oppure poteva accettare le premesse del sistema, per quanto le trovasse immature, e aumentarne il potere e la diffusione prendendovi parte. Aveva scelto la seconda possibilit, ma la sua scelta non aveva importanza. In ogni caso non poteva rimanere estraneo alla Rivoluzione.
Nella sua esperienza, poche cose si somigliavano pi di due rivoluzioni. Ma d'altronde lui aveva sperimentato solo il tipo di rivoluzione che si definisce tale ad alta voce. Il segno di un'autentica rivoluzione - quella scientifica, per esempio - era che non si vantava della propria rivoluzionariet, ma accadeva e basta. Solo i deboli e i pavidi, i fasulli, avevano bisogno di vantarsi. Il ritornello della sua infanzia, sotto un regime cos debole e pavido da erigere un muro per imprigionare quelli che sosteneva di avere liberato, era che la Repubblica aveva il privilegio di essere all'avanguardia della storia. Se il tuo capo era un pezzo di merda e tuo marito ti spiava, non era colpa del regime, perch il regime serviva la Rivoluzione e la Rivoluzione era al contempo storicamente inevitabile e terribilmente fragile, circondata da nemici. Questa ridicola contraddizione era tipica delle rivoluzioni vanagloriose. Nessun crimine o effetto collaterale imprevisto era cos grave da non poter essere giustificato da un sistema che doveva esistere ma poteva facilmente crollare.
Anche gli apparatcik erano una tipologia eterna. Il tono di quelli nuovi, nei loro Ted Talk, nei lanci di prodotti con PowerPoint, nelle deposizioni davanti a parlamenti e congressi, nei libri dai titoli utopici, era un'untuosa melassa di comode convinzioni e capitolazioni personali che Andreas ricordava bene dai tempi della Repubblica. Non poteva ascoltarli senza pensare a quella canzone degli Steely Dan che faceva So you grab a piece of something that you think is gonna last9 (la radio del settore americano aveva trasmesso mille volte quella canzone per le giovani orecchie del settore sovietico). I privilegi disponibili nella Repubblica erano miseri, un telefono, un appartamento con un po' di aria e luce, l'importantissimo permesso di viaggiare, ma forse non pi miseri che avere un numero x di follower su Twitter, un profilo Facebook molto popolare, e magari un'apparizione di quattro minuti sulla Cnbc. Il vero fascino di una vita da apparatcik era la sicurezza dell'appartenenza. Fuori l'aria puzzava di zolfo, il cibo era cattivo, l'economia moribonda, il cinismo dilagante, ma dentro la vittoria sul nemico di classe era assicurata. Dentro, il professore e l'ingegnere imparavano ai piedi dell'operaio tedesco. Fuori la classe media scompariva pi in fretta delle calotte glaciali, gli xenofobi vincevano le elezioni o facevano scorta di fucili d'assalto, le trib in guerra si massacravano religiosamente a vicenda, ma dentro le nuove tecnologie perturbatrici stavano rendendo obsoleta la politica tradizionale. Dentro, apposite comunit decentralizzate stavano riscrivendo le regole della creativit, e la rivoluzione premiava gli amanti del rischio che capivano il potere dei network. Il Nuovo Regime riciclava persino le parole in voga nella vecchia Repubblica: collettivo, collaborativo. L'assioma, per entrambi, era che stava emergendo una nuova specie di umanit. Su questo, gli apparatcik di ogni genere erano d'accordo. Non sembravano infastiditi dal fatto che le lite di potere erano costituite dalla vecchia specie di umanit, avida e brutale.
Lenin era un amante del rischio. Lo era stato anche Trockij, finch Stalin non lo aveva reso il Bill Gates dell'Unione Sovietica, stroncandolo come criptoreazionario. Ma Stalin non aveva dovuto correre tanti rischi, perch il terrore funzionava meglio. Anche se, dal primo all'ultimo, i nuovi rivoluzionari sostenevano di adorare il rischio - un termine relativo, in ogni caso, dato che il rischio in questione era quello di perdere i soldi di un capitalista di ventura, o alla peggio di sprecare qualche anno di una vita finanziata dai genitori, anzich, diciamo, quello di venire fucilati o impiccati -, il pi affermato di loro aveva preferito seguire l'esempio di Stalin. Come i vecchi politburo, anche quello nuovo si vantava di essere nemico delle lite e amico delle masse, impegnato a dare ai consumatori ci che volevano, ma ad Andreas (che a dire il vero non aveva mai imparato a desiderare oggetti) sembrava che internet fosse governato pi che altro dalla paura: la paura di essere impopolari e sfigati, la paura di rimanere esclusi, la paura di venire insultati o dimenticati. Nella Repubblica i cittadini erano terrorizzati dallo stato; sotto il Nuovo Regime ci che li terrorizzava era lo stato di natura: uccidere o venire uccisi, mangiare o venire mangiati. In entrambi i casi la paura era del tutto ragionevole; anzi, era il prodotto della ragione. Il nome completo dell'ideologia della Repubblica era Socialismo Scientifico, un nome che ricordava la Terreur (i giacobini, con la loro efficientissima ghigliottina, potevano anche essere dei carnefici, ma si presentavano come esecutori della razionalit illuminista) e preludeva ai terrori della tecnocrazia, che cercava di liberare la razza umana dalla sua umanit attraverso l'efficienza dei mercati e la razionalit delle macchine. Questa era la vera caratteristica eterna delle rivoluzioni fasulle: l'intolleranza nei confronti dell'irrazionalit e il desiderio di sbarazzarsene una volta per tutte.
Uno dei talenti di Andreas, forse il pi grande, era quello di trovare nicchie insolite nei regimi totalitari. La Stasi era il migliore amico che avesse mai avuto, finch non aveva incontrato internet. Aveva trovato un modo per usarli entrambi pur mantenendosi a distanza. Il commento di Pip Tyler sulla Moonglow Dairy lo aveva ferito perch gli ricordava quanto fosse simile a sua madre, eppure Pip aveva ragione: ormai il Sunlight Project, malgrado l'ottimo lavoro che svolgeva, funzionava soprattutto come un'estensione del suo ego. Una fabbrica della fama travestita da fabbrica dei segreti. Andreas permetteva al Nuovo Regime di indicarlo come edificante esempio della propria apertura, e lui in cambio, quando non poteva farne a meno, proteggeva il regime dalla cattiva pubblicit.
All'interno del Nuovo Regime c'erano molti potenziali Snowden, impiegati dotati di accesso agli algoritmi usati da Facebook per monetizzare la privacy dei suoi utenti, e da Twitter per manipolare meme che in apparenza si autogeneravano. Ma in realt le persone intelligenti erano molto pi terrorizzate dal Nuovo Regime che dalle entit che il regime aveva convinto le persone meno intelligenti a temere, come l'Nsa e la Cia - rientrava nel programma del totalitarismo disconoscere i propri metodi di terrore imputandoli al nemico e presentandosi come l'unica difesa contro di essi -, e la maggior parte dei potenziali Snowden teneva la bocca chiusa. In due occasioni, tuttavia, Andreas era stato contattato da insider (entrambi, cosa interessante, alle dipendenze di Google), i quali gli avevano offerto una grande quantit di mail interne e software algoritmici che rivelavano apertamente come la societ immagazzinasse i dati personali degli utenti e filtrasse attivamente le informazioni che sosteneva di riflettere passivamente. In entrambi i casi, temendo la reazione di Google, Andreas aveva rifiutato di divulgare i documenti. Per salvare il suo amor proprio era stato sincero: - Non posso farlo. Devo avere Google dalla mia parte.
Solo sotto questo aspetto, per, si considerava un apparatcik. Altrimenti nelle interviste sdegnava la retorica della rivoluzione, e dentro di s sussultava quando i suoi dipendenti parlavano di rendere il mondo un posto migliore. Dall'esempio di Assange aveva imparato che era folle avanzare pretese messianiche sulla propria missione, e anche se ricavava una soddisfazione ironica dall'essere famoso per la propria purezza, non si illudeva affatto di saperla conseguire. Vivere con Annagret lo aveva guarito da quell'illusione.
Tre giorni dopo che Tom Aberant lo aveva aiutato a seppellire le ossa e i vestiti marci del patrigno di Annagret nella bassa valle dell'Oder, Andreas era andato a cercarla a Lipsia. Ci sarebbe andato anche prima, ma i giornalisti occidentali facevano gi a gara per intervistarlo. In base al fatto di avere pubblicato qualche poesia impertinente sulla rivista Weimarer Beitrge, di avere vissuto nel seminterrato di una chiesa e di essere casualmente uscito dal quartier generale della Stasi al momento giusto, era gi stato etichettato come IMPORTANTE DISSIDENTE DELLA GERMANIA ORIENTALE. E gi i vecchi individui imbarazzanti di Siegfeldstrae cominciavano a mormorare che per lui si era trattato di andare a letto con le ragazzine mentre la persecuzione l'avevano rischiata gli altri. Ma nessuno di loro aveva un padre nel Comitato centrale, n un curriculum seducente come la storia delle sue poesie acrostiche, e rilasciando una dozzina di interviste in rapida successione, sempre sotto l'etichetta di IMPORTANTE DISSIDENTE (e sempre facendo attenzione a riconoscere il coraggio dei suoi compagni di Siegfeldstrae), Andreas si era reso talmente pi reale degli individui imbarazzanti che questi avevano dovuto accettare la versione dei media. Ben presto la sua fama aveva addirittura cambiato i loro ricordi su di lui.
Annagret non abitava con la sorella a Lipsia, ma la sorella lo indirizz verso una sala da t frequentata da femministe, un gruppo fino a poco tempo prima ancora pi demoralizzato degli ambientalisti; neppure il grigiore inquinato del cielo di Lipsia poteva battere il grigiore tutto maschile della leadership della Repubblica. Erano le due del pomeriggio quando Andreas apr la porta cigolante della sala da t. Annagret usc dalla cucina sul retro, asciugandosi le mani con uno strofinaccio.
Sorridi, pens Andreas.
Annagret non sorrise. Si guard intorno nella sala vuota. Sulle pareti c'erano una foto di Rosa Luxemburg, un poster che celebrava le Donne dell'Industria Pesante, e qualche immagine leggermente pi ardita di musiciste e attiviste occidentali. Tutto sbiadito e velato dalla tristezza che un tempo Andreas aveva scambiato per ridicolaggine. Un nastro di Joan Baez suonava in sottofondo.
- Non  necessario che parliamo adesso, - disse Andreas. - Volevo solo farti sapere che sono qui.
- Adesso va bene, - rispose Annagret, senza guardarlo. - Pu darsi che non abbiamo molto da dire.
- Io ho delle cose da dire.
Lei fece un sorrisetto. - Buone notizie.
- S, buone notizie. Torno pi tardi?
- No -. Annagret si sedette a un tavolo. - Dimmi le tue buone notizie. Credo di sapere gi qualcosa. Ti ho visto in tv.
- Lo so, - rispose Andreas, sedendosi, - sono diventato famoso dall'oggi al domani. E tu non mi credevi, quando ti dicevo che ero la persona pi importante del paese. Te lo ricordi?
- Me lo ricordo -. Continuava a non guardarlo. - Mi ricordo tutto. E tu?
- S.
- Allora perch sei qui?
- Perch adesso siamo al sicuro. Siamo al sicuro e ti amo.
Annagret fiss per un po' il piano del tavolo. Poi annu.
- Vuoi sapere perch siamo al sicuro?
- No, - gli rispose.
- Ho i dossier del caso, e ho spostato quello che bisognava spostare.
Lei annu di nuovo.
- Non sei contenta di saperlo?
- No.
- Perch no?
- Per via di quello che abbiamo fatto.
- Annagret. Guardami, per favore.
Lei scosse la testa, e Andreas cap che il problema non era mai stato il fatto che non erano al sicuro. Il problema era che lui le ricordava tutto ci che le aveva fatto passare.
-  meglio che te ne vai, - disse Annagret.
- Non posso andarmene, - le rispose. - Non posso immaginare una vita senza di te.
Prima che Annagret potesse ribattere, la porta si apr cigolando ed entrarono due donne che parlavano del Neues Forum. Annagret salt in piedi e spar in cucina. Poco dopo arrivarono altre clienti, tutte donne. Anche se non sembravano attivamente ostili, Andreas si sentiva un corpo estraneo in un organismo che cercava pian piano di eliminarlo. Un moscerino in un occhio lacrimante.
Una ragazza che Andreas riconobbe, l'amica che aveva visto con Annagret a Berlino due mesi prima, arriv e cominci a servire ai tavoli insieme a lei. Gli chiese se voleva qualcosa.
- Niente, grazie.
- Non per essere scortese, - disse l'amica. - Ma forse ora dovresti andartene.
- S, okay.
- Non ce l'ho con te. Per qui funziona cos.
Il sollievo del moscerino espulso fu pari a quello dell'occhio lacrimante che lo espulse. Fuori, sotto una pioggerella fredda, Andreas valut se riprendere il treno per Berlino e riassumere il ruolo di IMPORTANTE DISSIDENTE DELLA GERMANIA ORIENTALE, per dare ad Annagret pi tempo per riflettere. Se Tom Aberant non lo avesse piantato in asso, forse lo avrebbe fatto. Avere anche un solo vero amico, un amico che conosceva il suo segreto e si era offerto di aiutarlo a seppellirlo per sempre, avrebbe potuto rendere meno urgente il suo bisogno di Annagret. Ma Tom non aveva rispettato l'appuntamento per cena. Andreas lo aveva aspettato per ore. Il giorno seguente, rientrato in chiesa dopo un giro di interviste, aveva chiesto a tutti se un americano fosse venuto a cercarlo. Non gli era affatto sembrato che Tom lo stesse seducendo per i suoi scopi giornalistici. Ma anche se lo avesse fatto, non aveva senso che fosse scomparso prima che Andreas lo introducesse negli archivi della Stasi. L'unica spiegazione possibile era che Tom fosse tornato dalla moglie: Andreas non gli era piaciuto tanto quanto la donna di cui in teoria era stufo marcio. Il dolore provocato da quel rifiuto dava la misura di quanto Tom fosse piaciuto fin da subito ad Andreas. Venire rifiutato anche da Annagret era semplicemente impensabile.
And alla stazione di Lipsia, recuper alcuni giornali dai cestini della spazzatura e li lesse, rinvigorendosi alla vista del suo nome. Chi poteva resistere alla tentazione di credere alla propria immagine, se restituita dai giornali? La sera torn alla sala da t e aspett fuori finch non si fece buio e Annagret e la sua amica uscirono ad abbassare le serrande.
- Vai via, - gli disse l'amica. - Non vuole vederti.
- Ora mi sembra che tu ce l'abbia con me, - disse Andreas.
- S, adesso s.
- Devo tornare a Berlino. Stanno succedendo molte cose a cui voglio partecipare. A proposito, mi chiamo Andreas.
- So chi sei. Ti abbiamo visto in tv.
- Annagret, - disse Andreas. - Devo tornare indietro. Non vuoi almeno fare una passeggiata con me?
- No, non vuole, - disse l'amica.
- Solo due passi, - insistette Andreas. - Dobbiamo discutere di questioni di famiglia. Pi tardi possiamo ritrovarci tutti e tre.
- Va bene, - disse all'improvviso Annagret, staccandosi dall'amica.
- Annagret...
- Lui non  come gli altri. E ha ragione... c' una questione di famiglia.
Andreas not, non per la prima volta, che era piuttosto abile a mentire. Quando rimasero soli, mentre camminavano sotto gli ombrelli, Annagret si scus per l'amica. - Birgit  molto protettiva.
- Sembra bravissima a tenere lontani gli uomini.
- Ci riesco anche da sola. Ma diventa stancante, il loro continuo interesse.  bello avere un po' di aiuto.
- L'interesse  sempre cos continuo?
-  disgustoso. Qui a Lipsia  anche peggio. Ieri un tizio in bicicletta si  fermato di fianco a me e mi ha chiesto se volevo sposarlo.
Anche se avrebbe voluto rompere il naso a quel tizio, Andreas non poteva fare a meno di sentirsi orgoglioso di quella conferma della bellezza di Annagret. -  molto dura, - disse. -  dura essere te.
- Non mi conosceva nemmeno.
Camminarono in silenzio per un po'.
- Quello che abbiamo fatto, - disse Annagret. - L'ho fatto per te.
Un po' gli dispiacque di sentirglielo dire, e un po' no.
- Ero fuori di testa, - prosegu Annagret. - Ero pazza di te. E ho fatto una cosa che mi ha rovinato la vita, e adesso quando ti vedo non riesco a pensare ad altro. A quello che ho fatto per te.
- Ma anch'io l'ho fatto per te. Lo rifarei ancora. Farei qualunque cosa per proteggerti.
- Hmm.
- Vieni a Berlino con me. Lipsia  un cesso.
- Non mi lascerai in pace, vero?
- Non c' altro modo. Siamo fatti per stare insieme.
Annagret si ferm. C'erano solo loro sul marciapiede, e Andreas si era gi perso. - Sai qual  la cosa pi terribile? - gli disse. - Mi piace che tu sia un assassino.
- Credo di essere qualcosa di pi.
- Ma questo  il motivo per cui verr con te, se verr. Non  terribile?
Sembrava un po' terribile, in effetti, perch solo adesso, dopo che Annagret l'aveva chiamato assassino, Andreas venne sopraffatto dal desiderio per lei. Dovette trattenersi dal prenderla fra le braccia.
- Dobbiamo cercare di riparare, - prosegu Annagret. - Dobbiamo compiere buone azioni.
- S.
- Tantissime buone azioni. Tutti e due.
-  quello che voglio. Essere buono con te.
- Oddio -. Le sfugg un singhiozzo. - Ti prego, torna a Berlino. Ti prego, An...
Era stata sul punto di chiamarlo per nome. Andreas si rese conto che non glielo aveva mai sentito fare.
- Riesci a dire il mio nome? - le disse, seguendo un impulso.
Lei scosse la testa.
- Guardami e di' il mio nome. Poi torner a Berlino. Aspetter tutto il tempo necessario.
Annagret corse via. Di punto in bianco, a tutta velocit, con l'ombrello inclinato. Andreas perse alcuni secondi nel decidere se inseguirla o no, e Annagret era cos giovane e agile, la sua ragazza del judo, che non l'avrebbe mai raggiunta se lei non avesse incontrato un semaforo rosso e non avesse svoltato l'angolo troppo bruscamente. In quel punto la pioggerella doveva essersi ghiacciata. Annagret scivol, e Andreas si sent male nel vederla cadere.
Era ancora a terra, con una mano sul fianco, quando la raggiunse.
- Stai bene?
- No. Anzi, s. Sto bene -. Ed eccolo l, il sorriso che aveva sperato di vedere. - Mi hai detto di non drammatizzare. Ti ricordi?
- S.
- Io ricordo tutto. Ogni parola.
Andreas si accovacci, le prese le mani fredde e lasci che lo guardasse negli occhi. Vide che poteva averla. Ma anzich una sinfonia di gioia e gratitudine, sent un'orrida vocina dubbiosa: Sei proprio sicuro di amarla? Non ha ancora finito di rimproverarsi di essere troppo drammatica ed ecco che gi afferma di ricordare ogni parola che le hai detto! Non ha alcun senso dell'umorismo: non pensi che potrebbe diventare opprimente? Cerc di diventare sordo a quella voce. Annagret, dopotutto, era straordinariamente bella. Due anni prima, quando le aveva presentato un elenco di alternative che comprendeva l'omicidio, aveva scelto l'omicidio. Era una brava ragazza, ma era anche sporca e bugiarda. L'interesse degli altri uomini la disgustava, ma per qualche ragione il suo no. Sapeva che Andreas era stato cattivo e lo voleva comunque; gli stava offrendo una vita migliore.
- Andiamo a casa tua a fare le valigie, - le disse.
- Birgit mi odier.
- Non quanto odia me.
Per due o tre anni fu felice con lei. Era molto giovane e non sapeva niente di niente, certo non come vivere con un uomo; neppure Andreas aveva mai vissuto con una donna, ma lui era pi grande e Annagret presumeva che sapesse tutto. Lo guardava solennemente negli occhi mentre era sopra di lei, dentro di lei, mentre la possedeva completamente, e a lui bastava ripensare a quello sguardo per eccitarsi, anche se non cap subito perch. Finch Annagret mantenne quell'ardore idealistico, Andreas le lasci comprare piccole cose, copriletti, tazze di terracotta, paralumi, di cui lui riconosceva la bruttezza. Elogi i pessimi piatti indiani che aveva imparato a cucinare da sola. Gli piaceva osservarla mentre si ambientava a Berlino, facendo nuove amicizie e ritrovando quelle vecchie, entrando in collettivi, andando a lavorare in un centro di servizi per le donne. Quando uscivano insieme si sentiva fiero, non oppresso, se lei gli si appendeva al braccio e non guardava mai nessun altro. Quando erano in casa, Annagret aveva un'ansia straziante di piacergli. Sembrava convinta che pi facevano l'amore e pi confermavano che erano destinati a stare insieme, e che lei non aveva fatto una brutta cosa concedendosi all'assassino del suo patrigno. Per due o tre anni, Andreas trasse felicemente vantaggio da quella idea pi spesso che no.
Ma il problema del sesso come idea era che le idee potevano cambiare. Pian piano Annagret svilupp un'idea diversa e molto pi deprimente: sincerit totale a letto e grande risalto alla discussione. Da principio Andreas l'assecond, cercando di comportarsi bene, di essere all'altezza di un'immagine ideale che anche lui aveva ancora di se stesso, ma alla fine gli tocc ammetterlo: le infinite discussioni con una ventitreenne priva di senso dell'umorismo lo annoiavano. Durante il giorno, quando non era con lei, continuava a immaginare il suo sguardo solenne, ma quando tornava a casa trovava una persona del tutto diversa dall'oggetto del suo desiderio. Era stanca, le faceva male la pancia, aveva programmi per la serata, qualche donna bisognosa da consolare, qualche causa disperata per cui organizzare un'altra protesta. Oppure, peggio ancora, voleva discutere dei propri sentimenti. O anche, peggio del peggio, voleva discutere dei sentimenti di Andreas.
Per sfuggire alla noia domestica, Andreas partecipava a conferenze all'estero, a Sydney, San Paolo e Sunnyvale. Oltre a lavorare per la commissione Gauck, che gestiva gli archivi della Stasi, forniva consulenze sulla giustizia di transizione in tutto l'ex Blocco Sovietico, dentro sale conferenze sovrailluminate e tutte uguali, distinguibili solo dalla lingua in cui erano scritte le etichette delle bottiglie d'acqua da cui bevevano avversari inconciliabili. Poich era molto ricercato da giornalisti e telecamere, le gole profonde aziendali e governative della Germania riunificata cominciavano a rivolgersi direttamente a lui, e poich stare in un comitato non si addiceva alla sua personalit (preferiva lavorare da solo, anzich in gruppo), stava pensando di aprirne uno tutto suo, un centro di smistamento di segreti, tralasciando i comitati e trattando direttamente con i media. Ma il suo problema domestico, la disparit fra l'oggetto dei suoi desideri notturni e la realt diurna di Annagret, lo seguiva dappertutto. Anche se si trovava in una camera d'albergo a Sydney, da solo, eccitato dal ricordo del suo sguardo solenne, gli bastava telefonare a casa e sentirla parlare due minuti per annoiarsi. La noia era immediata e schiacciante. Tutto ci di cui parlavano era estremamente, intollerabilmente estraneo a ci che lui voleva.
Si accorse di essersi cacciato in una trappola. Aveva messo su casa non tanto con una donna, quanto con l'illusione di essere un uomo che poteva vivere per sempre felice e contento con una donna. E adesso quell'illusione lo annoiava. Pur non alzando mai la voce con Annagret, cominci a tenerle il broncio e offendersi per cose inoffensive. Faceva commenti sottilmente beffardi sul suo lavoro e se la prendeva con le sue amiche, che considerava delle sfigate e accusava di approfittarsi di lei per arrivare a lui e alla sua fama. Forniva scuse poco convincenti per evitarle, e quando non ci riusciva era a turno freddo, silenzioso o sgarbato. Si comportava da stronzo e ne pagava il prezzo in amor proprio, ma insisteva, sperando che lei lo riconoscesse come un chiaro segnale di problemi di coppia e magari, alla fine, gli consentisse di sfuggire alla trappola.
Ma Annagret era inesorabilmente buona con lui. Quando si arrabbiava, di rado restava arrabbiata a lungo. Lei, che per il resto era una femminista convinta, circondata da donne che diffidavano degli uomini, continuava a fare un'eccezione per Andreas. Prendeva sul serio il suo lavoro e gli dava consigli utili. Lavava i vestiti e i piatti sporchi che lui aveva cominciato a lasciare in giro per l'appartamento. E pi Annagret era gentile, pi lui si sentiva intrappolato. Intrappolato dalla gratitudine per l'ammirazione che lei gli dimostrava, dal timore di perdere quell'ammirazione, e dalle promesse e dalle dichiarazioni che le aveva fatto all'inizio, il carburante con cui aveva alimentato il suo idealismo (e per un po' anche il proprio). E poich c'erano pochissime donne che potevano eguagliare la sua combinazione di bellezza e giovent, e nessuna alla quale non gli sarebbe stato necessario nascondere che era un assassino, e poich in ogni caso era gi cos famoso che la notizia di una sua tresca avrebbe probabilmente raggiunto Annagret e le avrebbe tolto ogni illusione su di lui, sembrava che le altre donne gli fossero precluse.
Per completare la trappola, Annagret aveva fatto amicizia con sua madre. Nel 1990, dopo aver messo su casa a Berlino ed essersi abituati ad apparire in pubblico insieme senza pi paura di dimostrarsi colpevoli, Andreas l'aveva portata a conoscere i suoi genitori. Per amore di suo padre, perch gli era grato e voleva fargli buona impressione, corse il rischio che sua madre fosse gelosa di Annagret e crudele nei suoi confronti. Ma Katya fu gentilissima. Diede prova di apprezzare la bellezza di Annagret, che la rendeva un ornamento adeguato alla famiglia Wolf, e la sua docilit giovanile, che faceva apparire irragionevole l'ostilit di Andreas. La esort a tornare a scuola, e quando Annagret obiett che preferiva rimboccarsi le maniche e aiutare gli altri, Katya le rispose, ammiccando: - Te lo concediamo. Ma allora devi promettermi che verrai nella mia universit. Potrai studiare con me nel tempo libero, lavoreremo sul tuo inglese e imparerai solo cose interessanti. Credimi, io so dove sono le cose noiose -. E ammicc di nuovo.
Istintivamente allarmato da quella proposta, Andreas port a casa Annagret e le raccont le peggiori storie su Katya, quelle che le aveva nascosto per paura che rivelassero la vena di follia della famiglia. Annagret lo ascolt tutta seria e rispose che Katya le piaceva lo stesso. Le piaceva perch lo aveva generato. Le piaceva - indipendentemente da quello che diceva Andreas - perch era evidente che lo adorava tanto quanto lei. E Andreas era ancora cos poco avvezzo al miracolo di possedere il corpo di Annagret, al miracolo di sentirsi capace di amare, che approv la proposta. Riusc a immaginare di poter risolvere il problema di Katya appaltandolo ad Annagret.
La madre di Annagret, invece, era un disastro. Dando seguito alle minacce, aveva spinto la polizia a indagare sulla scomparsa del marito, ma una nota ladra e tossicodipendente appena uscita dal carcere non poteva certo fare una buona impressione. La polizia le aveva risposto sinceramente che il dossier del caso era andato perduto, e tutto quello che potevano fare era diffondere la foto di suo marito. Lei chiese aiuto alla suocera vedova, la quale le rivel di aver saputo dalla Stasi, due anni prima, che Horst era scappato all'Ovest, dopodich non aveva pi avuto sue notizie. Poco dopo la madre di Annagret ricominci a drogarsi. And a chiedere soldi ad Annagret e Andreas. Annagret le consigli freddamente di disintossicarsi e cercare lavoro all'estero, dove c'era bisogno di infermiere. Il suo odio era al contempo autentico e conveniente, dato che la proteggeva dal senso di colpa per averle fatto uccidere il marito. La madre continu a infastidirli, presentandosi a casa loro per dissertare sull'ingratitudine di Annagret, finch riusc a barattare la sua bellezza con un po' di droga e un tetto sotto il quale dormire, a casa di un falegname polacco anche lui tossicodipendente.
Katya, al confronto, era un angelo con Annagret. Dopo che il padre di Andreas era morto, nel 1993, aveva tenuto il vecchio appartamento in Karl-Marx-Allee. Aveva dato le dimissioni dall'universit, e dopo un decoroso periodo di riabilitazione di due anni aveva ripreso a lavorare come Privatdozent, pubblicando un libro su Iris Murdoch che aveva riscosso ottime recensioni. Ogni mattina camminava di buon passo per otto chilometri, e andava spesso a Londra con il suo Lhasa Apso, Lessing. Quando era a Berlino, Annagret la vedeva almeno una volta alla settimana. Il piano di Andreas, secondo cui Annagret doveva assumersi lo sgradevole compito di salvare le apparenze famigliari, stava funzionando proprio come lui aveva sperato, finch non divenne follemente geloso dell'intimit creatasi fra le due donne.
Non lo aveva previsto. La seriet di Annagret non gli riusciva mai cos intollerabile, il loro fallimento come coppia mai cos evidente, come nelle serate che lei passava da sua madre. Ce l'aveva con Annagret sia perch sua madre le piaceva, sia perch lei piaceva a sua madre. E non aveva alcuno sfogo accettabile per i suoi attacchi di gelosia. Anche quando litigavano, si limitava a parlarle con una voce incolore e razionale. Annagret detestava quella voce incolore, che per risultava efficace in contrasto alla sua impulsivit congestionata: Andreas era un brav'uomo, che sapeva controllare la rabbia e tutto il resto. Ma se capitava che Annagret restasse da Katya anche solo mezz'ora pi del previsto, Andreas piombava in uno stato di collera cos selvaggia e incontrollabile che poteva solo sedersi con le braccia strette ai fianchi e cercare di non esplodere. Era una sensazione talmente estrema che cominci a sospettare che ci fosse qualcosa dentro di lui, un io nascosto che lui aveva sempre avuto ma che gli altri non avevano. Un io molto insolito e malato ed esclusivamente suo.
Questa cosa, che Andreas arriv a definire l'Assassino, era come un neutrino o un bosone misterioso, individuabile solo per deduzione. Osservando il proprio io subatomico con rigorosa onest, indagando sulla struttura profonda della propria infelicit, prendendo nota di certe strane ed evanescenti fantasie, pian piano mise insieme una teoria dell'Assassino e delle paradossali equivalenze e curve temporali che lo caratterizzavano. Noia e attacchi di gelosia, per esempio, erano equivalenti. Entrambi avevano a che fare con la frustrazione dell'Assassino che non riusciva a ottenere l'oggetto del suo desiderio. L'Assassino era arrabbiato con Katya per averlo privato di quell'oggetto, e non meno arrabbiato con Annagret. E cos'era quell'oggetto? Secondo la sua teoria, era la quindicenne per la quale aveva ucciso. Andreas aveva creduto di essere attratto dalla bont di Annagret, che avrebbe potuto redimerlo, ma l'Assassino la vedeva come una complice, bugiarda e seduttrice. Il suo sguardo solenne lo eccitava perch lo riportava a quella notte dietro la dacia dei suoi genitori, al cadavere dell'uomo che lei aveva sedotto con menzogne e che poi aveva ucciso insieme a lui. Pi Annagret diventava una persona autonoma, amica di sua madre e di molte altre donne, e pi gli riusciva difficile vederla come quella quindicenne.
Privato di questa particolare soddisfazione, Andreas diventava incline alle fantasie offerte dall'Assassino, alcune delle quali cos offensive per la sua immagine di s (per esempio quella di eiaculare su Annagret mentre lei dormiva) che gli ci voleva un enorme sforzo di onest per registrarle prima di reprimerle. Tutte quante, senza eccezione, si svolgevano nelle tenebre notturne, le tenebre intorno alla dacia dei suoi genitori, le tenebre di un corridoio che lui percorreva all'infinito per raggiungere una camera da letto. Nel suo io subatomico non esisteva una cronologia stabile. L'oggetto del desiderio veniva prima dei piercing, dei tagli di capelli, dei camicioni indiani trasparenti che Annagret aveva cominciato a indossare, e non perch Andreas nutrisse una segreta preferenza per le quindicenni (se mai l'aveva avuta, ormai l'aveva superata), ma perch colei che lo aveva aiutato a uccidere - che lo aveva spinto a uccidere; che equivaleva a uccidere - era l'Annagret ragazza del judo socialista. L'Annagret cresciuta, quella che stava raggiungendo assurde vette di altruismo per espiare l'omicidio, non soddisfaceva affatto le necessit dell'Assassino, e cos l'Assassino, nelle sue fantasie, invertiva la freccia del tempo e la rendeva di nuovo quindicenne. E non solo: quando esaminava attentamente certe fantasie, Andreas si accorgeva che a volte l'uomo che percorreva il corridoio buio verso la camera dove Annagret dormiva non era lui, bens il patrigno. Andreas era al contempo l'uomo che aveva assassinato e l'assassino di quell'uomo, e poich nella sua memoria esisteva un altro corridoio buio, quello fra la sua cameretta di bambino e la stanza di sua madre, c'era un ulteriore stravolgimento della cronologia per cui sua madre aveva generato il mostro che era il patrigno di Annagret, quel mostro era lui, e lui aveva ucciso il mostro per prendere il suo posto. Nel mondo tenebroso dell'Assassino, nessuno moriva mai.
Avrebbe tanto voluto non credere alla propria teoria, avrebbe voluto accomunarla alle chiacchiere fumose della fisica contemporanea e dimenticarla, ma la cosa che pi amava di s era il rifiuto di raccontarsi bugie, e malgrado tutti i suoi impegni e i suoi viaggi arrivava sempre una sera in cui si ritrovava solo in casa, in preda a una rabbia omicida che non sapeva spiegare altrimenti.
Una di quelle sere Annagret torn da casa di sua madre con un'espressione particolarmente seria dipinta sulla faccia. Lui era seduto sul divano, senza neppure fingere di leggere qualcosa. Si tratteneva a stento dal tirare un pugno contro la parete; era furibondo.
- Credevo che tornassi alle nove, - riusc a dire.
- Ci siamo messe a chiacchierare, - disse Annagret. - Le ho chiesto di parlarmi degli anni Cinquanta, di com'era il paese allora. Mi ha raccontato un sacco di cose interessanti. Ma poi...  molto strano.  importante. Ti spiace fare due chiacchiere con me?
Andreas, sentendosi addosso il suo sguardo, si sforz di curvare le labbra in un sorriso. - Certo che no.
- Hai mangiato?
- Non ho fame.
- Dopo preparo un po' di pasta -. Si sedette sul divano accanto a lui. - Tua madre stava parlando di tuo padre, della sua carriera, di com'era brillante e impegnato. E poi di colpo si  interrotta e ha detto: Avevo un amante.
Dentro di lui c'era una rabbia titanica. Come fare a non esplodere? Che sollievo, esplodere. Doveva essere stato fantastico spaccare il cranio a un uomo con un badile. Se solo fosse riuscito a ricordare - a rivivere - il sollievo che aveva provato! Non riusciva a ricordarlo. Ma quel pensiero lo calm un pochino; gli diede qualcosa a cui aggrapparsi.
- Interessante, - mormor.
- Lo so. Non riuscivo a credere che me lo stesse raccontando. Mi hai detto che lo ha sempre negato. Ho avuto paura di indagare, e lei non ha aggiunto altro. Solo Avevo un amante. E poi ha cambiato argomento. Ma poi ha continuato a guardarmi, non so, come per assicurarsi che avessi capito bene.
- Mm.
- Ma ascolta. Andreas. Lo so che non possiamo rivelare a nessuno il nostro segreto. Lo so. Ma la vedo spesso, ha superato i settant'anni,  tua madre. Ho avuto l'impulso di dirglielo, e mi  sembrata una cosa giusta. Non lo direbbe mai a nessuno, ne sono sicura. Pensi che possa dirglielo?
Andreas non lo pensava affatto, neanche un po'. Il fatto che potesse anche solo immaginare di dirlo a Katya! Panorami di intimit femminile finora inimmaginati gli si prospettarono davanti agli occhi. Katya che riusciva a manipolarlo tramite l'arrendevole Annagret. Annagret cos credula, cos seria, cos pronta a tradirlo. Annagret che tornava a casa alle dieci e mezza quando aveva promesso di rientrare per le nove: tutte quelle ore con Katya. A parlare, parlare, parlare. Troie, troie, troie. Era pazzo di rabbia.
- Sei pazza? - disse.
- No, - rispose Annagret, subito sulla difensiva. - E non lo  neppure lei. Anzi, credo che stia meglio. So che era una persona difficile quando eri piccolo, ma  passato tanto tempo.
Lo sapeva? Difficile? Non lo sapeva. Nessuno poteva sapere cos'era stato avere Katya come madre. Cosa voleva dire farsi sputtanare la psiche, giorno dopo giorno, ed essere non solo troppo giovane e debole per opporsi, ma perfino incapace di arrabbiarsi, perch lei, con le sue seduzioni, lo aveva spinto a desiderarlo. Annagret lo aveva desiderato dal suo patrigno per una settimana o due, un mese al massimo. Andreas lo aveva desiderato per tutta l'infanzia. Eppure ancora una volta era in trappola, perch, a differenza di Annagret, non era stato fisicamente violentato. Lui doveva convivere con la possibilit che non ci fosse mai stato niente di mostruoso in sua madre. La versione della realt di Katya, soprattutto adesso che era anziana, era impeccabile, i suoi peccatucci di giovent ormai dimenticati o resi innocui da una parola romantica come amante. Aveva sempre sostenuto che quello disturbato fosse Andreas, non lei; che lui si comportava da malato rifiutandosi di considerarla una brava madre amorevole. E in effetti era lui che era rimasto seduto per ore in preda a un attacco di gelosia, in attesa che le signore terminassero la loro chiacchierata intima.
- Confessare pu essere un sollievo, - disse Annagret. - Forse a volte dimentichi che tu hai potuto confessarti con tuo padre. Io non posso confessarmi con nessuno.
POTREI UCCIDERLA A MANI NUDE IN QUESTO MOMENTO
- Una volta che cominci a confessare, - disse Andreas con voce incolore.
- Cosa?
- Quando ti fermi?
- Sto dicendo di raccontarlo a una persona. Tua madre. Non vuoi? Tuo padre  stato molto comprensivo, e dopo ti sei sentito meglio. Scommetto che tua madre sarebbe ancora pi comprensiva, perch sa cosa vuol dire sbagliare.
D'un tratto la mente di Andreas cambi temperatura, come a volte succede. A freddo, immagin che sua madre sapesse cosa avevano fatto. Katya era davvero l'ultima persona al mondo davanti alla quale aveva motivo di vergognarsi, Katya che per lui era la bassezza personificata, eppure immagin che si sarebbe vergognato di essere un assassino. Si sarebbe vergognato di ogni particella del suo essere, di tutto ci che aveva fatto fino a quel momento. Strangolare la sua dolce ragazza del judo per metterla a tacere? Cosa gli stava succedendo?
Senza guardarla in faccia, ruot verso di lei e le nascose la faccia contro il petto. Le mise le gambe in grembo e le braccia intorno al collo. Sembrava quella stupida foto di John Lennon stretto a Yoko, ma non gli importava. Aveva bisogno di farsi abbracciare. Annagret era pi che buona, perch non era sempre stata buona. Aveva conosciuto la cattiveria e scelto la bont.
- Mi dispiace, - gli sussurr, accarezzandogli i capelli, coccolandolo. - Non volevo turbarti.
- Shh.
- Stai bene?
- Shh, shh.
- Cosa c'?
- Non possiamo dirglielo, - le rispose.
- Invece possiamo. Dovremmo.
- Per favore, no. Non possiamo.
Andreas cominci a piangere. L'Assassino si risvegli dentro di lui, intuendo l'occasione insita in quelle lacrime, in quella regressione. All'Assassino piaceva la regressione. All'Assassino piaceva quando lui aveva quattro anni e Annagret quindici. Alla cieca, con gli occhi serrati, cerc le labbra di Annagret. Per un istante le trov aperte e disponibili, ma poi, come una preda che avvertisse istintivamente la vicinanza di un Assassino invisibile, lei si gir dall'altra parte. - Prima dobbiamo finire di discutere, - disse.
Discutere, discutere, discutere. Parlare, parlare, parlare. La odiava. Aveva bisogno di lei, la odiava, aveva bisogno di lei, la odiava. Con gli occhi ancora chiusi, prov di nuovo a baciarla.
- Parlo sul serio, - disse Annagret, tentando di alzarsi. - Spostati.
Andreas si spost e apr gli occhi. - Vai da un prete, - le disse.
- Cosa?
- Se vuoi confessarti. Trova una chiesa cattolica, entra nel confessionale e di' quello che hai da dire. Ti sentirai meglio.
- Non sono cattolica.
- Non posso impedirti di vederla, ma non mi fa piacere.
- Lei ti adora! Sei praticamente il suo Ges.
- Lei adora quello che vede allo specchio. Per lei siamo solo oggetti utili. Pi cose le racconti, e pi lei pu usarci.
- Mi spiace, ma ti sbagli di grosso.
- Va bene. Mi sbaglio. Ma se le dirai cosa abbiamo fatto non potr continuare a vivere con te.
Annagret divent rossa in faccia. - Allora forse non dovremmo vivere insieme!
- Forse no. Forse dovresti vivere con lei.
- Sto cercando di avere un buon rapporto con tua madre, perch tu non ci riesci. Ti sto facendo un grosso favore, e adesso sei geloso!
- Non sono geloso.
- Io credo di s.
- Non  vero. Non  vero.
Ogni cosa che Annagret diceva era giusta, ogni parola di Andreas una bugia. Eppure era un consulente ben pagato sulla giustizia di transizione, e ovunque andasse erano tutti felici di vederlo. Lo adulavano per la sua sincerit e apertura, ridevano del suo umorismo irriverente, gli scattavano fotografie accattivanti. Era in trappola su tutti i fronti.
Nel frattempo le soffiate continuavano ad arrivare, dentro semplici buste marroni e scatole di cartone senza l'indirizzo del mittente. Essendo tedesco, e per giunta tedesco orientale, Andreas non era al passo con la tecnologia e pensava ancora in termini di documenti di carta e floppy disk. Nell'estate del 2000 condivideva ancora un computer fisso e un indirizzo e-mail con Annagret. Era lei, con le sue attivit organizzative e le sue cause marginali, l'esperta di tecnologia. Sempre pi spesso Andreas tornava a casa e la trovava davanti al computer, seduta in quella sua posa assurdamente flessuosa, ginocchia vicine al mento, braccia intorno alle gambe, una tazza di t accanto al mouse, e pensava: Oddio, sar questo il resto della mia vita? L'Assassino riteneva che si fosse armata di internet per difendersi da ci che lui era realmente. Era impossibile staccarla da l.
Ma poi Annagret gli fece un favore che apparentemente gli salvava la vita. Insistette perch si comprasse un computer potente e ne traesse pieno vantaggio. Cosa che lui fece. Di notte sviluppava un network di scontenti e hacker e creava il Sunlight Project; di giorno, mentre Annagret era fuori a consolare donne nel suo centro comunitario, guardava film porno. Fu pi che altro quest'ultima attivit a renderlo entusiasta di internet e della sua capacit di trasformare il mondo. L'improvvisa accessibilit del porno, la garanzia dell'anonimato, l'irrilevanza del copyright, l'immediatezza della gratificazione, le dimensioni del mondo virtuale all'interno di quello reale, la dispersione globale delle comunit di condivisione di file, la sensazione di controllo che si provava cliccando sul mouse: internet avrebbe assunto un'importanza enorme, soprattutto per chi portava la luce del sole.
Solo molto pi tardi, quando per lui internet era arrivato a significare morte, avrebbe capito che anche nella pornografia online aveva intravisto la morte. Ogni ossessione, come il consumo di immagini di sesso digitale che ormai gli divorava le giornate, sapeva di morte perch mandava in cortocircuito il cervello, riducendo la personalit a un circolo chiuso di stimolo e risposta. Ma nei giorni dei protocolli di trasferimento file e dei gruppi di discussione alt.* si avvertiva anche quel senso di insondabile vastit che avrebbe caratterizzato l'internet maturo e i social media che gli sarebbero seguiti; nelle immagini della moglie di qualcuno seduta sul gabinetto nuda c'era gi il caratteristico annullamento della distinzione tra pubblico e privato; nello strabiliante numero di mogli sedute sul gabinetto nude, a Mannheim, a Lubecca, a Rotterdam, a Tampa, c'era gi una premonizione della dissoluzione dell'individuo nella massa. Il cervello ridotto dalla macchina a un circuito di feedback, la personalit privata ridotta a una generalit pubblica: a quel punto la persona poteva anche essere gi morta.
E la morte, naturalmente, era un invito a nozze per l'Assassino. Le immagini sullo schermo del computer lo distraevano dai pensieri di corridoi bui e profanazioni segrete, e per un po' credette di aver trovato un modo per rendere la vita con Annagret vivibile sul lungo periodo. Poteva salvaguardare il suo ideale di s rimanendo consapevole dello sfruttamento dell'uomo sulla donna a cui assisteva sullo schermo, disapprovandolo mentre lo usava per eccitarsi, e poi, dopo aver sfogato i suoi impulsi, poteva salvaguardare il suo ideale di s anche agli occhi di Annagret. Parafrasando Frank Zappa, lei credeva di volere un uomo, e invece voleva un muffin10. Forse lo stava punendo per averle proibito di confessare il loro delitto a Katya, o forse dipendeva dalla politica di genere, o forse era solo il normale corso delle cose, ma sembrava che non le importasse pi niente del sesso. Ci che voleva - che chiedeva esplicitamente, nel suo linguaggio cerebrale - era vicinanza e solidariet. Entrambe le cose si potevano ottenere coccolandosi, e Andreas, soddisfacendo i suoi bisogni altrove, non aveva niente in contrario alle coccole. Grazie a internet, entrambi potevano comportarsi come bambini.
Gli ci vollero sei mesi per capire che, invece di fuggire, si era intrappolato ancora di pi. Era convinto che, se non fosse riuscito a far funzionare le cose con la bellissima Annagret, a cui lo legavano il segreto condiviso e la sua vecchia speranza di redenzione, avrebbe perso la speranza di far funzionare le cose con qualunque altra. Lasciarla avrebbe significato ammettere di avere sempre avuto qualcosa che non andava. Eppure lui aveva qualcosa che non andava. Era diventato un masturbatore ancora pi compulsivo di quanto non fosse da ragazzo. La ripetizione era obiettivamente noiosa, ma non riusciva a smettere. Gli incantesimi ragionevoli che avevano funzionato per un po', gli sforzi scrupolosi per immaginare le circostanze in cui una ragazzina permetterebbe a tre russi dall'aria losca di eiacularle in faccia davanti a una telecamera, e per provare compassione per lei, non funzionavano pi. Quello che succedeva nel mondo virtuale, dove la bellezza esisteva allo scopo di venire odiata e insudiciata, era pi convincente di quello che succedeva nel mondo reale, dove la bellezza sembrava non avere alcuno scopo. Gli venne paura di farsi toccare da Annagret. Ogni volta che la vedeva avvicinarsi respirava a fondo per impedirsi di trasalire. Vicinanza e solidariet gli erano diventate insopportabili, ed era ancora pi disperatamente importante che Annagret non lo scoprisse e non se ne andasse disgustata. Senza la sua idealizzazione, per lui non c'era speranza. Cominci a chiedersi se il suicidio, la sua stessa morte, non fosse il vero obiettivo dell'Assassino.
Malgrado sapesse che l'Assassino era suo nemico, Andreas non riusciva a odiarlo. Ogni volta che provava a dirsi che lo odiava, la sua mente faceva un passo indietro e vedeva che stava mentendo: in realt non voleva essere affatto diverso da quello che era. Lo dimostrava soprattutto la mancanza di senso di colpa per l'assassinio di Horst Kleinholz. Non riusc mai a pentirsene. Anzi, quando era del tutto sincero con se stesso, si sentiva felicissimo di averlo fatto. E lo stesso valeva per i pomeriggi passati a farsi seghe davanti al suo potente computer. Condannava le proprie azioni secondo i princip in cui voleva credere, ma non riusciva mai a odiarle nell'atto di compierle. Invece se la prendeva con Annagret, con le proprie considerazioni morali e con le altre responsabilit che intralciavano la sua ossessione. E tuttavia era una questione complicata, perch quando si staccava dal computer sul quale si era chinato con i pantaloni abbassati, il suo io vigile odiava ci che vedeva. Non era fatto per odiarsi soggettivamente, eppure odiava se stesso come oggetto nel mondo. Un oggetto vergognoso e ripugnante, che aveva decisamente qualcosa che non andava. E stava cominciando a pensare che Annagret e sua madre sarebbero state meglio senza quell'oggetto; che da ragazzo avrebbe dovuto scegliere un ponte pi alto da cui buttarsi.
Ormai prossimo alla disperazione, scrisse una lettera a Tom Aberant. Nel corso degli anni, lui e Tom si erano scambiati alcune cartoline. Le cartoline di Tom avevano la sobriet americana che Andreas aveva apprezzato in lui, ma erano prive di quel fervore confessionale che lo aveva spinto a confessarsi a sua volta. Nella lettera, Andreas cerc di far rivivere quel fervore. Scrisse che ora capiva cosa era successo nel matrimonio di Tom; accenn, in un tono che sperava risultasse autoironico, al suo essere un po' troppo assorbito dalla pornografia online; finse di avere degli affari che forse lo avrebbero portato a New York. Non era difficile leggere tra le righe e scorgere una richiesta di aiuto. Ma la cartolina con cui Tom gli rispose era scritta in tono sobrio e distante e non conteneva alcun invito ad andare a New York.
Alla fine, fra tutti, chi lo aiut fu proprio sua madre. Accettando un suo invito, Andreas and a pranzo da lei in un piovoso venerd di settembre, quattro giorni prima del colpo da maestro di Al Qaeda. Arriv in ritardo, perch prima di uscire gli era servito un ultimo orgasmo per cadere pi in basso possibile. La depressione poteva essere una specie di narcotico che intorpidiva la voglia di discutere con Katya e contraddirla. Meno le diceva e meglio era. Sarebbe stato ancora meglio non pranzare con lei, ma Katya gli aveva detto che dovevano discutere del futuro di Annagret in privato. Aveva insinuato di voler riscrivere il testamento.
Quella, naturalmente, si rivel una bugia. Nel suo appartamento, mentre lei disponeva sul tavolo i piatti pronti che aveva comprato alla Galeria, Andreas le chiese fiaccamente del testamento.
- Non ti ho invitato qui per parlare del mio testamento, - gli rispose. - Sono affari miei.
Andreas sospir. - Te l'ho chiesto solo perch me l'hai accennato al telefono.
- Le due cose non erano collegate. Mi dispiace che tu lo abbia pensato.
Il narcotico stava funzionando. Andreas non discusse.
- Sembri molto stanco, - disse sua madre.
- La vita nell'era dei computer.
Quando si sedettero a tavola, la cagnetta di Katya le and vicino. Lei sorrise ad Andreas. - A ogni pasto ripetiamo la stessa farsa.
- Quale farsa?
- La farsa del rifiuto e della disciplina.
- Me la ricordo bene.
- Lessing, - disse Katya alla cagnetta. - Mendicare non ti si addice.
Lessing abbai e le mise le zampe sulla coscia rivestita di lino.
-  terribile, - prosegu Katya. - Sembra che sia io il suo animale domestico, e non il contrario -. Diede un pezzetto di patata arrosto alla cagnetta. - Accontentati, - le disse. - Non avrai altro.
- Allora, - disse Andreas, - non ho molta fame, e ho un sacco di lavoro che mi aspetta.
- S, va bene. Sciocca io a pensare che avresti passato qualche ora con l'unico genitore che hai.
- Sai bene che leggi pi volentieri un articolo su di me, piuttosto che incontrarmi di persona. Perch fingere?
La cagnetta le aveva rimesso le zampe sulla coscia. Katya le diede un'altra patata.
- Verr al dunque, - disse. - Sono preoccupata per Annagret.
Intorpidito com'era, esausto com'era, gli venne in mente che se il pranzo fosse durato poco, forse gli sarebbe rimasta qualche ora libera con il computer prima che Annagret tornasse a casa. Non c'era proprio niente di gradevole nel mondo reale in cui abitava.
- Andreas, - disse Katya. - Credo che dovr lasciarti.
- Come, scusa?
- Sai che le ho sempre voluto bene, quasi come a una figlia. In un certo senso  stata mia figlia. Un'altra madre non ce l'ha, questo  certo.
- E allora? Vado a letto con mia sorella?
-  proprio da te pensare una cosa del genere e dirla ad alta voce. Sai che non intendevo questo. Intendevo dire che ci siamo avvicinate molto.
- L'ho notato.
- E inoltre conosco te come non ti conosce nessuno.
- Lo dici spesso.
- Non mi preoccupo mai di quello che ti succeder. Tu sei una persona dominante, sei nato per dominare, e tutti lo sentono. Puoi fare quello che vuoi, e il mondo trover sempre un modo per amarti. Sei stato straordinario fin dal giorno in cui sei nato.
Andreas rivide quella straordinaria persona dominante mentre, tre quarti d'ora prima, si menava l'uccello con i pantaloni abbassati. - Lo dici spesso, - ripet.
- Be', Annagret non  come te.  intelligente ma non geniale. Ti ammira ma non  come te. E ho paura, anche se  solo una supposizione, che abbia deciso di non poter stare con una persona cos geniale e dominante. Non c' altra spiegazione. E... - La sua espressione si indur. - Mi dispiace dirlo. Ma credo che abbia ragione.
- Vai avanti, - disse Andreas.
- Che rimanga fra noi.
- Certo.
- Lessing... - Katya diede un'intera costoletta di maiale alla cagnetta, che la port via di corsa. - Sei contenta, adesso? - le grid dietro in tono di scherno.
- Comincio a capire come fai a restare cos in forma, - disse Andreas.
- Annagret mi ha confessato una cosa.
D'un tratto gli gir la testa.
- Le ho promesso che non te lo avrei detto. Sto infrangendo la promessa, ma non mi scuser per questo. Chi li tradisce non fa tradimenti11, - disse Katya, citando qualcosa. - Inoltre secondo me sapeva che te lo avrei raccontato. Mi ha detto che le pesava sulla coscienza... ma perch raccontarlo a me? Sa benissimo che sono tua madre.
Andreas si accigli.
- Lei non va bene per te, Andreas. Credevo che sarei stata l'ultima persona a dirlo. Invece non va bene, e adesso sono molto arrabbiata con lei. In un certo senso, ha tradito anche me.
- Si pu sapere di cosa stiamo parlando?
- Sono sicura che ci sono tensioni nella tua vita con lei. Nessuna coppia pu vivere insieme per dieci anni senza alcuna tensione. Ma guardati! - Lo squadr con una luce fanatica negli occhi. - Non dovrebbe amare altri che te!
I modi in cui sua madre riusciva a turbarlo sembravano infiniti. Andreas continuava a pensare che ormai li aveva visti tutti, che Katya aveva finalmente esaurito la scorta. Invece ce n'era sempre un altro.
- Annagret mi stima pi di quanto meriti, - rispose con calma. - Non sono una persona del tutto a posto.
- Non riesco a immaginare cosa le sia saltato in mente, ma a quanto pare ha una specie di relazione con una donna del suo centro comunitario. Non so fino a che punto sia arrivata, ma chiaramente al punto in cui ha sentito il bisogno di confessarlo... a me. Be', non sapevo cosa dire. Le ho chiesto se pensasse di essere lesbica. Mi ha risposto di no. Quello che diceva non aveva molto senso, ma sono riuscita a capire che la donna  pi vecchia di lei e che hanno una specie di amicizia che  pi di un'amicizia. Continuava a usare l'espressione un tipo speciale di vicinanza, che non si capisce bene cosa significhi. E voleva che glielo spiegassi io... io!
Andreas conosceva la persona in questione. - La donna si chiama Gisela?
- Andreas, ho studiato letteratura per tutta la vita. So un paio di cosette sulla psicologia umana. Quello che vedo  che Annagret non va bene per te, e lei lo sa. Ma non sar io a dirglielo. Anzi, non sono neanche sicura di volerla rivedere.
Se doveva credere a Katya (e bisognava ammettere che questa era una grande incognita), Annagret gli aveva fatto un regalo straordinario, un deus ex machina, una via d'uscita dalla trappola. Ma Andreas era diffidente. Forse Annagret lo conosceva meglio di quanto lui pensasse, ed era disgustata da lui, ed era consapevolmente andata da qualcun altro in cerca di ci che lui non le dava. Dopo essersi liberata di lui, si sarebbe sentita abbastanza in colpa da tenere la bocca chiusa?
- Un sacco di gente ha relazioni clandestine, - disse. - Anche tu ne hai avute, eppure sei rimasta sposata. Non sempre sono importanti.
- Se fossi tu ad avere una relazione, - disse Katya, - probabilmente non le daresti importanza. Tu hai un animo d'artista, al di l del bene e del male. Ma lei  troppo insignificante per te. E lo sa. Lei stessa mi ha detto che  difficile vivere nella tua ombra.
- Non me ne sono mai accorto.
- A te non lo direbbe. Per lo ha detto a me. E ha cercato conforto nella sua amica speciale, e mi ha detto anche questo. Sei bravo in matematica: dimmelo tu quanto fa due pi due.
- Questa conversazione mi fa venire la nausea.
- Mi dispiace. So quanto tieni a lei. Ma io credo proprio di non volerla pi vedere. Sono leale a te, non alla persona che trova necessario tradirti.
Andreas si alz e si allontan dal tavolo. Se doveva credere a Katya, Annagret incolpava se stessa e lo idealizzava ancora. La porta d'uscita era spalancata. Ma d'un tratto prov una gran pena per lei. Lo venerava ancora e si considerava insignificante in confronto a lui, ed era cos sola che aveva strisciato fino a Gisela: Andreas sent rinascere la dolce compassione che aveva provato nella chiesa di Siegfeldstrae, e con essa tutta la speranza che aveva investito in Annagret, il desiderio innocente di diventare una persona migliore, prima di precipitare nella sporcizia e nel dubbio. La sua cara, perduta ragazza del judo.
- Andreas, - disse piano sua madre.
Si gir verso di lei, sforzandosi di non piangere. - Hai sbagliato a dirmelo.
- Quel che si fa per amore non  mai sbagliato.
- Sbagliato! Sbagliato!
Usc di corsa dall'appartamento, superando l'ascensore e infilandosi nella tromba delle scale, dove poteva singhiozzare senza paura di venire scoperto da sua madre. Era da anni che non aveva pi la minima prova di stare bene con Annagret. Ogni particolare della sua infelice esistenza, fino all'uccello dolorosamente infiammato dentro le mutande, deponeva contro di loro. Senza di lei non poteva diventare pi infelice di quanto non fosse gi, e anche lei sarebbe stata meglio senza di lui. Ma niente di tutto questo attenuava il suo dolore. Non aveva mai provato un dolore simile. Forse l'amava davvero, dopotutto.
Ma il dolore pass. Ancora prima di arrivare a casa, il suo futuro gli appariva chiaro. Non avrebbe pi commesso l'errore di provare a vivere con una donna. Per qualche motivo (probabilmente per via della sua infanzia) non era adatto alla convivenza, e accettandolo avrebbe dimostrato la sua forza. Il computer lo aveva rammollito. Inoltre aveva un vago, vergognoso ricordo di essersi rannicchiato in braccio ad Annagret per poter essere il suo bambino. Debole! Debole! Ma ora l'intromissione di sua madre gli aveva dato il pretesto che gli serviva per liberarsi sia di lei sia di Annagret. Un duplice deus ex machina: la fortuna di un uomo destinato a dominare. Era ironico, naturalmente, che la persona che lo aveva riavvicinato al suo lato pi forte e gli aveva mostrato la sua debolezza fosse Katya. Ironico che, malgrado fosse una bugiarda, lui avesse riconosciuto la veridicit della sua descrizione. Ironico che dovesse a lei la sua nuova libert. Ma ci non rendeva meno spregevole la sua intromissione. In questo modo si era tagliata fuori da ogni possibilit di rivederlo.
A casa, Andreas ripul l'hard disk dal materiale osceno che aveva scaricato. Se cadere in quella frenesia compulsiva era stato il prezzo per poter raggiungere quel nuovo senso di risolutezza e sobriet, ne era valsa la pena. Lav i piatti rimasti nel lavandino e li asciug. Sapeva che presto avrebbe portato a casa altre donne, una dopo l'altra - la ripetizione di un uomo forte -, e che la sua nuova casa avrebbe dovuto essere pulita e ordinata, per dimostrare la sua padronanza di s.
Era seduto davanti al computer con la schiena dritta ad applicare la padronanza di s alle mail pendenti, quando arriv Annagret, con qualche triste ortaggio bio dentro una borsa di rete.
- Sono venuta solo a cambiarmi, - disse. - Abbiamo una manifestazione per lo sciopero degli affitti.
- Va bene, - disse Andreas. - Ma prima siediti un minuto.
Annagret entr timidamente in soggiorno e si appollai sull'orlo di una sedia, con gli occhi fissi a terra. Gli sembr che irradiasse senso di colpa. Era interessante che non se ne fosse accorto prima. Aveva riflettuto attentamente su come formulare ci che doveva dirle, ma adesso che era il momento di dirlo esit. Provava ancora dolore, e si domand se non fosse il caso di dirle qualcosa di molto diverso, con il suo senso del comando appena ritrovato: Basta stronzate, basta coccole. Spogliati per me. Ora faremo tutto in un altro modo. Forse le sarebbe piaciuto; forse li avrebbe salvati. Ma era pi probabile che rifiutasse, ferendolo e umiliandolo, e comunque c'erano molte altre donne alle quali Andreas poteva parlare cos. Il loro fascino non era mai stato cos percepibile.
- Non siamo felici insieme, - disse Andreas.
Annagret abbass la testa e si mosse a disagio. - So che negli ultimi tempi  stato difficile. Ci siamo un po' allontanati. Questo lo so. Ma...
- So di te e Gisela.
Annagret divent paonazza, e Andreas prov un nuovo moto di compassione per lei, ma anche, per la prima volta, rabbia. Lo aveva tradito, proprio come aveva detto Katya. Fino a quel momento non si era affatto arrabbiato.
- Vai da lei, - disse con freddezza. - Resta con lei. Trover un altro posto dove vivere.
Lei abbass ancora di pi la testa. - Non  come pensi...
- Non m'importa com'. In ogni caso,  solo un pretesto. Noi non dovremmo stare insieme.
- Ma chi te lo ha detto?
- La gente mi porta la sporcizia. Sapere le cose  il mio lavoro.
- Te lo ha detto Katya?
- Katya? No. E comunque non importa. Ti piace davvero stare con me?
Annagret ci mise un po' a rispondere. - Prima era meglio, - disse, - quando eravamo pi vicini... Tu sei una brava persona... Una persona fantastica. Solo che...
- Cosa?
- A volte mi chiedo perch hai voluto metterti con me.
Quelle parole allertarono l'Assassino.
- Sei stato tu a dire che dovevamo stare insieme, - prosegu Annagret. - Io me lo sentivo che era sbagliato. Credevo che restando separati saremmo stati meno colpevoli, ma quando ci siamo messi insieme abbiamo dimostrato di essere colpevoli fin dall'inizio.
- Ero innamorato di te. Ho commesso un errore.
- Anch'io ero innamorata di te. Ma non  mai stato giusto, vero?
- No.
Annagret si mise a piangere. - E adesso non dimenticheremo mai quello che abbiamo fatto.
- No, almeno finch resteremo insieme.
- Sono stanca di conviverci. Mi dispiace di aver fatto quest'altra cosa brutta, non  neanche quello che pensi. Credo di essermi detta: Tanto sono colpevole lo stesso, che importa cosa faccio?
-  un bene che tu lo abbia fatto. Io non ne avrei avuto il coraggio.
Si chiese se fosse il momento di parlarle del computer, di vuotare il sacco sulle proprie trasgressioni e offrirle una compagnia consolatoria nel suo senso di colpa. Ma l'Assassino disse di no. Ora l'Assassino aveva un unico obiettivo: accertarsi che Annagret non avesse alcuna causa morale per tradirlo raccontando a qualcun altro dell'omicidio. Vederla piangere e scusarsi era doloroso, ma anche rassicurante. Si sentiva ancora indegna per avere desiderato Horst, per avere subto violenza, e Andreas la compativa ma al contempo assaporava la libert imminente. La dolce libert di farla franca su tutto, di non dover pi rivedere le sue amiche sciatte e seriose, di non dover pi sostenere un'altra discussione.
- Avremmo potuto passare dieci anni in prigione, - le disse. - Invece abbiamo passato dieci anni insieme. Forse  stata questa la nostra prigione. Forse abbiamo scontato la nostra pena. Hai solo ventotto anni... ora puoi fare quello che vuoi.
- Hai ragione. Cominciava davvero a sembrarmi una prigione. Era... Oh! Scusa!
- Quando ne uscirai andr tutto meglio.
- Scusami!
- Non scusarti. Vai pure. Vai alla tua manifestazione.
Il dolore ritorn appena Annagret se ne fu andata. Andreas gli diede il benvenuto quasi con un senso di abbandono, perch era un'emozione autentica, non contaminata dal dubbio sui suoi moventi nascosti. Come la compassione da cui nasceva, dimostrava che forse, dopotutto, non c'era niente che non andava in lui. Forse, se non avesse pi convissuto con un'altra donna, avrebbe potuto essere all'altezza di ci che gli altri pensavano di lui. Forse l'Assassino era solo un frutto della sua immaginazione, una proiezione del suo senso morale tormentato ma ancora fondamentalmente solido, un prodotto della disgrazia per cui l'amore della sua vita era anche la sua complice in un omicidio. Una disgrazia, sicuramente. Ma forse bastava a spiegare i suoi sentimenti spregevoli, la rabbia, la gelosia, il dubbio radicale, gli impulsi morbosi. Forse, con la padronanza di s, poteva lasciarsi tutto questo alle spalle.
Quando gli aerei colpirono New York e Washington, Annagret corse a casa per assicurarsi che Andreas stesse bene. Un gesto irrazionale, ma non insolito per quel giorno; c'era la sensazione che le cose folli che stavano succedendo in America potessero succedere dappertutto, a chiunque. Ma lui e Annagret si stavano allontanando da cos tanto tempo che quando il filo dell'unione si spezz, loro rimbalzarono ancora pi lontano, ritrovandosi senza amici n interessi in comune. Tutto ci che gli restava, in realt, era la convinzione sentimentale e a tratti dolorosa che Annagret fosse stata l'amore della sua vita.
Tagliare il cordone con Katya non fu altrettanto facile. Andreas cancell i suoi messaggi telefonici senza ascoltarli, e quando Katya and da lui, le chiuse la porta in faccia e tir rumorosamente il chiavistello; una settimana dopo si trasfer in un appartamento pi sicuro, a Kreuzberg. Ma non era difficile trovare il suo numero di telefono, e verso la fine dell'autunno, dopo che era finito sui giornali per aver divulgato la notizia della vendita di computer tedeschi a Saddam Hussein, uno dei suoi primi grossi leak via internet, Andreas ricevette una telefonata da un uomo che sosteneva di avere un documento che gli interessava.
- Se  cartaceo, me lo spedisca per posta, - disse Andreas. - Se  digitale, me lo mandi via e-mail.
L'uomo aveva un accento berlinese e le corde vocali indebolite dall'et. - Preferirei portarglielo di persona.
- No. In questi giorni la mia sicurezza  un po' a rischio, come potr immaginare.
- Non le porto mica una bomba.  solo un documento. La riguarda personalmente.
- Me lo spedisca.
- Forse non ha capito. Le rivelazioni contenute in questo documento si riferiscono a lei personalmente.
Andreas non sapeva chi, oltre a Tom Aberant, potesse ancora smascherare il suo vecchio delitto. Il capitano Wachtler, che gli aveva portato i dossier nel quartier generale della Stasi, era morto da un pezzo - Andreas aveva usato la propria posizione nella commissione Gauck per seguire il declino della sua salute - ma sopra e sotto di lui, nella vecchia catena di comando, c'era un numero imprecisato di funzionari anonimi, che adesso erano tutti uomini anziani con l'accento di Berlino. Era possibile che stesse parlando con uno di loro.
- Cosa vuole di preciso? - disse, cercando di mantenere un tono pacato.
- Voglio che mi aiuti a pubblicare il documento.
- Anche se riguarda me.
- S.
Andreas accett di incontrarlo alla biblioteca dell'Amerika Haus, un luogo protetto da forti misure di sicurezza. L'uomo che trov ad attenderlo, il pomeriggio seguente, aveva una bella faccia, ben rasata ma rovinata dall'alcol. Sembrava vicino alla settantina e indossava una logora tenuta da beat, dolcevita rosso e giacca di velluto a coste con le toppe sui gomiti. Enfaticamente non ex Stasi. Davanti a lui, sul tavolo della biblioteca, c'era una valigetta.
- Ci incontriamo di nuovo, - disse sorridendo, quando Andreas si sedette davanti a lui.
- Ci siamo gi incontrati?
- Ero pi giovane. Avevo la barba. Dormivo sotto un ponte da una settimana.
Andreas non lo avrebbe mai riconosciuto.
- Come stai, figlio mio? - disse suo padre.
- Non male, fino a questo momento.
- Ho seguito le tue imprese. Spero che non ti dispiaccia se mi sono concesso un po' di orgoglio. Orgoglio e anche un certo compiacimento, visto che l'ultima volta che ci siamo incontrati i segreti non ti interessavano. Come cambia il mondo, eh? Ora i segreti sono il tuo mestiere.
- Mi rendo conto del paradosso. Cosa vuoi?
- Qualche contatto occasionale con te non sarebbe sgradito.
Come spiegare il disgusto che gli suscitava quell'idea? Non era solo per via del dolcevita rosso, delle toppe sui gomiti. Ma soprattutto perch in lui vinceva il ricordo dell'altro padre. - Non sono interessato, - rispose.
Il sorriso di suo padre divenne pi afflitto. - Naturalmente sei un figlio di puttana arrogante. Sei cresciuto pieno di privilegi, ti  sempre andata come volevi. Come potresti essere diverso?
- Mi sembra una buona sintesi.
- Sei ancora in buoni rapporti con tua madre, immagino...
- Non proprio.
-  incredibile quanto poco sia cambiata.
- L'hai vista?
- Per un attimo, sulla porta di casa.
- Cosa vuoi?
Suo padre apr la valigetta e tir fuori un manoscritto spesso tre dita. - Tu non sei curioso, - rispose. - Ma posso dirti che a me non  sempre andata come volevo. Mi hanno rimesso in prigione. Sono uscito di nuovo e ho fatto il tassista fino al crollo della Stasi. Ho sposato una ragazza che era buona ma beveva. Mi sono messo a bere anch'io. Adesso non bevo pi... grazie dell'interessamento. Ho un figlio, un altro figlio, con gravi infermit congenite. Mia moglie si  occupata di lui fino a quando  morta, due anni fa. Ora nostro figlio si trova in un istituto, non molto buono, ma  il migliore che posso permettermi. Dopo la Svolta ho trovato lavoro come insegnante di inglese alle medie. Adesso ho una piccola pensione, ma vivo soprattutto della carit federale.
-  una storia tosta, - disse Andreas con coinvolgimento. - Mi dispiace.
- Non  colpa tua. Non sono venuto per accusarti. Sono sicuro che non  stato facile avere Katya per madre. Dopo appena sei anni con lei ero distrutto. Anzi, no, non  corretto. Sono stato pazzo di lei per tutto il tempo. Il lato della sua personalit che non avrebbe mai mostrato a un bambino era davvero straordinario.
- Credo di averlo intravisto.
-  sublime, a modo suo. Ma naturalmente mi ha anche distrutto.
- E allora...
Con mano tremante, suo padre spinse il manoscritto verso di lui. - Da quando sono in pensione ho cominciato a scrivere. Queste sono le mie memorie. Dacci un'occhiata.
Il delitto dell'amore. Di Peter Kronburg. Gli dispiacque di vedere il nome di suo padre. Senza nome, la sua esistenza era stata opportunamente spettrale.
- Voglio che tu lo legga, - disse Peter Kronburg. - Non sar un compito ingrato. Scrivo bene, con chiarezza. Tua madre me lo ha sempre detto.
- Non ne dubito. E immagino che ci siano dettagliate scene di sesso con lei. Il titolo stesso sembra prometterlo.
Peter Kronburg arross leggermente. - Solo in quanto pertinenti al quadro pi ampio, sulla vita privata del Comitato centrale.
- Mia madre non ne faceva parte.
- Suo marito s. Le descrizioni di sesso rimangono entro i limiti del buongusto, e comunque sono solo nella prima met del libro. Il resto riguarda la prigione e la giustizia socialista.
- E me. Hai detto che riguardava me.
Peter Kronburg arross di pi. - Alla fine racconto la storia del nostro primo incontro, e ammetto di aver menzionato questo aspetto quando ho mandato il manoscritto agli editori. Ho sentito che nella lettera di presentazione  importante descrivere un potenziale piano di marketing.
- La storia segreta delle sordide origini di Wolf. E vorresti il mio aiuto?
- Con il tuo nome nel piano di marketing, il libro potrebbe diventare un best seller. Ho un figlio disabile a cui pensare. Il libro condivide l'Ostalgie e nello stesso tempo ne  una critica feroce. Siamo in un momento storico perfetto per pubblicarlo.
- Stupefacente che non abbiano fatto a gara per offrire.
Peter Kronburg scosse la testa. - Ricevo sempre la stessa risposta. A quanto pare non c' editore che non stia gi pubblicando troppe autobiografie di gente dell'Est. Solo uno ha voluto vedere il manoscritto, ma poi me lo ha rimandato indietro con il commento di una tizia, una che scriveva come una ragazzina e sosteneva che il libro non parlava a sufficienza di te.
Andreas era triste per suo padre. Per la sua piccolezza in confronto alla grandezza del figlio. Per il tentativo di cogliere l'occasione della sua vita da una posizione marginale, per quel discorso sul piano di marketing. Era straziante vedere vecchi Ossi che cercavano di imitare il modo di pensare dei Wessi, che cercavano di padroneggiare il gergo dell'autopromozione capitalista.
- Ho incontrato mio figlio un'altra volta, nella biblioteca dell'Amerika Haus, - disse. - Questo incontro potrebbe essere il finale del tuo libro.
Peter Kronburg scosse di nuovo la testa. - Lo scopo di questo libro non  umiliarti. Non sono arrabbiato con te. Con tua madre, con tuo padre, con la Stasi, s. Ma non con te. A meno che tu non voglia proteggere Katya, questo libro non ti dannegger affatto. Al contrario, direi.
- In che senso?
- A quanto ho capito, il tuo piano di marketing  la luce del sole. Se sostieni il mio libro, se mi aiuti a ripresentarlo alle case editrici... a editor di alto livello, non a ventitreenni paurose... dimostrerai che nessun segreto  cos sacro da impedirti di svelarlo. Diventerai ancora pi famoso. La tua leggenda potr solo crescere.
E la tua di conseguenza, pens Andreas. Forse suo padre non era cos stupido come aveva immaginato. Non era cos diverso da lui. Forse non era per niente diverso, solo meno fortunato.
- E se non ti aiuto? - disse. - Andrai allo Stern a raccontare che sono un ipocrita?
- Lo faccio per mio figlio, per l'altro mio figlio, e per la giustizia. E a questo punto non so neanche se la giustizia sia cos importante. Che la Stasi e quelli come i tuoi genitori fossero malvagi non  una novit per nessuno. Ma nel mondo che  venuto dopo di loro, i soldi sono molto importanti.
- Non ho soldi per te.
- Credo che col tempo li avrai.
Andreas sfogli le pagine stampate ad aghi. Lo sguardo gli cadde sulla frase: Stava a quattro zampe come una gatta selvatica. Non c'era bisogno di leggere altro. Ma era incuriosito, un pochino, dall'uomo in dolcevita rosso seduto davanti a lui. Era sempre stato un arrivista? Aveva immaginato di poter cavalcare il successo di Katya, come suo amante, per ottenere potere e prestigio all'interno del sistema socialista? Finire in prigione come sovvertitore dello stato non era un'ingiustizia, se uno era veramente un sovvertitore dello stato. Ingiustizia era essere stato un apparatcik e non avere ricevuto la ricompensa promessa.
- Non ti dar soldi, - gli disse. - E non voglio vederti mai pi. Ho seppellito mio padre, e non me ne serve un altro. Ma legger il libro e far quel che posso.
Con evidente emozione, Peter Kronburg allung la mano tremante verso di lui. Andreas gliela strinse, come regalo d'addio. Poi prese il manoscritto e se ne and senza aggiungere altro.
Dieci anni prima aveva letto con attenzione il dossier della Stasi su di lui. Era in gran parte noioso, perch Andreas non era mai stato l'obiettivo di una vera e propria operazione, ma c'erano alcune sorprese. Almeno due delle cinquantatre ragazze a rischio con cui era andato a letto erano collaboratrici ufficiose, e ci smentiva la sua teoria che la Stasi impiegasse di rado donne e mai ragazze cos giovani. Una delle informatrici lo aveva accusato di raccontare barzellette sconvenienti sullo stato, di diffondere il disprezzo per il Socialismo Scientifico tra le beneficiarie delle sue consulenze, e di usare l'autorit conferitagli dalla chiesa per approfittare sessualmente di loro; aveva raccontato che dopo aver cercato di ottenere la sua completa fiducia soggiacendo a rapporti con lui e aver scoperto che aveva tendenze sessuali aberranti (con questo intendendo, presumibilmente, che Andreas preferiva leccare la sua fica sovvertitrice che baciare la sua bocca conformista), si era finta molto interessata all'attivismo ambientalista, al che lui era scoppiato a ridere e aveva detto che l'unica cosa verde che gli interessava erano i cetrioli sottaceto. Il dossier rivelava che l'informatrice aveva ventidue anni; Andreas ne ricordava solo il nome, non la faccia. L'altra, che Andreas ricordava meglio, all'anagrafe aveva diciassette anni. Questa aveva raccontato che lui non fraternizzava con gli altri elementi antisociali della chiesa, non promuoveva il dubbio sui princip guida del marxismo-leninismo, e si presentava come un monito sulle conseguenze di un frivolo comportamento controrivoluzionario. Non a caso, neppure lei si lamentava del sesso.
L'altra piccola sorpresa del suo dossier era che, fino al settembre del 1989, sua madre aveva ricevuto una visita della Stasi ogni primo venerd del mese, semplicemente per attestare che non aveva avuto contatti con il figlio. I rapporti su quelle visite, pi di cento, erano brevi e praticamente identici, se non per il fatto che per i primi tre anni avevano incluso annotazioni, dattiloscritte con una macchina diversa, che confermavano che dall'ufficio di Katya non erano state intercettate telefonate ad AW. Sul primo rapporto privo di annotazioni qualcuno aveva scarabocchiato: sorveglianza telefonica di KW sospesa su richiesta del Sottoseg. W.
Andreas si era commosso, suo malgrado, nell'apprendere fino a che punto la stessa Katya era stata oppressa dalla Stasi. Non poteva ignorare completamente tutte le volte in cui era stata una vittima: della propria instabilit mentale, dei genitori che l'avevano trascinata di nuovo nella Repubblica anzich lasciarla in Inghilterra, di una polizia segreta che aveva esiliato e forse ucciso quei genitori, di un marito che non amava ma al quale era costretta a obbedire, di un sistema che soffocava la sua innata intelligenza, di un amante che era tornato a Berlino per metterle contro il figlio, e infine di quello stesso figlio. Perlopi la odiava, ma la possibilit della compassione restava in agguato dentro di lui. Compassione per la ragazza distrutta, smarrita, vittimizzata di un tempo. A volte si chiedeva addirittura se avesse visto una giovane Katya nella quindicenne Annagret; se quella fosse la vera idea dietro l'idea che aveva di lei.
Mentre portava a casa il manoscritto di Peter Kronburg, la compassione era in atto. Bench sapesse che Kronburg aveva ragione, che la pubblicazione del Delitto dell'amore poteva aiutare la sua carriera, sapeva anche che non lo avrebbe letto. In parte per pudore, ma soprattutto per un senso di protezione. Katya aveva ormai pochi amici, tutti inglesi e vecchi Wessi - lei non voleva saperne dell'Ostalgie -, e probabilmente li avrebbe persi se avessero letto il libro. Anche in un'epoca in cui tutto veniva perdonato e dimenticato, contribuire a mettere in galera un innocente per dieci anni, come lei doveva aver fatto, non era una cosa che, una volta scoperchiata, si poteva facilmente perdonare. La madre orgogliosa del Portatore di Luce sarebbe diventata la madre vituperata.
E cos, malgrado avesse giurato a se stesso di non farlo, and a trovarla un'altra volta. Quando gli apr era imbronciata perch Andreas la evitava da tre mesi, ma il broncio si trasform in rabbia quando lui la fece sedere e le spieg la situazione.
-  perch non ho voluto rivederlo, - disse. -  tornato a casa e si  vendicato nell'unico modo possibile.
- A quanto ho capito  in cerca di soldi.
- Mi ha gi sfruttata una volta, e ora vuole sfruttarmi di nuovo.
- Certe cose si fanno in due, - disse Andreas.
- Non intendo discuterne con te. Ma rabbrividisco al pensiero che tu abbia letto la sua versione.
- La verit d fastidio, eh?
- I suoi contatti con l'Ovest avevano raggiunto livelli sovversivi. Era infatuato dell'America, soprattutto della musica. Se dice che c'era un altro motivo dietro la sua pesante condanna, sta mentendo.
- Oh, mamma.
- Cosa?
- Non hai niente di meglio? Si  meritato dieci anni di prigione perch era un fan di Elvis?
Katya butt indietro la testa. - Era un momento terribile, e lui era un traditore. Voleva lasciare il paese con me, e poi, quando hanno costruito il Muro, ha perso ogni speranza. Ha cercato di distruggermi. Di distruggerci, me e tuo padre. Non credo che tu abbia letto niente di tutto questo nella sua versione.
Ancora una volta, la sua disonest sciolse come un acido la compassione di Andreas. Era andato da lei con il desiderio di proteggerla dall'imbarazzo. Se fosse stata sincera anche solo per un istante, se avesse ammesso di avere sbagliato e si fosse pentita di ci che aveva fatto a Peter Kronburg, Andreas l'avrebbe protetta.
- Lo amavi abbastanza da tenere il suo bambino, - le sugger.
- Non dire suo. Tu eri il mio bambino, non il suo.
- Ah. Se avessi potuto dimettermi da quella posizione, lo avrei fatto in un batter d'occhio.
- Tu prosperi. Sei un portento. Hai davvero avuto un'infanzia cos brutta?
- Giusta osservazione. Sono una celebre dimostrazione delle tue capacit materne. Ma se non lo aiuto a pubblicare le sue memorie, lui pu farmi passare per ipocrita. Ti farebbe piacere?
Katya scosse la testa. -  una minaccia a vuoto. Non lo farebbe mai. Brucia il manoscritto e ignoralo. A nessuno interessano pi i nostri panni sporchi. Finir tutto nel dimenticatoio.
- Pu darsi. Ma ecco un esperimento concettuale: preferiresti che fossi io o tu a fare brutta figura? Pensaci bene prima di rispondere.
Katya guard fisso davanti a s, la mascella contratta.
- Un problemino spinoso, vero?
Si lasci cadere contro i cuscini del divano, sempre con lo sguardo fisso nel vuoto. Era come se quella domanda avesse mandato in cortocircuito il suo cervello tormentato. Andreas immagin la fuga: Una madre amorevole pensa prima di tutto al bene di suo figlio, e una madre amorevole fa bella figura, ma in questo caso pensare prima di tutto al bene di mio figlio mi porterebbe a fare brutta figura, e lo scopo principale  non fare brutta figura, e tuttavia preoccuparsi della brutta figura significa non pensare prima di tutto al bene di mio figlio, e una madre amorevole pensa prima di tutto al bene di suo figlio... E cos via, in un circolo vizioso.
- Nessuna risposta  una risposta, - disse Andreas, alzandosi in piedi. - Me ne vado.
Katya non lo ferm; non disse una parola. L'ultima espressione che le vide sulla faccia era cos affranta che non si sarebbe stupito se si fosse buttata dalla finestra. Ma la differenza tra lui e sua madre era che lei era bravissima a ingannare se stessa. Non si suicid. Invece, dopo che Andreas ebbe usato i suoi contatti con le riviste per trovare un editore per Il delitto dell'amore, che rimase nella classifica dei best seller di Der Spiegel per dodici settimane e gli procur lodi universali per averlo promosso, Katya si trasfer a Londra e prese in affitto un appartamento vicino alla casa della sorella vedova. Pubblic - sulla London Review of Books, nientemeno - un lungo saggio autogiustificatorio e angosciosamente disonesto sull'inaffidabilit della memoria della Germania Est. Continu a vivere, vivere.
Altrettanto fece Andreas. C'erano un sacco di donne che amavano il sesso e volevano farlo con lui, e c'era la fama mondiale da inseguire. Erano due ossessioni, ma non patologiche. Per molto tempo, mentre il Sunlight Project attirava numerosi ragazzi di talento, e mentre Andreas sfruttava le sue capacit matematiche e logiche per diventare un esperto di cracking e un bravo programmatore, e mentre la diffusione di internet rendeva sempre pi esaltante la divulgazione di segreti, tanto che Andreas dovette assumere una guardia del corpo per proteggersi dagli squilibrati e una squadra di avvocati pro bono per difendersi dai governi e dalle aziende che sfotteva per mestiere, i dieci anni di prigione con Annagret e l'Assassino gli sembrarono un lungo incubo da cui si era risvegliato. Non vedeva mai sua madre, ma nel grande decennio che segu gli anni Novanta, mentre assaporava gli agi della monogamia seriale e la gioia di vincere costantemente al gioco della fama, a volte ripensava alla sua domanda retorica: aveva davvero avuto un'infanzia cos brutta? Anche quando sfugg all'arresto in Germania, sfugg all'estradizione dalla Danimarca e trov un rifugio precario in Belize, la fortuna rimase dalla sua parte.
E poi un giorno, in Belize, l'Assassino torn. Probabilmente non se n'era mai andato, ma Andreas non se ne accorse fino al momento in cui usc dalla propriet sulla spiaggia di Tad Milliken, dopo un pranzo squisito. Tad Milliken era il capitalista di ventura della Silicon Valley che si era ritirato in Belize per evitare la seccatura dell'accusa per stupro di minorenne che pendeva su di lui in California. Era matto da legare, un fan di Ayn Rand che si definiva un bermensch e l'avatar prescelto dalla Singolarit, ma era sorprendentemente di buona compagnia se ci si limitava a discutere di tennis e pesca. Considerava Andreas la seconda figura di portata storica residente in Belize, un collega bermensch, e voleva essergli amico, ma era una situazione imbarazzante. Andreas aveva un gran bisogno di soldi e sperava che Tad gliene desse un po', e Tad aveva ancora difensori su internet che lo ricordavano con affetto come padre della Rivoluzione e sostenevano che l'infermit mentale rappresentasse una difesa inattaccabile contro l'accusa di stupro, ma di recente Tad era finito di nuovo sui giornali per avere sparato al macao domestico di un vicino con la Colt .45 placcata argento che portava con s dappertutto, e Andreas non poteva permettersi di apparire in pubblico con lui. Una storiaccia di sesso aveva gi macchiato la reputazione di Assange. Andreas immaginava la gente cercare su Google tad milliken, vedere Andreas Wolf e stupro di minorenne nella prima pagina di risultati, sovrapporre la sua biondezza e il suo lavoro alla disgraziata somiglianza ortografica tra Andreas e Assange, e ricevere l'impressione subliminale che lui avesse un debole per le quindicenni. Cosa che non aveva pi. E cos arrivava a veri contorsionismi sociali per nascondere a Tad che desiderava vederlo solo nella sua propriet o sulla sua barca da pesca. C'era di buono che, quando avevano un appuntamento, Tad gli mandava un autista con una Escalade dai finestrini oscurati.
Tad era un autodocumentarista. Aveva una macchina fotografica ad attivazione automatica inserita nel berretto degli Yankees che portava sempre, e una minuscola videocamera appesa al collo con un cordoncino. Durante il pranzo, servito in riva alla piscina da una bellezza scalza di nome Carolina, presumibilmente almeno sedicenne, Andreas gli chiese se poteva, per una volta, spegnere quegli aggeggi. Tad, che indossava una camicia hawaiana sbottonata per mostrare la pancia da tartaruga marina, con gli addominali abbronzati e scolpiti, scoppi a ridere e rispose: - Hai qualcosa da nascondere, oggi?
- Mi sto solo chiedendo dove finiscano tutte queste informazioni.
- Forza, lascia entrare il sole. Sei su Candid Camera -. Rise di nuovo.
- Non  che non mi fidi di te. Ma se dovesse succederti qualcosa...
- Se morissi, vuoi dire? Io non morir mai.  per questo che registro tutto.
- Giusto.
- I dati sono nel cloud, e il cloud si autorinnova in eterno. Il tasso di errore in confronto all'autoreplicazione del Dna? Cinque ordini di grandezza pi basso. Sar tutto l, perfettamente conservato, quando mi riavvieranno. Voglio ricordare questo pranzo. Voglio ricordare i piedini di Carolina.
- Capisco cosa ci guadagni tu. Ma dal mio punto di vista...
- Non ti piace la nuvola.
- Non molto.
-  ancora agli inizi. Quando ti riavvieranno ti piacer un sacco.
- Passo gi le giornate a ripescare la roba sgradevole che ci finisce dentro.
- Ah, a proposito di pesca...
Carolina era apparsa con un vassoio di pesce alla griglia sopra foglie di banano. Spost la pistola d'argento per deporre il vassoio, e Tad se la tir in braccio e la baci sul collo. Lei sorrise con aria un po' sofferente. Scostando la profonda scollatura del corpino, Tad le punt la videocamera dentro il vestito. - Vorr ricordare anche queste, - disse. - Soprattutto queste.
Carolina allontan la videocamera con uno schiaffo e si divincol senza dire una parola.
-  ancora arrabbiata per quell'uccello, - disse Tad, guardandola andar via.
- Anche la stampa non ha gradito, ti dir.
- Oh, ma non perch le piacesse. Era peggio che abitare vicino a un'acciaieria, da quanto strillava. Per non pensava che sarei riuscito a beccarlo senza un fucile. Era quasi un comandamento superstizios-religioso. Non userai una pistola contro un uccello. Si rifiutava di credere che la pistola  pi sportiva.
Andreas prese un pezzo di pesce. - Parliamo della Bolivia.
- Non ha sbocco sul mare, - disse Tad. Forse la sua caratteristica pi repellente era il modo schizzinoso con cui infilzava il cibo e se lo ficcava in bocca, come se il contatto con quello che mangiava fosse un male necessario. - Prima ce l'aveva, ma il Cile gliel'ha rubato. Comunque, non potrei viverci. Ho bisogno del mare. Ma c' un posto tra le montagne, Los Volcanes. Prima apparteneva a un tedesco che fa studi ambientali. L'ho ingaggiato quando pensavo di poter monopolizzare il mercato mondiale del litio. Mi ha raccontato che stava volando con un aeroplanino e ha visto questa valle tipo Shangri-La e si  detto, ma che cazzo? L'ha comprata per trentacinquemila dollari americani, incredibile. Mi sono preso un giorno per andare a vederla, e aveva ragione.  un posto celestiale. Gli ho offerto un milione, ci siamo accordati su uno e mezzo. Certe cose le vedi e devi per forza averle.
- Ci arriva l'elettricit? La fibra ottica?
- Niente. Ma il paese ha un presidente con cui si possono fare affari. Quando  stato eletto era il presidente dell'associazione dei coltivatori di coca. Si  dimesso dalla presidenza dell'associazione? Neanche per sogno! Questo s che  stile. Presidente della Bolivia e dell'associazione dei coltivatori di coca. Mi ha fregato sul litio, ma se mi metto nei suoi panni lo capisco. E adesso  in debito con me. Posso presentartelo. Posso affittarti Los Volcanes per un dollaro all'anno. E buttarci dentro dieci milioni per il miglioramento delle infrastrutture e le spese operative... ti servir una rete in fibra ottica.
- Perch faresti questo per me?
- A te serve una base sicura. A me serve un'assicurazione anti - cigno nero. Adesso mi trovo bene in Belize, la polizia qui  un amore, ma siamo ancora pre-Singolarit. Per poter ricreare il mondo, a quelli come noi servir un posto dove superare le perturbazioni transitorie. Inoltre, non credo che la Groenlandia si squagli prima della Singolarit, ma se dovesse succedere si potranno usare le armi nucleari. Non abbiamo pi un potenziale da inverno atomico, ma potrebbe ancora esserci un autunno atomico, un novembre atomico, nel qual caso sar meglio trovarsi all'equatore. Una valle isolata al centro di un continente non bersagliato. Assicurati di avere un po' di belle femmine giovani, un po' di pezzi di ricambio, un po' di capre e polli. Puoi farne un posto confortevole. Non vorrei doverti raggiungere, ma potrebbe succedere.
Tad smise di parlare per infilzare il pesce e consumarlo con sospettosi, schioccanti affondi delle mandibole. Poi spinse via il piatto come per ripudiare una cosa vergognosa.
- Non so come dirtelo, se non in maniera esplicita, - disse Andreas, - n perch mi prendo la briga di dirtelo, con quei tuoi aggeggi che trasmettono la nostra conversazione al cloud. Ma per me sarebbe importante che nessuno sapesse da dove vengono i soldi.
Tad si accigli. - Ti vergogni di me?
- No, certo che no. Credo che ci capiamo. Ma ho la mia identit nel mondo, che... come dire? Non  molto compatibile con i tuoi problemi legali.
- I miei problemi legali non sono niente in confronto ai tuoi, amico mio.
- Io ho violato la legge tedesca sui segreti ufficiali e la legge anti-hacking americana. Questo  gradito perfino dai media tradizionali. Sicuramente pi di un'accusa di stupro.
- I vecchi media vivono per diffamarmi. Sono il Perturbatore Numero Uno, e loro lo sanno.
- Lo dicono anche di me, a volte. Ed  per questo...
- Di tutti i sistemi antenimbusiani, trovo che quello legale sia il pi intellettualmente offensivo. Taglia unica. Dio,  ancora peggio del commercio tradizionale. Perch mai, quando abbiamo la potenza di calcolo sufficiente a personalizzare tutto il resto, la gente crede ancora che la legge debba essere uguale per tutti? Le quindicenni non sono tutte uguali, credimi. E io sarei identico a ogni altro maschio di sessantaquattro anni?
-  un'osservazione interessante.
- E la regola della prova... non  una ricerca di verit,  un affronto alla verit. Io ho la verit, ce l'ho registrata. E gli avvocati si tappano le orecchie, si tappano letteralmente le orecchie e mi dicono che non vogliono sentirne parlare. Pu un sistema essere pi sputtanato di cos? Aspetto con impazienza il giorno in cui il processo consister nel sedersi a guardare la verit digitale.
- Ma nel frattempo...
- Va bene, - disse Tad, un po' seccato. - Puoi tenermi fuori. Los Volcanes  intestato a una societ boliviana che ho fondato per aggirare le loro assurde restrizioni sulla propriet straniera. Ci sono tre strati di copertura. L'entit boliviana pu sborsare il denaro.
- Sei sicuro che non ti dispiace?
- Io e te siamo rivelatori di verit, ma io sono il pi radicale dei due. Ho il coraggio di guardarti negli occhi e dirti che il tuo modo di rivelare la verit  inferiore al mio. Ma tu sei pi simpatico. Puoi essere il volto pubblico amichevole della verit.
- Per me va bene, - disse Andreas.
Il brutto incidente accadde dopo che lui e Tad si furono avviati verso il cancello principale della propriet. Non vedendo l'Escalade, Tad telefon all'autista, che gli disse che stava tornando dalla stazione di servizio. Qualche minuto dopo, mentre il cancello si apriva verso l'interno per far entrare l'Escalade, un uomo calvo con una macchina fotografica, un gringo con un gil cachi multitasche, salt fuori da dietro una palma sull'altro lato della strada. Scatt almeno dieci foto di Andreas e Tad, con la casa di Tad alle loro spalle, prima che Andreas si nascondesse dietro l'Escalade.
Come aveva potuto essere cos stupido da uscire allo scoperto? Era una brutta situazione, e peggior ulteriormente. Tad si era messo in posizione di tiro, puntando la pistola contro il fotografo, mentre Andreas continuava a sentire gli scatti dell'otturatore. - Metti gi quella macchina, stronzo, - grid Tad. - Credi che non lo farei? Credi che ho paura?
La pistola era sorprendentemente malferma. L'autista salt gi dall'Escalade con un'espressione sgomenta. Dalla strada arriv uno stropiccio di passi. Tad abbass la pistola, corse verso le gabbie lungo il muro accanto al cancello e liber due dei suoi rottweiler.
Cos finisce la mia fortuna, amen, pens Andreas.
Lui e l'autista seguirono Tad oltre il cancello e videro i cani filare a tutta birra verso il fotografo. Fu a quel punto che l'Assassino rese nota la sua presenza. Quando il fotografo and a sbattere contro un furgoncino parcheggiato, i cani lo raggiunsero e lo aggredirono senza esitazione, uno azzannandogli un braccio e l'altro una gamba. Andreas si ritrov a sperare che lo uccidessero.
Tad correva per la strada con la pistola in mano.
Andreas sal sull'Escalade e disse all'autista di fare altrettanto. Quando varcarono il cancello videro i cani uggiolanti e barcollanti - il fotografo doveva averli irrorati di spray al peperoncino - e il furgoncino che puntava dritto contro Tad, il quale non sembrava pi interessato allo scontro. Si tolse dalla strada, con la pistola che gli ciondolava in mano. L'autista dovette sterzare di colpo per evitare lo scontro con il furgoncino.
- Fai inversione e seguilo, - disse Andreas.
L'autista annu malvolentieri e non si affrett. Quando fin di fare inversione, la strada era vuota. - Lo abbiamo perso, - disse, come per chiudere la questione.
A quanto pareva non era cambiato niente. L'Assassino non era andato da nessuna parte. Andreas si sentiva un sognatore risvegliatosi in un'esistenza che, nei dieci anni in cui era stato felicemente addormentato, era divenuta ancora pi disperata. Invece dell'amore, aveva la fama. Invece di una moglie, di figli o di veri amici, di un amico come avrebbe potuto essere Tom Aberant, aveva Tad Milliken. Era solo con l'Assassino.
Ordin all'autista di portarlo alla clinica pi vicina. Il furgoncino del fotografo era parcheggiato l davanti. Le gocce di sangue fresco sull'asfalto conducevano a una macchia rossa sul linoleum oltre la porta. Nella sala d'attesa c'erano due donne beliziane e quattro bambini malati.
- Devo vedere il mio amico, - disse Andreas alla receptionist. - Quello che  stato morso.
E poich quello era il Belize, Andreas venne introdotto direttamente nella sala visite, dove un giovane medico stava pulendo una brutta ferita, una delle tante, sul braccio del fotografo. - Per favore, aspetti fuori, - disse il medico senza alzare lo sguardo.
Il fotografo, sdraiato sulla schiena, gir la testa verso Andreas. Sgran gli occhi.
- Sono un amico, - disse Andreas. - Voglio sistemare questa faccenda.
- Il tuo amico ha cercato di ammazzarmi.
- Mi dispiace.  pazzo.
- Tu credi?
- Per favore, aspetti fuori, - ripet il medico.
La macchina fotografica era l, su una sedia. Sarebbe stato facile portarsela via, ma le foto erano solo una parte del problema. I soldi avrebbero aiutato a risolvere l'altra parte, ma Andreas era famoso per non averne. Famoso per la semplicit gandhiana della sua esistenza, per la valigia e la ventiquattrore che contenevano tutti i suoi beni materiali. In genere quella fama funzionava a suo favore, ma in quel momento non stava funzionando.
Nel parcheggio, sotto un sole cocente, Andreas telefon a Claudia, una sua ex che in quel periodo ospitava il Sunlight Project nella casa sulla spiaggia dei suoi genitori. La famiglia si era quasi stancata di venire esclusa dalla sua casa di villeggiatura e di ricevere le fatture per le spese del Progetto, ma la lealt di Claudia era ancora solida, e per mantenerla gli bastava sottomettersi alle sue canzonature. A Berlino era solo mezzanotte. Claudia si trovava in un locale in riva alla Sprea quando Andreas la chiam per chiederle di coprire le spese mediche del fotografo. - Ti mando il numero via sms, - le disse.
Claudia scoppi a ridere. - Vuoi che salti su un aereo e ti porti un cappuccino, gi che ci sono?
- Latte scremato, semidecaffeinato.
- Non  che fossi a tavola con i miei amici, eh.
Andreas sapeva benissimo che c'era una sola cosa che poteva farla brillare agli occhi dei suoi amici pi che ricevere una telefonata a mezzanotte da lui: uscire dal locale per sbrigare un'importante commissione per lui. Sapevano che era stata la sua ragazza per sei mesi, a met di quel dolce decennio ormai finito, il decennio in cui la fama gli dava molto piacere e nessun dispiacere. Da Claudia aveva ricevuto notti di sesso interessante, insieme ad altre premure per un valore di almeno duecentomila euro, eppure era lei quella che si sentiva grata, perch lui era il famoso eroe fuorilegge. Che bei tempi.
Il fotografo, che si chiamava Dan Tierney, usc dalla clinica un'ora dopo. La testa rasata lo faceva sembrare pi vecchio di quello che probabilmente era. Le ferite sul braccio e sulla gamba, a giudicare dalle fasciature, non erano molto gravi. - Sembra che qualcuno a Berlino mi abbia pagato il conto, - disse.
- Una mia amica, - rispose Andreas. - Come stai?
- Su una scala da uno a dieci, il massimo l'ho raggiunto con il morso di uno scorpione sulla palpebra. Questo direi che  un quattro.
- Posso offrirti da bere?
- No. Me ne torno in albergo a prendere un Percocet.
- Il Percocet va gi bene col rum.
- E cos adesso sei mio amico? Mi domando dov'eri quando il Pazzo mi puntava contro la pistola.
- Nascosto dietro un suv.
- Rimandiamo a un'altra volta per il rum. Scusa.
- Posso chiederti per chi lavori?
Tierney si avvi zoppicando verso il furgoncino. - Per diversi committenti. Il New York Times pubblicher un altro articolo su Milliken. Il macao, la polizia locale. Il peggiore schifozoide del settore tecnologico, eccetera. Difficile che la foto di lui che mi punta contro una pistola faccia cambiare idea a qualcuno.
- Non credo di poterti convincere a cancellare le mie immagini e non dire a nessuno che mi hai visto a casa sua.
- Perch dovrei farlo?
- Per aiutare il Sunlight Project.
Tierney scoppi a ridere. - Non vuoi che io getti luce sulla tua amicizia con il Pazzo. Devo chiamarla ironia, ipocrisia o contraddizione? Non so mai quale sia il termine adatto.
- Chiamala in tutti e tre i modi, se vuoi, - disse Andreas.
- Faccia tosta. Eccone un quarto.
- Il fatto  che non sono amico di Tad. Getteresti una luce falsa.
- Davvero. Non sapevo che esistesse una cosa del genere.
- Risplende su tutto internet.
- Mi stupisce che tu lo dica -. Tierney apr la portiera e sal sul furgoncino. - Anzi, mi stupisce a met. Non  che non mi piaccia quello che fai. Hai una media battuta piuttosto alta quando si tratta di prendertela con la gente giusta. Ma devo ammettere che ti ho sempre considerato uno stronzo.
Quelle parole risvegliarono di nuovo l'Assassino. Se Tierney lo considerava uno stronzo, lo stesso doveva valere anche per molti altri. Andreas sent un improvviso, ansioso bisogno di mettersi al computer e scoprire chi fossero questi altri e cosa dicessero di preciso.
- Non ho niente da darti, - disse a Tierney, - tranne la verit. Posso offrirti da bere e raccontarti la verit?
Era la sua battuta migliore, quella che aveva usato tante volte nel decennio precedente. La usava anche quando non era necessario, perch anche se una donna gli aveva gi segnalato la propria disponibilit, gli piaceva vedere che effetto aveva su di lei. Tutti volevano sentire la verit da lui. Vide che Tierney ci stava pensando.
- Ammetto che non mi sarei mai aspettato di incontrarti di persona, - disse. - C' un bar nel mio albergo.
Al bar, Andreas attacc il suo discorsetto standard sull'SP, con la lista dei governi e quella pi lunga delle multinazionali e dei singoli abusatori di potere che aveva messo in imbarazzo. Si affrett a concludere perch Tierney sembrava impaziente. - Cos ci sono due aspetti della verit, - disse. - Il primo  che il Progetto vive o muore a seconda di come l'opinione pubblica percepisce la mia persona. Il motivo per cui noi andiamo ancora forte mentre WikiLeaks sta affondando  che la gente considera Assange un maniaco sessuale autistico e megalomane. Le sue capacit tecniche non sono cambiate. Quello che  cambiato  che la gente non porta i panni sporchi da una persona sporca. Chi denuncia la sporcizia lo fa perch ha voglia di pulizia. Se non mi aiuti, rischiamo di finire come WikiLeaks.
- Ma di, - disse Tierney. -  solo una foto di due giganti di internet dentro una propriet recintata. A meno che tu non stia dicendo che  solo la punta dell'iceberg...
- Questo  il secondo aspetto della verit. Ed  qui che devi credermi. Non c' nessun iceberg. La mia vita  pulita. A vent'anni ne combinavo di tutti i colori, ma vivevo in un paese malato ed ero giovane. Visto che da allora sono sempre stato sotto gli occhi del pubblico, credi che se qualcuno avesse della sporcizia su di me non l'avrebbe gi sparsa per tutto internet?
- Se dovesse succedere, i tuoi hacker sarebbero bravissimi a seppellirla.
- Sul serio?
- Okay, allora sei pulito. Amen. Questo dimostra che ho ragione. Una foto non  la fine del mondo.
- Se apparissi insieme a Milliken sarebbe un disastro per il Progetto. Come buttare un calzino rosso in mezzo al bucato bianco. Basta un solo calzino rosso, e niente sar mai pi bianco.
Tierney si spost sulla sedia e fece una smorfia. - Sicuramente non c' bisogno che te lo dica. Per sei proprio un tipo strano. Chi se ne frega se le tue lenzuola sono un po' rosa! Tutti hanno le lenzuola un po' rosa. La gente va ancora a vedere i film con Hugh Grant. E Bill Clinton  pi amato che mai.
- Il loro compito non  essere puliti. Il mio s.
- E comunque, cosa ci facevi da Milliken?
- Elemosinavo soldi.
- Allora devi prendertela solo con te stesso.
- Hai ragione. Ero disperato e mi  andata di sfiga. Hai potere assoluto su di me.
-  a questo punto che mi offri dei soldi?
- Se avessi soldi non sarei andato da Milliken. E sono meno ipocrita di quanto tu creda. Non te li offrirei neanche se li avessi. Sarebbe un vero tradimento dei princip del Progetto.
Tierney scosse la testa, come confuso dalla stranezza di Andreas. - Potrei ottenere circa duemila dollari per una foto di voi due. E sono stato anche aggredito dai rottweiler.
- Se  solo una questione di risarcimento, e non di prezzo del silenzio, la mia amica di Berlino pu pagarti un'equa tariffa di mercato.
- Che amica carina.
- Crede nel Progetto.
- Ma al di l di quello che dici, tu non vuoi che io faccia a te quello che tu fai agli altri.
-  la verit.
- Allora sei uno stronzo.
- Certo. Ma non sono Tad Milliken. Non possiedo niente. Tutti i miei beni stanno dentro una valigia. I governi repressivi mi odiano. Ci sono solo una decina di paesi al mondo in cui posso entrare senza problemi.
Era un bel discorso, gli era venuto bene, e Tierney sospir. - Procurami cinquemila dollari, - disse. - Farei causa al tuo amico Tad, se pensassi di poter vincere una causa in Belize. Andr comunque a denunciarlo alla polizia. Mi chiederanno se c'erano altre persone. Vuoi che menta?
- S, per favore.
- Certo che lo vuoi -. Tierney gir la macchina fotografica e, sotto gli occhi di Andreas, cancell una dopo l'altra tutte le immagini in cui si vedeva la sua faccia. Andreas ripens al giorno, in un altro decennio, in un'altra vita, in cui aveva ripulito il computer dai video porno, e alla sua battuta preferita di Mefistofele: Passato! Che parola sciocca! Perch passato? Passato e puro nulla: identit completa.  passato! Come dobbiamo intenderla, questa parola?  come non fosse mai stato12.
E invece era stato. Bastava che Tierney menzionasse l'incidente da qualche parte online, e sarebbe rimasto nel cloud per sempre. Nelle settimane successive, mentre Andreas chiudeva la casa sulla spiaggia e scambiava mail criptatissime con Tad Milliken, la sua paranoia mise radici e attecch. Ogni volta che inseriva una parola chiave con il suo nome in ognuno dei vari motori di ricerca, non si accontentava pi di leggere le prime due pagine di risultati. Si domandava cosa ci fosse nella pagina successiva, quella che non aveva ancora letto, e dopo aver guardato la pagina successiva ne trovava un'altra ancora. Ripetere, ripetere. Sembrava che non ci fossero limiti al suo bisogno di rassicurazioni. Era cos immerso e coinvolto nel mondo di internet, cos invischiato nel suo totalitarismo, che la propria esistenza online cominciava a sembrargli pi reale di quella fisica. Gli occhi del mondo, perfino gli occhi dei suoi sostenitori, non erano rilevanti di per s nel mondo fisico. A chi importavano i pensieri privati degli altri su di lui? I pensieri privati, a differenza dei dati, non esistevano in un modo recuperabile, divulgabile e leggibile. E poich una persona non poteva esistere in due luoghi nello stesso momento, pi Andreas esisteva come immagine su internet, e meno sentiva di esistere come persona in carne e ossa. Internet significava morte, e lui, al contrario di Tad Milliken, non poteva rifugiarsi nella speranza di un aldil nella nuvola.
Lo scopo di internet e delle tecnologie connesse era liberare l'umanit dai compiti - fabbricare cose, imparare cose, ricordare cose - che prima davano significato alla vita e perci ne costituivano l'essenza. Ora sembrava che l'unico compito significativo fosse l'ottimizzazione per i motori di ricerca. Appena si fu sistemato in Bolivia, Andreas cre una piccola squadra di fanatici, hacker e stagiste, che effettuavano l'ottimizzazione con metodi sia leciti sia illeciti. Il sogno di Tad di una reincarnazione di lusso poteva anche essere tecnicamente campato in aria, ma era una metafora di qualcosa di vero: se - e solo se - avevi sufficiente denaro e/o capacit tecniche, potevi controllare la tua immagine su internet e, di conseguenza, il tuo destino e il tuo aldil virtuale. Ottimizzare o morire. Uccidere o essere uccisi.
Per un anno cerc tierney andreas milliken due o tre volte al giorno. Sorvegli Tierney non meno ossessivamente su Facebook e Twitter. La sua paranoia era evidentemente una quantit fissa. Se la reprimeva da una parte, spuntava fuori da un'altra. Quando infine Tierney smise di preoccuparlo cos tanto - se avesse voluto spifferare lo avrebbe fatto prima, e lui lo avrebbe saputo - Andreas non si fece meno ansioso. Cominci a preoccuparsi, nell'ordine, delle sue ex ragazze, degli ex impiegati scontenti, dei funzionari della Stasi sopravvissuti, finch non arriv alla madre di tutte le preoccupazioni: Tom Aberant.
Per molto tempo, per vent'anni, aveva pensato che il segreto del suo passato omicida fosse al sicuro con Tom. Aiutandolo a spostare il cadavere, anche lui aveva commesso un grave crimine, e nella lettera che aveva spedito ad Andreas qualche mese dopo, da New York, si era scusato di avergli tirato un bidone, gli aveva assicurato che niente di quello che aveva detto a Berlino avrebbe visto la luce, n su Harper's n altrove, e si era augurato che la loro piccola avventura permettesse ad Andreas di avere la vita che voleva con la sua ragazza. Malgrado si fosse offeso per il tono distante delle cartoline successive di Tom, soprattutto quella in risposta alla sua lettera di confessioni, non se ne era preoccupato. Anche quando aveva fatto un ultimo tentativo per ravvivare l'amicizia, nel 2005, chiamando Tom a Denver per offrire un'importante soffiata al Denver Independent, e Tom lo aveva snobbato, Andreas non si era preoccupato. Alla peggio, aveva pensato, Tom era diventato un avversario professionale. Cose che capitano nelle amicizie mancate.
Ma poi un mattino, nel granaio di Los Volcanes, leggendo la rassegna stampa su di lui, Andreas s'imbatt in un'intervista rilasciata da una giornalista del Denver Independent, Leila Helou, alla Columbia Journalism Review.
 Questa gente vomita informazioni. Ci vuole un giornalista per confrontare, riassumere e contestualizzare quello che hanno vomitato. Magari non siamo sempre mossi dalle migliori intenzioni, ma almeno ci interessa il destino della civilt. Siamo adulti che cercano di comunicare con altri adulti. Loro somigliano pi a dei selvaggi. Non parlo dei leaker principali, come Snowden o Manning, che in realt sono solo fonti nobilitate. Parlo di canali come WikiLeaks e il Sunlight Project. Questi hanno un'ingenuit selvaggia, come il bambino che considera ipocrita l'adulto perch filtra quello che gli esce di bocca. Filtrare non  falsit,  civilt. Julian Assange  cos cieco e sordo alle basilari funzioni sociali che mangia con le mani. Andreas Wolf  un uomo cos pieno dei suoi sporchi segreti che per lui tutto il mondo  fatto di sporchi segreti. Lancia tutto contro il muro, come un bambino di quattro anni che lancia la cacca, per vedere cosa ci resta attaccato.
Sporchi segreti? Andreas rilesse con gelido terrore quel paragrafo ingiurioso. Chi cazzo era Leila Helou? Una rapida ricerca produsse alcune foto di lei con Tom Aberant in occasioni professionali, insieme a commenti maligni, pubblicati su blog scandalistici, secondo i quali andare a letto con l'editore del Denver Independent aveva fatto miracoli per il suo talento. Leila Helou era la ragazza di Tom.
Sporchi segreti? Lancia la cacca? E questo lo chiamava filtrare?
Andreas pens alla sua telefonata a Denver del 2005. Gli Halliburton Papers erano la fuga di notizie internazionale pi importante del Sunlight Project fino a quel momento. Andreas avrebbe potuto portarli direttamente al New York Times, ma sapeva che Tom aveva fondato una rivista d'informazione online e probabilmente avrebbe colto al volo quell'occasione di notoriet immediata. Anche se le sue motivazioni non erano del tutto pure - godeva al pensiero che ora Tom avesse bisogno di qualcosa dall'amico che aveva abbandonato, l'amico che era diventato pi famoso e potente di lui -, il suo vecchio desiderio di amicizia giocava ancora un certo ruolo. Aveva immaginato che il Denver Independent potesse diventare il portavoce americano del Progetto; che lui e Tom potessero finalmente lavorare insieme, anche se da due continenti diversi. E Tom, al telefono, gli era parso interessato. S, quasi sentimentale: era da quindici anni che non si parlavano. Gli aveva chiesto un'ora per discuterne con una persona fidata.
Sembrava una pura formalit. Ma quando Tom lo aveva richiamato, dopo un'ora e un quarto, il suo tono era cambiato. - Andreas, - aveva detto, - apprezzo molto la tua offerta. Significa molto per me, ed  una decisione difficile. Ma credo di dovermi attenere al mio intento principale, quello di coltivare il giornalismo d'indagine. Il giornalismo sul campo. Non sto dicendo che non c' posto per quello che fai. Ma temo che questo non sia il posto adatto.
Mentre riattaccava, Andreas aveva giurato di non lasciarsi pi ferire da Tom. Ma solo adesso, otto anni dopo, leggendo l'intervista a Helou, si rese conto che Tom non era solo indifferente nei suoi confronti. Tom era una minaccia esistenziale.
D'un tratto cap: Tom aveva intravisto l'Assassino. Alla luce dell'alba, nella valle dell'Oder. La mostruosa erezione che gli era venuta abbracciando Tom non era, come aveva pensato, il naturale sfogo della libido che aveva represso fin dalla notte dell'omicidio. E non era neppure un'erezione omosessuale, non in senso significativo. E tuttavia era un'erezione per Tom. A scatenarla era stato lo stesso motivo che aveva scatenato quella per la quindicenne Annagret: Tom si era reso complice dell'omicidio. Uomo, donna: l'Assassino non faceva distinzioni. E allora lui cos'aveva fatto? Non se lo ricordava bene, forse era stato un sogno. Ma in tal caso doveva essere stato un sogno molto vivido. Mettersi a cavalcioni della tomba con l'uccello in mano: era successo davvero? Doveva essere successo, perch come spiegare altrimenti il fatto che da quel momento Tom lo aveva tagliato fuori? Tom era stato testimone di quel che l'Assassino gli aveva fatto fare. Cos gli aveva promesso di cenare con lui, e invece era tornato di corsa a New York, a rifugiarsi dalla sua donna. E Andreas aveva continuato a cercarlo con una mancanza di orgoglio del tutto atipica, mandandogli cartoline, scrivendogli una lettera di autodenuncia, e infine chiamandolo al telefono, non perch loro due fossero destinati a essere amici, ma perch l'Assassino non dimenticava mai quello che voleva. L'affetto non c'entrava niente.
La persona fidata che Tom aveva menzionato al telefono: chi altri poteva essere, se non Leila Helou? Tom aveva chiesto alla sua nuova donna cosa fare con gli Halliburton Papers, lei li aveva bocciati, e adesso, otto anni dopo, era fin troppo chiaro perch: perch Tom le aveva raccontato dell'omicidio di Horst Kleinholz. Cos'altro potevano essere gli sporchi segreti? Aveva praticamente accusato Andreas di omicidio a sangue freddo.
Quando rilesse ancora una volta l'intervista, l'Assassino usc allo scoperto, sotto forma di desiderio di fracassare il cranio di Tom con un oggetto contundente. Se fosse esistito un modo per aggirare i controlli alla frontiera statunitense, sarebbe andato a Denver ad ammazzarlo. Perch aveva intravisto l'Assassino. Perch aveva rifiutato le pi autentiche offerte di amicizia che Andreas avesse mai fatto. Perch lo aveva respinto pi di una volta, umiliandolo. Perch si era sottomesso a sua moglie e aveva dato retta alla sua ragazza. Perch aveva sedotto Andreas e poi lo aveva tradito con la sua ragazza; perch non aveva tenuto la boccuccia chiusa. Ma soprattutto per la sua santimonia americana: Non sto dicendo che non c' posto per le tue gesta odiose e criminali, per la tua fame di celebrit, i tuoi lanci di cacca, le tue profanazioni di tombe. Ma temo che la mia casa pulita non sia il posto adatto. Era questo, pi o meno, che gli aveva detto al telefono.
- Non posso credere che tu mi abbia fatto questo, - mormor Andreas. - Non posso crederci...
Era comunque improbabile che Tom incriminasse se stesso denunciando il delitto, e Andreas era abbastanza razionale da riconoscerlo. Ci che infiammava la sua paranoia era il pensiero che Tom avesse visto l'Assassino in lui. Quel pensiero era come un elettrodo nel cervello. Non riusciva a smettere di schiacciare il pulsante, che gli dava, ogni volta, la medesima scossa di paura e odio.
Disse alle stagiste che era malato e si rintan nella sua stanza, dove si mise in cerca di sporcizia su Tom e Helou. La blogosfera e i social media crepitavano gi di sdegno per l'intervista alla CJR. Nel mondo dei cosiddetti adulti Helou era una giornalista rispettata, ma nel mondo di internet veniva attaccata con lo stesso accanimento con cui Andreas veniva difeso. Per qualche motivo, anzich rassicurarlo, questo gli fece odiare ancora di pi la coppia Aberant-Helou. Avevano deliberatamente provocato gli stessi blogger e tweeter che lui dedicava sempre pi tempo a soddisfare. Di nuovo quella graffiante santimonia, di nuovo quel messaggio: Noi siamo ci che tu non potrai mai essere. Noi disprezziamo non solo te, ma anche il mondo virtuale nel quale vivi sempre di pi. Noi siamo capaci dell'amore che tu non hai saputo provare per Annagret...
Secondo Google, Helou era sposata con uno scrittore invalido che presumibilmente tradiva. Ma se lei e Tom apparivano in pubblico insieme, voleva dire che se ne infischiavano dell'opinione degli altri. Una domanda pi promettente era che fine avesse fatto la moglie di Tom. Dopo il 1991 non era documentata l'esistenza di una persona con il suo nome e la sua data di nascita. Andreas venne preso dalla speranza che Tom l'avesse uccisa e l'avesse fatta franca. Sembrava altamente improbabile, ma in un certo senso non lo era. Tom, dopotutto, gli aveva detto di non poter vivere n con Laird n senza di lei. E dopotutto lo aveva aiutato a seppellire un cadavere.
Seguendo un'intuizione, Andreas fece qualche ricerca su Laird e scopr che il padre miliardario della ragazza aveva istituito un fondo fiduciario a suo nome; il Wichita Eagle aveva pubblicato le dichiarazioni dei redditi. C'erano anche le prove che Tom aveva fondato il Denver Independent con i soldi del suocero. Ma non con tantissimi soldi. Non con i soldi che Anabel poteva valere se fosse stata ancora viva. Era viva? Oppure, ancora meglio, era un cadavere? L'istinto gli diceva che Anabel, viva o morta, poteva essere un modo per infliggere dolore e caos a Tom da lontano.
And dal capo dei suoi hacker, Chen, e gli chiese se potevano rubare una grande capacit di elaborazione.
- Quanta? - chiese Chen.
- Ho due foto nitide di una ventiquattrenne che adesso ha quasi sessant'anni. Voglio fare un controllo con riconoscimento facciale su ogni database fotografico reperibile.
- In tutto il mondo?
- A cominciare dagli Stati Uniti.
-  tanta roba. Se provo a farlo in fretta, ci beccheranno. Con tante di queste server farm possiamo prendere solo pochi minuti per volta. Ne abbiamo di ottime, ma non vogliamo perderle.
- E non facendolo in fretta, quanto ci vorr?
- Qualche settimana, forse di pi. E questo solo per gli Stati Uniti.
- Vedi cosa puoi fare. Rischia il meno possibile.
Il loro software di riconoscimento facciale era quasi comparabile a quello dell'Nsa, eppure non funzionava bene (non che quello dell'Nsa funzionasse meglio). Ogni giorno, per diverse settimane, Chen inoltr ad Andreas fotografie di donne di tarda mezza et che non somigliavano molto ad Anabel Laird. Ma passare in rassegna quelle immagini gli dava qualcosa da fare, gli faceva sentire che stava portando avanti un piano, gli attenuava un po' la paranoia. E poi, n per la prima n per l'ultima volta, ebbe un colpo di fortuna.
Aveva sempre considerato la fortuna un suo diritto di nascita - glielo aveva detto anche sua madre: il mondo si conformava a tutto ci che lui voleva fare - ma la botta di sfortuna con Dan Tierney gli aveva fatto perdere la fiducia. L'immagine dell'impiegata dai capelli grigi di un supermercato di Felton, in California, aveva una risoluzione troppo bassa per mostrare la cicatrice visibile sulla fronte di Laird nelle vecchie foto, e poich l'impiegata non sorrideva era impossibile controllare se avesse una fessura tra i denti. Ma quando vide il suo nome, Penelope Tyler, e lo colleg con i suoi anni alla Tyler School of Art, Andreas sent che la fortuna era tornata. Usc dall'edificio dei programmatori e alz lo sguardo verso il sole boliviano, spalanc le braccia e ne assorb la luce calda.
Penelope Tyler era chiaramente una persona che aveva tentato di sparire. La foto sul tesserino di lavoro era la sua unica immagine disponibile, e la sua traccia ufficiale sul web era straordinariamente debole. Andreas impieg quasi un'ora per scoprire che aveva una figlia. Questa figlia, Purity, era relativamente ben documentata, con profili su Facebook e LinkedIn e una storia creditizia molto travagliata. Osserv le sue foto e le foto recenti di Tom, confrontando le sopracciglia della ragazza con quelle di lui, la sua bocca con quella di lui, e concluse che doveva essere figlia di Tom. Ma non vi era traccia di contatti fra loro, n sui social media, n fra i documenti scolastici e sanitari della ragazza, niente da nessuna parte. Visto che era nata non molto tempo dopo la scomparsa di Laird, l'unica spiegazione era che Tom non sapesse della sua esistenza. Altrimenti perch Laird avrebbe cambiato identit?
La ragazza valeva indirettamente un casino di soldi, una somma nell'ordine dei miliardi, e quasi certamente non lo sapeva. Stava pagando le rate del debito studentesco, abitava in una casa che su Street View sembrava semiabbandonata, e lavorava come addetta alla promozione per una start up che si occupava di energie alternative. I soldi interessavano ad Andreas nella misura in cui procurarsene un po' poteva rendergli la vita pi facile. Ma non era quello il motivo per cui continu a cliccare sulle foto di Purity Tyler. N il suo aspetto, per quanto abbastanza gradevole, era il motivo per cui concep un desiderio omicida per lei. Quel che importava era che la ragazza apparteneva a Tom.
Stabil una connessione sicura e chiam Annagret. Nel corso degli anni era stato attento a non perderla del tutto di vista. Si ricordava del suo compleanno e ogni tanto le mandava un link relativo a una delle sue cause. Con tutta l'energia che Annagret aveva investito nel suo progetto di vicinanza, era incredibile quanto Andreas la sentisse lontana. Quanto gli sembrasse fortuito - se non per la sua bellezza - il fatto di averla frequentata. Non solo aveva piccole ambizioni, ma sembrava esserne del tutto soddisfatta. Aveva lasciato Berlino e si era trasferita a Dsseldorf. Ma le sue mail ad Andreas erano sempre cordiali e piene di ammirazione, con tanti punti esclamativi.
Al telefono, dopo essersi assicurato che fosse sola, le spieg cosa gli serviva da lei. - Considerala una vacanza gratis in America, - disse.
- Io odio l'America, - rispose Annagret. - Credevo che Obama avrebbe cambiato qualcosa, invece siamo sempre l: armi, droni, Guantnamo.
- Guantnamo  una brutta storia, sono d'accordo. Non ti sto chiedendo di farti piacere il paese. Ti sto solo chiedendo di andarci. Se potessi ci andrei io, ma non posso.
- Non sono sicura di poterci andare neppure io, - disse Annagret. - So che mi hai sempre considerata una brava bugiarda, ma mentire non mi piace pi.
- Questo non significa che tu non sia pi brava.
- E forse... Be'. Sarebbe davvero cos terribile se questa persona raccontasse al mondo quello che abbiamo fatto? Ci penso ancora quasi tutti i giorni. Non posso vedere film con scene di violenza. Venticinque anni dopo, mi vengono ancora gli attacchi di panico.
- Mi dispiace. Ma Aberant minaccia di screditare tutto quello che ho fatto.
- Capisco. Il Progetto  molto importante. E ho sempre sperato che ci fosse un modo per rimediare a quello che ti ho fatto. Ma... a cosa ti servirebbe portare sua figlia in Bolivia?
- Lascia che ci pensi io.
Un momento di silenzio. Preoccupante.
- Andreas, - disse infine Annagret. - Ti dispiace di quello che abbiamo fatto?
- Certo che mi dispiace.
- Okay. Non so cosa mi gira in testa. Il nostro periodo insieme, immagino. A volte mi sento tanto a disagio. So di averti deluso. Ma non  per questo che mi sento a disagio. C' qualcos'altro... non riesco a spiegare.
Andreas era allarmato, ma parl con calma. - Cosa c'?
- Non lo so. Vedo la tua vita adesso, tutte le tue ragazze, e... A volte mi chiedo perch non hai avuto altre storie quando stavi con me. Se  successo non  un problema. Ora puoi dirmelo.
- Non ho mai avuto altre storie. Stavo cercando di essere buono con te.
- Tu sei buono. Conosco tutte le cose fantastiche che hai fatto. A volte non riesco a credere di aver vissuto con te. Eppure... Ti dispiace davvero di quello che abbiamo fatto?
- S!
- Okay. Non so cosa mi gira in testa.
Andreas sospir. Dopo tanti anni dovevano ancora discutere.
-  per via del sesso, - disse d'un tratto Annagret. - Mi dispiace, ma  per quello.
- In che senso? - riusc a dire Andreas.
- Non lo so. Ma ora ho pi esperienza, posso fare paragoni. E sentire la tua voce... non lo so. Mi ricorda qualcosa a cui non voglio pensare. Una sensazione molto brutta che non riesco a descrivere. Mi manda un po' nel panico. Anche adesso. Provo un senso di panico.
- Era tutto mischiato con quello che avevamo fatto. Forse era per questo che non potevamo rimanere insieme.
La sent respirare a fondo. - Andreas, questa ragazza... perch vuoi che la mandi da te?
- Per convincerla a credere nel Progetto.  la nostra migliore protezione. Se lei  dalla nostra parte, suo padre non ci far niente.
- Okay.
- Annagret,  tutto qui.
- Okay. Okay. Ma posso almeno portare Martin?
- Chi  Martin?
- Un uomo che sento vicino. Con il quale mi sento al sicuro.
- Certo. Tanto meglio. Ovviamente, per, - concluse Andreas, con una risata scricchiolante, - non dirgli niente.
Al sicuro: quelle parole schiacciarono il pulsante collegato all'elettrodo. Dopo tutti quegli anni stava ancora pensando di ucciderla. Quanta della propria vita subatomica doveva avere involontariamente rivelato nei dieci anni passati con lei! Per sua fortuna, all'epoca Annagret era troppo giovane per capire. Ma aveva vissuto con quella sensazione, e ne era diventata consapevole a posteriori. Il pensiero della nuova consapevolezza di Annagret, del proprio orribile smascheramento agli occhi di una persona diversa da s, era quasi brutto quanto il pensiero di ci che aveva visto Tom.
Mentre aspettava che Annagret lo contattasse da Oakland, Andreas fece un onesto bilancio di se stesso e si accorse di aver perso parecchio terreno nella lotta contro l'Assassino. Ora la sua vecchia fissazione con la pornografia online gli sembrava ridicolmente veniale; il suo piano per uccidere Horst temperato da commoventi buone intenzioni. Ormai la sua vita interiore consisteva quasi solo dell'ossessione per la propria immagine su internet, quell'internet che per lui equivaleva alla morte; dell'odio per Tom e dei piani per vendicarsi di lui. A quel ritmo, ben presto l'Assassino lo avrebbe sopraffatto. E di nuovo intu che quando l'Assassino avesse preso il controllo, lui sarebbe stato, letteralmente, un uomo morto. Che l'Assassino, in realt, voleva assassinare lui.
Per questo prov un certo sollievo quando Annagret gli disse che aveva fatto cilecca con Pip Tyler e se l'era inimicata. Con un senso di liberazione, Andreas si butt in un'impresa meno folle, quella di collaborare al film che il regista indipendente americano Jay Cotter stava girando sulla sua vita, basato in parte sul Delitto dell'amore. Si rintan per due settimane al Cortez insieme a Cotter e al suo scenografo; fece lunghe telefonate a Toni Field per spiegarle la personalit di Katya. Quando torn a Los Volcanes, un altro progetto, che gli stava non meno a cuore, era vicino al traguardo: la divulgazione di uno splendido mucchio di mail e accordi sottobanco fra il gigante del petrolio russo Gazprom e il governo di Putin. Anche se ormai il Progetto funzionava sostanzialmente con il pilota automatico, Andreas aveva negoziato di persona il leak su Gazprom e dettato i termini della divulgazione sul Guardian e sul New York Times. La provenienza della notizia aveva richiesto un'intricata copertura, un labirinto impenetrabile di false piste elettroniche per proteggere la fonte. Andreas, inoltre, odiava particolarmente Vladimir Putin perch da giovane aveva lavorato con la Stasi, ed era deciso a infliggere il massimo imbarazzo possibile al suo governo perch dava rifugio a Edward Snowden, della cui purezza di intenti si era parlato fin troppo su internet. Nel video di dodici minuti da mettere online alla vigilia degli articoli del Guardian e del New York Times, Andreas sfoggi tutta la sua abilit punzecchiando Putin e rimproverando sottilmente le voci online che avevano permesso alla meteora Snowden di distrarle dalla sua carriera venticinquennale. La sua costante capacit di cogliere grandi occasioni, insieme alla prospettiva di diventare l'eroe di un film a medio budget distribuito in tutto il mondo, era una gradita distrazione dal problema di Tom Aberant.
La mail che gli mand Pip Tyler, di punto in bianco, intensific il suo senso di liberazione. Nella realt, la ragazza non somigliava affatto all'immagine delle sue fantasie di vendetta. Aveva un tono giovane, intelligente, simpaticamente avventato. L'umorismo e l'ostilit delle sue mail erano un balsamo per i nervi di Andreas. Come si era stufato della piaggeria, da quando era caduto nella paranoia! Com'era bello che qualcuno gli facesse notare la sua falsit! Mentre prendeva gusto alle mail di Pip, immagin una via di fuga che l'Assassino non aveva previsto, una scappatoia provvidenziale: e se avesse rivelato a una donna, poco per volta, il quadro completo della propria depravazione? E se malgrado tutto le fosse piaciuto?
La seccatura era che a Buenos Aires erano cominciate le riprese, e Toni Field si era perdutamente innamorata di lui. Andreas cap, per la prima volta, le fatiche dei pornodivi e l'utilit del Viagra. Se non fosse bastato che Toni aveva quasi la sua et e recitava nel ruolo di sua madre, Andreas non riusciva a smettere di paragonarla a Pip Tyler. E tuttavia, per parecchie ragioni strategiche, non ultima quella di tenere allegra la protagonista del film, era fondamentale che sembrasse appagato dalla loro relazione. Nel periodo che trascorse in Argentina, e ancora di pi dopo essere tornato in Bolivia e avere conosciuto Pip, fu impegnato nell'estenuante gestione di Toni. Prima che riuscisse a liberarsi di lei, Toni raggiunse un livello di somiglianza con sua madre che sarebbe stato ridicolo, se non fosse stato cos seccante.
Si innamor di Pip. Non c'era altro modo per descriverlo. All'inizio era spinto solo da bassi motivi, e la parte oscura del suo cervello era tutta un ronzare di calcoli, ma il vero amore non arrivava a comando. S, aveva usato le sue tecniche di manipolazione per creare un legame di fiducia con lei, le aveva confessato l'omicidio, l'aveva convinta a fare la spia per lui. Ma quando, al Cortez, con sua meraviglia e gioia, Pip si era lasciata spogliare, Andreas non stava pensando a suo padre, ma solo alla gratitudine che provava per quella dolce, cara ragazza. Le era grato di averlo attirato nella sua stanza anche se le aveva confessato l'omicidio; grato che non si fosse disgustata quando le aveva detto cosa voleva farle. E quando poi si era rifiutata castamente di andare oltre, c'era stato,  vero, un momento in cui avrebbe voluto strangolarla. Ma era stato solo un momento.
Cominci a pensare che fosse la donna che aveva aspettato per tutta la vita. La speranza che gli dava era pi dolce di quella che gli aveva dato Annagret, perch Andreas aveva gi mostrato il suo vero io a Pip molto pi di quanto lo avesse mai mostrato ad Annagret, e perch, venticinque anni prima, quando aveva sperato che Annagret potesse salvarlo, non aveva ancora riconosciuto l'Assassino da cui doveva essere salvato. Ora sapeva cosa c'era in gioco. Tom Aberant non c'entrava niente. In gioco c'era la possibilit di non rimanere solo con l'Assassino. Di poter finalmente ottenere ci che aveva cercato, poco realisticamente, in Annagret. Una vita con una donna giovane, intelligente e di buon cuore, che aveva senso dell'umorismo e lo accettava cos com'era e non somigliava affatto a sua madre. Sarebbe forse riuscito, ora che aveva superato da un pezzo i cinquanta, a vivere con una donna senza annoiarsi? Tutta la sua fortuna del passato non era nulla, in confronto alla fortuna di innamorarsi spontaneamente della persona che aveva pensato di ingannare per motivi malati. Sognava di sposarla in un mattino di sole, nel pascolo delle capre.
Ma poi la scappatoia provvidenziale svan. Quasi nello stesso momento in cui Pip sembrava essersi innamorata di lui, neppure una settimana dopo che gli aveva lanciato lo sguardo ardente, Andreas si ritrov in una stanza del Cortez dove, fin dal primo istante, and tutto storto. Non riusciva a capire perch Pip non volesse essere l, ma era chiaro che non voleva. Andreas prov di tutto. Goffamente, con sentimento. Non funzion niente. Lui non le piaceva. Non voleva essere l. Ma quello che Andreas percep era che all'Assassino non piaceva lei, l'Assassino non voleva che lei fosse l; che era stato l'Assassino a fargli commettere l'errore di riportarla in una stanza d'albergo prima che s'innamorasse davvero di lui, perch l'Assassino aveva paura di lei.
Rimasto solo, in ginocchio sul pavimento, Andreas non pianse per la delusione d'amore. Non pianse affatto. Tre mesi d'amore evaporarono in un istante. Aveva cercato di uscire da un abisso arrampicandosi su una corda che lei gli aveva lanciato, e appena le era arrivato abbastanza vicino da mostrarle la faccia, lei si era ritratta disgustata e aveva mollato la corda. Quello che provi per una donna che ti fa una cosa del genere non  amore.
Devast la camera d'albergo. Per qualche minuto, per molti minuti, fu al contempo l'Assassino e la persona infuriata con l'Assassino che lo aveva privato dell'amore. Scagli il cibo contro la parete, ruppe i piatti, strapp via dal letto coperta e lenzuola, ribalt il materasso e sbatt una sedia di legno contro il pavimento fino a romperne le gambe. Si era aggrappato alla speranza fino a quando Pip si era chiusa la porta alle spalle. Solo allora aveva capito che non era meglio di suo padre: troppo pura per uno come Andreas Wolf. Una troietta bacchettona che non valeva niente. Devast la camera d'albergo per sfogare la rabbia contro le sue speranze mal riposte. La speranza era l'inganno che gli aveva impedito di ordinarle di scopare (lei gli avrebbe ubbidito! glielo aveva detto!) finch non era stato troppo tardi. Aveva rischiato tutto e non aveva ottenuto niente.
Se quel giorno o quella notte non si fece del male, a parte qualche livido sulle nocche per aver preso a pugni la parete, fu solo grazie a un'idea che gli venne quando la rabbia pass. Si rese conto che possedeva ancora un'informazione nota solo a lui, e che poteva usarla per vendicarsi di Pip e Tom in un colpo solo. Anche se lui non era riuscito a scoparsi la ragazza, poteva sempre riuscirci Tom. La possibilit non era meno deliziosa per il fatto di essere remota. Poi voleva vedere se Tom avrebbe fatto ancora il bacchettone. E se Pip non si sarebbe dispiaciuta di averlo respinto.
Era un sollievo smettere di opporsi all'Assassino e sottomettersi alla malvagit della sua idea; si eccit tanto che and a mettersi nel punto in cui Pip si era spogliata e us le sue mutandine abbandonate per mungersi, tre volte, della sostanza che non aveva riversato in lei; lo aiut a superare la lunga notte. Al mattino presto gir diversi bancomat, prelevando dal conto del Progetto i soldi necessari per risarcire i danni all'albergo. Si fece la doccia e la barba, e stava aspettando nell'atrio quando Pedro arriv per accompagnarlo all'aeroporto. L'aereo atterr con quindici minuti di anticipo. Katya usc dalla dogana con un tailleur Chanel o simil-Chanel, una valigia a rotelle rivestita di broccato e un'antiquata ventiquattrore a tracolla, muovendosi pi rigida del normale, decisamente invecchiata, e con una parrucca di un rosso meno meraviglioso, ma ancora bellissima da lontano. Andreas si fece largo tra la folla per andarle incontro. L'abbracci, e lei gli pos la testa sul petto. La prima cosa che le disse fu: - Ti voglio bene.
- Me ne hai sempre voluto, - rispose lei.
Risalire la strada per andare incontro a Tom Aberant, sgranchendosi i muscoli irrigiditi da una settimana d'inattivit, avrebbe dovuto dargli una bella sensazione. Gi nel prato, vicino alle rapide, vicino al cumulo di rocce bagnate, un grosso picchio tamburellava su un tronco cavo. Una poiana-aquila pettonero si librava sopra la parete verticale di un pinnacolo rosso. Le correnti d'aria calda della tarda mattinata scuotevano il bosco lungo la strada, creando un arazzo di luci e ombre cos elaborato e caotico nei suoi movimenti che nessun computer al mondo avrebbe potuto modellarlo. La natura, persino su scala ridottissima, si faceva beffe dell'informatica. Anche migliorato dalla tecnologia, il cervello umano era minuscolo, infinitesimo, in confronto all'universo. Eppure avere un cervello e camminare in un mattino di sole in Bolivia avrebbe dovuto dargli una bella sensazione. Il bosco era impenetrabilmente complesso, ma non lo sapeva. La materia era informazione, l'informazione materia, e solo nel cervello la materia si organizzava a sufficienza da essere consapevole di se stessa; solo nel cervello l'informazione di cui il mondo era fatto poteva manipolare se stessa. Il cervello umano era un caso molto speciale. Andreas avrebbe dovuto sentirsi grato del privilegio di averne ricevuto uno, di aver svolto il suo piccolo ruolo nella consapevolezza di s dell'essere. Ma il suo cervello aveva decisamente qualcosa che non andava. Ormai sembrava in grado di conoscere solo il vuoto e l'inutilit dell'essere.
Era passata una settimana da quando a Denver lo spyware aveva smesso di funzionare. Avrebbe potuto farlo disinstallare da Chen dopo la richiesta di Pip, e forse se avesse agito in fretta avrebbe evitato che lo scoprissero, ma l'ultimo messaggio di Pip lo aveva reso cos ansioso che non riusciva quasi a respirare, figurarsi comunicare con Chen. Voglio cancellare tutto e farmi una vita qui: da qualche parte dentro di lui l'amore e la speranza per Pip erano sopravvissuti, in forma frammentaria, finch non aveva letto quelle parole. Ora non provava altro che dolore e paura. Non gli importava di rivederla, non gli importava di quello che Pip o chiunque altro pensava di lui. Nessuno, da nessuna parte, poteva fare niente per cambiare le cose.
O quasi niente. A Londra, sua madre era sopravvissuta alle cure contro il cancro e si stava ristabilendo. Se fosse riuscito a fare qualcosa, nei giorni in cui era rimasto sdraiato nella sua stanza, Andreas le avrebbe chiesto di tornare a trovarlo. Le era sempre piaciuto tutto di lui. Lei, la madre pi schifosa del mondo, per lui era la madre migliore che ci fosse. Mentre se ne stava sdraiato su quel letto, avrebbe accettato il suo amore e le sue cure a qualunque condizione glieli avesse offerti. Quella, in effetti, sembrava quasi l'essenza del suo disturbo.
Si stava avvicinando al ponte di cemento sul fiume, cercando di mettere i piedi nel solco di uno pneumatico di Pedro per evitare il fango creato dalla pioggia della sera prima, quando sent la Land Cruiser scalare la marcia prima della curva. L'unica cosa buona del suo disturbo era che l'avvicinarsi della Land Cruiser non lo rendeva pi ansioso. La sua ansia era gi ai massimi livelli. Il peggio che Tom potesse fargli era ucciderlo.
Ma quel pensiero, l'idea di essere ucciso da Tom, era come la speranza della pioggia in un deserto. Non un sollievo di per s, ma un motivo per andare avanti. La morte, in qualunque modo fosse sopraggiunta, avrebbe posto fine alla sua soffocante paura di morire; il modo vero e proprio avrebbe dovuto lasciarlo indifferente. Ma assassino e assassinato erano forse coloro che raggiungevano la pi intensa forma di vicinanza. In un certo senso, Andreas era stato pi vicino a Horst Kleinholz che a chiunque altro dopo che aveva lasciato il grembo materno. E morire sapendo che anche Tom era capace di uccidere - andarsene dal mondo sentendo di non essere stato del tutto solo in questo - sembrava a sua volta una sorta di vicinanza.
Qualcosa su cui riflettere. Aument leggermente l'andatura; alz la testa e raddrizz le spalle. A ogni passo corrispondeva una piccola quantit di tempo. Sapere che gli restava un numero di passi limitato rendeva pi sopportabile il dolore di affrontarli. Quando la Land Cruiser svolt la curva, Andreas sorrise nel vedere il suo vecchio amico.
- Tom, - disse cordialmente, porgendogli la mano oltre il finestrino del passeggero.
Tom la guard accigliato, apparentemente pi per la sorpresa che per la rabbia. Portava una camicia color cachi da giornalista gringo. Andreas aveva visto sue foto recenti, ma di persona la sua trasformazione fisica, la robustezza, la calvizie, dimostravano quanti anni erano passati.
- Su, di. Stringila.
Tom gliela strinse senza guardarlo.
- Perch non vieni a piedi con me? Pedro pu andare avanti con la tua roba.
Tom scese dalla macchina e si mise gli occhiali da sole.
- Sono contento di vederti, - disse Andreas. - Grazie di essere venuto.
- Non sono venuto per farti un favore.
- Certo che no. Comunque... ci incamminiamo?
Si incamminarono, e Andreas decise di andare dritto al sodo. La diminuzione del suo dolore mentale era cos liberatoria che si sentiva come la squadra perdente negli ultimi minuti dei tempi supplementari: mandiamo avanti i giocatori, giochiamo il tutto per tutto. - Congratulazioni in ritardo, - disse, - per tua figlia.
Tom non lo aveva ancora guardato.
- Lo sapevo da pi di un anno, - disse Andreas. - Immagino che mi sarei fatto pi onore informandoti subito.
- E Bruto  un uomo d'onore.
- Be', chiedo scusa.  una ragazza notevole sotto molti aspetti.
- Come l'hai trovata?
- Riconoscimento facciale.  un software cos primitivo che non si capisce come abbia fatto a funzionare. Ma come tu sai, per me funziona sempre tutto.
- Resti sempre impunito.
- Proprio cos! - Si sentiva fuori dal corpo, stranamente leggero. Tom era davvero l'unica persona al mondo per cui non aveva segreti. - Anche a te  andata piuttosto bene. Ottima storia, quella della bomba sparita. L'hai gi pubblicata?
- L'ho pubblicata una settimana fa.
- Te l'ho offerta in omaggio. Avremmo dovuto collaborare fin dall'inizio.
In un moto di euforia lo colp amichevolmente sul braccio. Si mise a blaterare, spiegando con orgoglio le caratteristiche di Los Volcanes, mentre lo conduceva attraverso il pascolo fino alla veranda dell'edificio principale. Suo padre, il marito di Katya, era morto prima di vedere cosa aveva costruito con la libert che lui gli aveva donato, ma se fosse vissuto, e se fosse andato a Los Volcanes, forse Andreas sarebbe stato altrettanto euforico con lui, altrettanto teatrale, gli avrebbe elencato i propri successi pur sapendo che nulla poteva attenuare il giudizio del padre su di lui.
Sulla veranda, Teresa arriv con la birra. Sopra di loro ronzava qualche ape senza pungiglione. Da qualche minuto Tom si era chiuso in un silenzio paterno.
- Allora, cosa ti porta in Bolivia? - disse Andreas.
- Vuoi dire, a parte il fatto che hai violato i miei computer? - La voce di Tom era strozzata dall'autocontrollo. - E che hai scombussolato il cervello di una ragazza che si d il caso sia mia figlia?
- Un quadro piuttosto cupo, devo ammetterlo, - disse Andreas. - Ma posso ricordarti che non ci sono stati danni, e che sei stato tu a cominciare?
Tom lo guard incredulo. - Sono stato io?
- Avevamo un appuntamento per cena. Ti ricordi? A Berlino. Non ti sei fatto vedere.
- E questa sarebbe la causa di tutto?
- Credevo che fossi mio amico.
- Con quello che mi stai dicendo, puoi biasimarmi se non voglio esserlo?
- Be', ad ogni modo, adesso siamo pari. Sono disposto a ricominciare da zero. Abbiamo senz'altro qualche nuovo leak che potrebbe interessarti.
- Non  per questo che sono venuto.
- No, lo immagino.
- Sono venuto - disse Tom, senza guardarlo - per minacciarti. Pubblicher un articolo su di te. Lo scriver io stesso. E porter la polizia sul luogo della sepoltura.
La durezza del suo tono era comprensibile, eppure Andreas ne fu ferito. Gli sembrava che Tom dimostrasse scarsa immaginazione rimanendo indifferente a ci che gli aveva implicitamente confessato: che Tom gli era piaciuto pi di quanto lui fosse piaciuto a Tom, e che la sua salute mentale non era proprio perfetta.
- Bene, allora, - disse. - Sei venuto per minacciarmi. C' anche un a meno che, presumo?
-  semplice, - rispose Tom. - Due cose semplici. Primo, non comunicherai mai pi con mia figlia, in nessuna circostanza. Secondo, distruggerai tutti i documenti che hai preso dai miei computer. Non terrai alcuna copia e non rivelerai niente. Se lo farai, terr la bocca chiusa.
Andreas annu. Il Tom che ricordava dai tempi di Berlino era pi gentile e comprensivo, pi materno. Ora la sua severit lo faceva sentire un bambino cattivo.
- Far tutto quello che mi chiedi, - disse.
- Bene. Allora abbiamo finito.
- Se non volevi altro, bastava che mi telefonassi.
- Avevo bisogno di dirtelo in faccia.
Chiss cos'era che voleva a tutti i costi fargli distruggere, si chiese Andreas. In realt non aveva letto molto dei documenti che aveva rubato. Una volta accertato che Leila Helou non aveva agito per vendetta, si era disinteressato dello spyware, e nelle ultime settimane era stato troppo debilitato dalla paura e dal dolore per incuriosirsi della sporcizia che poteva esserci sul computer personale di Tom.
- Non mi importa cosa sai di me, - disse Tom, come leggendogli nel pensiero. - Per mi importa cosa sa Pip. Se le dici qualcosa, ti distruggo.
- Presumo che tu non le abbia rivelato di essere suo padre.
- Preferisco che non lo sappia. Preferisco che non sappia neanche dei soldi.
- Non vuoi che tua figlia sappia che le arriver un miliardo di dollari.
- Non puoi capire.
-  una ragazza assennata. Non credo che i soldi la rovinerebbero.
- Non m'intrometter nelle decisioni di Anabel. E neanche tu.
- Allora ti importa pi della tua ex moglie che di tua figlia. Non dovrei stupirmi. Eri cos anche a Berlino.
-  cos e basta.
- E come la mettiamo con la tua ragazza? Se posso chiedertelo.
- Leila non c'entra.
- Le hai detto chi  Pip, vero?
- S.
- Un bello shock, immagino.
Tom si gir con un sorriso. Andreas non riconobbe subito la crudelt che conteneva. - Vuoi sapere una cosa? - disse Tom. - Ci ha fatto bene. Questa tua famosa luce del sole.  stata un bene per me e Leila.
Andreas chiuse gli occhi. Creare l'oscurit era semplice. Vi sprofond dentro con la mente, desiderando che fosse pi profonda. - In che senso, - mormor.
- Ci hai mandato Pip.
- Capisco.
-  stata dura per Leila. Alla fine ho dovuto raccontarle tutto, compreso quello che abbiamo fatto a Berlino.
- Ma glielo avevi raccontato molto tempo fa.
- No. Solo dopo che ho scoperto cosa mi avevi fatto.
- Glielo hai raccontato.
- Non preoccuparti. Il tuo segreto  al sicuro finch lasci stare Pip. Leila  una tomba, come me. Ma giusto perch tu lo sappia, ci hai fatto un favore.
- Ti ho aiutato...
- Ci eravamo impantanati. Niente di grave. Per ci serviva una spinta.
- Ti ho aiutato...
- Non fraintendermi: quello che hai fatto a Pip  imperdonabile. Non sono venuto per ringraziarti. Sto solo dando a Cesare quel che  di Cesare.
Andreas stava precipitando in un'oscurit cos amorfa che aveva la sensazione di avvitarsi, e quell'avvitamento era nauseante. Era gi grave che non fosse riuscito a rovinare la vita a Tom. Ma che senza volerlo gliel'avesse resa pi felice...
Apr gli occhi e si alz in piedi.
- Ho del lavoro urgente da sbrigare, - disse. - Tu intanto mangia, riposati un po'. Faremo una passeggiata quando rinfresca. Diciamo alle quattro?
- No, grazie, - disse Tom. - Ho detto quello che ero venuto a dire.
- Fermati almeno stanotte. A tua figlia piaceva camminare su questi sentieri.
Tom guard l'orologio. Stava chiaramente calcolando quando avrebbe potuto fuggire da Andreas e tornare dalla sua donna. In venticinque anni non era cambiato nulla.
- Hai gi perso i voli del pomeriggio, - disse Andreas. - Qui c' parecchio da vedere. In citt non c' niente.
- Mi servir un passaggio domattina all'alba.
- Certo. Ci pensiamo noi.
Rimasto solo, nella sua stanza al piano di sopra, Andreas apr la sua copia dell'hard disk personale di Tom. Cerc andreas e anabel e trov alcune corrispondenze, niente di interessante. Il livello di sicurezza di Tom era infimo - la password per il login, registrata sotto forma di sequenze di tasti, era leonard1980, niente maiuscole, niente caratteri speciali - e il desktop era rigidamente organizzato, cartelle e cartelle di Pdf di provenienza esterna, fotografie noiose e corrispondenza di lavoro che Tom non si era scomodato a proteggere con una password. Nella cartella documenti principale, tuttavia, c'era una sottocartella intitolata X. La sottocartella conteneva un unico file, un fiume di carne.doc, protetto da password. Andreas prov leonard1980 e gli venne negato l'accesso.
Il file era piuttosto grande, quasi mezzo mega. Inser qualche ovvia variante di leonard1980 prima di arrendersi e buttarsi sulla registrazione delle sequenze di tasti, la cui brevit era insieme incoraggiante (meno roba da spulciare) e molto scoraggiante, perch Tom poteva non avere usato tutte le sue password da quando era stato attivato lo spyware. C'era una leonarD1980, e una leonard198019801980. Nessuna delle due apriva un fiume di carne.doc. Pass di nuovo in rassegna la registrazione delle sequenze, tenendo lo sguardo meno a fuoco per individuare meglio le ripetizioni, e questa volta not una le1o9n8a0rd, seguita da numeri che sembravano riguardare operazioni bancarie online. Quella password un po' meno idiota apr il documento.
Sembrava un romanzo, o un'autobiografia. Andreas cerc il proprio nome e lo trov verso la fine. Ogni cosa in quel documento indicava che si trattava di un'autobiografia, un tentativo di ricordare in modo preciso e sincero, ma quando arriv al punto in cui Tom diceva di volergli bene, Andreas non credette a una parola. La narrazione ridiventava veritiera solo quando il narratore gli si metteva contro. Allora tutto ricominciava ad avere senso. Allora la realt riprendeva l'aspetto che gli era da sempre familiare: quelli che lo conoscevano non potevano volergli bene. E avevano ragione, cos come aveva ragione lui. Aveva decisamente qualcosa che non andava.
Si artigli la faccia. Il tempo passava. Fiss lo schermo del computer per un lasso di tempo che gli parve un millisecondo ma doveva essere stata mezz'ora, perch adesso il file era chiuso e lui sapeva come finiva la storia. Stava digitando le1o9n8a0rd come oggetto di una mail. Scelse andtylertoo@cruzio.com dalla rubrica degli indirizzi e alleg un fiume di carne.doc. Il motivo per cui non sentiva il trascorrere del tempo era che la sua mente si stava muovendo pi veloce che mai, senza di lui, lasciandolo indietro. Premette Invio.
Tom lo aspettava sulla veranda. Andreas non riusc a guardarlo, ma dalla bocca gli uscirono parole cordiali, il numero di ettari che formavano Los Volcanes, lo stato di area protetta del parco nazionale pi a nord. Scesero gi al fiume, attraversarono il ponte di assi e imboccarono il primo sentiero che portava a un'altura, un pinnacolo minore. Mentre il sentiero diventava scosceso, Tom cominci ad ansimare.
Andreas avrebbe dovuto moderare il passo per riguardo a Tom, ma gli sembrava importante raggiungere la cima pi in fretta possibile. Gli sembrava di avere un appuntamento con una donna che poteva andarsene. Aveva qualcosa di glorioso da dedicarle. Era importante che non se ne andasse. O che non morisse: ecco qual era il punto. Poteva morire prima che lui arrivasse in cima. Non era neanche l, ma poteva morire prima che lui arrivasse. Anche se non le aveva chiesto di venire a trovarlo, Andreas la odiava perch non era venuta. La odiava e aveva bisogno di lei e la odiava e aveva bisogno di lei. Ormai tutto era effetto, niente causa. Ricordava vagamente di essere stato un uomo fortunato. Di certo era una fortuna che lei fosse sopravvissuta alle cure contro il cancro. Poteva ancora ricevere la sua dedica, se solo lui avesse raggiunto la cima in tempo.
Sulla vetta c'era un belvedere con una panchina di legno grezzo. I pinnacoli sul lato opposto della valle erano incendiati dal sole al tramonto, ma il loro lato era gi in ombra. L'orlo del dirupo era arrotondato e cosparso di una scivolosa ghiaietta di arenaria. Sotto c'era un salto di diverse centinaia di metri, nuda roccia verticale a cui si aggrappava qualche robusta epifita.
Tom arriv ansimando in cima al sentiero, la faccia rossa, la camicia macchiata di sudore. - Sei pi in forma di me, - disse, lasciandosi cadere sulla panchina.
- Il panorama merita, non trovi?
Tom, ubbidiente, alz la testa per contemplare il panorama. Numerosi stormi di parrocchetti stridevano nella valle. Ma la bellezza della roccia rossa, del fogliame verde e del cielo azzurro era solo un'idea. Il mondo, la sua esistenza, ogni suo atomo, era un orrore.
Quando Tom ebbe ripreso fiato, Andreas si gir a guardarlo e apr la bocca. Avrebbe voluto dire: Tutto mi sembra un orrore. Vuoi essermi di nuovo amico? Invece una voce disse: - A proposito. Ho visto tua figlia nuda.
Tom socchiuse gli occhi.
Avrebbe voluto dire: Tu non ci crederai, ma l'amavo. - Le ho detto di spogliarsi, e lei si  spogliata per me. Ha un corpo magnifico.
- Sta' zitto, - disse Tom.
La conoscevo appena, ma l'amavo. Amavo anche te. - Le ho infilato la lingua nella fica.  stato molto bello. Molto lecker, per usare una calzante parola tedesca.  piaciuto anche a lei.
Tom si alz barcollando. - Piantala, cazzo! Cosa ti prende?
Vuoi aiutarmi, per favore?
- Non ha fatto niente che non volessi fare anche tu. L'unica differenza  che lei lo ha fatto davvero.
- Si pu sapere cosa cazzo ti prende?
Qualcuno mi aiuti, per favore. Mamma, ti prego, aiutami.
- Stavi pensando a me quando hai sodomizzato la tua Anabel?
Tom lo afferr per il colletto. Sembrava sul punto di colpirlo.
- Ho pensato che Pip avrebbe gradito quella scenetta. Per questo le ho mandato il tuo documento. Poco fa, mentre facevi il sonnellino. Ho accluso la password.
Tom strinse la presa sul colletto. Qualcuno gli afferr i polsi.
- Non strangolarmi. Ci sono metodi migliori. Metodi con cui puoi farla franca.
Tom lasci andare il colletto. - Cosa stai facendo?
Qualcuno si avvicin all'orlo del pinnacolo. - Sto dicendo che puoi darmi una spinta.
Tom lo guardava con gli occhi sbarrati.
Provo una tristezza insopportabile.
- Ho inquinato tua figlia. Solo perch era tua figlia, giusto per divertirmi. Ha detto che non le era mai piaciuto tanto. Non me lo sto inventando.  la verit dei fatti, se glielo chiedi lo ammetter. E poi le ho mandato il tuo documento, per farle sapere quanto  sudicia. Non hai promesso di distruggermi, se lo avessi fatto? Ora devi uccidermi. Se fossi in te lo farei.
Ora Tom sembrava spaventato, non arrabbiato.
Per favore aiutami. Nessuno lo ha mai fatto.
- Siediti per terra, cos non cadi. E poi spingimi forte con i piedi. Non ti piace l'idea? Soprattutto se io... ecco -. Qualcuno tir fuori una penna dalla tasca. - Scrivo una nota per assolverti da ogni responsabilit. Me la scrivo sul braccio. Ecco, guarda, me la sto scrivendo sul braccio.
Sulla pelle umida di sudore, e con l'ostacolo dei peli, la scrittura andava a rilento, ma Andreas aveva la mano ferma. Il testo era gi pronto nella sua testa senza che dovesse pensarci.
 SAPETE CHE SONO SINCERO. NESSUNA MINACCIA PU COSTRINGERMI A SCRIVERE BUGIE. CONFESSO DI AVER UCCISO HORST WERNER KLEINHOLZ NEL NOVEMBRE 1987. SONO L'UNICO RESPONSABILE DEL GESTO CHE HO COMPIUTO OGGI. ANDREAS WOLF
Qualcuno mostr quelle parole a Tom, che ora sedeva sulla panchina con la testa fra le mani.
- Dovrebbe bastare, non credi? La confessione stessa fornisce il movente. In caso di necessit, tu potrai confermarla. Ma non credo che verr messa in dubbio -. Qualcuno tese la mano a Tom. - Vuoi farlo?
- No.
- Te lo chiedo da amico. Devo implorarti?
Tom scosse la testa.
- Devo trascinarti con me?
- No.
- Non mentirmi, Tom. Tu sai cosa significa voler uccidere qualcuno.
- La differenza  che io non l'ho fatto.
- Ma adesso puoi farlo. Lo vuoi. Almeno ammetti di volerlo.
- No. Tu sei psicotico, e non te ne accorgi perch sei psicotico. Hai bisogno di...
Il suono della voce di Tom cess. Fu una cosa strana e improvvisa. La bocca di Tom si muoveva ancora, e c'era ancora lo scorrere lontano dell'acqua, lo stridio dei parrocchetti. Solo le parole umane non erano pi udibili. Era molto disorientante, e in qualche modo doveva essere opera dell'Assassino. Ma qualcuno era l'Assassino. L'Assassino era sempre stato sordo alle parole?
In quel misterioso silenzio selettivo si allontan da Tom, spostandosi verso l'orlo del dirupo. Sent uno scalpiccio di piedi sulla ghiaia e si gir a guardare Tom che si alzava, gesticolando e apparentemente gridando. Torn a girarsi verso il precipizio e abbass lo sguardo sulle cime degli alberi tropicali, le grandi schegge di rocce cadute contro cui cozzavano i verdi frangenti del sottobosco. Quando cominciarono ad avvicinarsi lentamente, e poi pi in fretta, e ancora pi in fretta, tenne gli occhi bene aperti, perch era sincero con se stesso. Nell'istante prima che ogni cosa finisse e diventasse puro nulla, sent tutte le voci umane del mondo.

Arriva la pioggia
La nebbia si riversava gi dalle colline di San Francisco come un liquido, e quasi lo era. In giornate migliori si spandeva sulla baia e conquistava Oakland strada dopo strada, una cosa che guardavi arrivare, un cambiamento che vedevi su di te, una stagione in movimento. Dove incontrava le sequoie, si trasformava nella pi locale delle piogge. Dove trovava uno spazio aperto, il suo pallido passaggio etereo sembrava al contempo infinito e la fine di ogni cosa. Era una tristezza temporanea, ancora pi bella per il fatto di essere triste, ancora pi preziosa per il fatto di essere temporanea. Era la lenta canzone in tonalit minore che veniva scacciata dal rock and roll del sole.
Pip si sentiva triste non solo temporaneamente, mentre risaliva la collina per andare al lavoro. Di domenica mattina presto le strade erano deserte. Le macchine che alla luce del sole potevano sembrare semplicemente parcheggiate, nella nebbia sembravano abbandonate. Da una direzione e una distanza incerte arrivava il gracchiare di un corvo. La nebbia zittiva gli altri uccelli ma rendeva loquaci i corvi.
Da Peet's trov il viceresponsabile, Navi, che metteva le paste dentro la vetrinetta. Navi aveva due dischi di legno grossi come fiches da poker nei lobi delle orecchie ed era appena pi vecchio di lei, ma sembrava perfettamente a suo agio con le grandi catene e la vendita al dettaglio. Era il primo giorno di lavoro di Pip dopo l'apprendistato, e il modo in cui Navi la supervisionava, mentre accendeva il registratore di cassa e riempiva i contenitori delle bevande, era tutto dovere e niente piacere. Le veniva quasi da piangere per la gratitudine di avere un capo che non era altro che un capo: che la lasciava in pace.
Tre clienti stavano aspettando nella nebbia quando Pip apr la porta d'ingresso. Dopo che li ebbe serviti ci fu un momento di calma, e in quella calma entr una persona che Pip riconobbe. Era Jason, il ragazzo con cui aveva tentato invano di andare a letto un anno e mezzo prima, il ragazzo del quale aveva spiato gli sms. Jason Whitaker con il suo New York Times della domenica. Aveva pensato a lui, alle loro domeniche mattina, quando aveva risposto all'annuncio di Peet's. Ma aveva immaginato che nel frattempo si fosse entusiasmato di qualche altro locale.
Pip attese, nella sua posizione esposta dietro il banco, mentre Jason occupava il suo tavolo preferito con il giornale e andava verso la vetrinetta delle paste. Lei non si sentiva pi la stessa persona che lo aveva lasciato ad aspettare per un'eternit nella sua stanza e poi lo aveva riempito di insulti, ma lui non aveva modo di saperlo, perch Pip, naturalmente, era anche la stessa persona. Quando si avvicin alla cassa, Jason vide quella persona e arross.
Pip gli fece un salutino ironico con la mano. - Ciao.
- Wow. Lavori qui.
-  il mio primo vero giorno.
- Non ti ho riconosciuta subito. Hai i capelli corti.
- S.
- Ti stanno bene. Ti trovo benissimo.
- Grazie.
- Wow, allora -. Si guard alle spalle. Dietro di lui non c'era nessuno. Anche lui aveva i capelli pi corti, era ancora magrolino ma meno di prima. Pip si ricord perch lo aveva desiderato.
- Cosa prendi? - gli disse.
- Forse ti ricordi. Una pasta alle mandorle e un cappuccino triplo.
Si sent sollevata di potergli voltare le spalle per preparare il cappuccino. Navi era occupato sul retro con un grosso fusto di plastica.
- Allora, sei qui part-time? - disse Jason. - Lavori ancora per quell'azienda di energie alternative?
- No -. Pip tir fuori una pasta dalla vetrinetta con le pinze. - Sono stata via. Sono appena tornata.
- Dove sei stata?
- In Bolivia e poi a Denver.
- In Bolivia? Sul serio? E cosa ci facevi?
Pip fece stridere il vaporizzatore del latte per non dover rispondere.
- Offro io, - disse, quando termin. - Lascia stare.
- Ma no, di.
Jason spinse una banconota da dieci dollari verso di lei. Pip la spinse indietro. La banconota rimase sul banco. Senza smettere di guardarla, Pip disse: - Non ti ho mai chiesto scusa. Avrei dovuto scusarmi.
- Oddio, no, non preoccuparti. Sono io che avrei dovuto scusarmi.
- Ti sei scusato. Ho ricevuto i tuoi messaggi. Mi vergognavo tanto che non sono riuscita a risponderti.
- Mi dispiace.
- Non quanto a me, credo.
-  stata una tempesta perfetta di errori, quella sera.
- Gi.
- Sai quel tizio a cui mandavo i messaggi? Non siamo neanche pi amici.
- Sul serio, Jason, non sei tu che ti devi scusare.
Quando torn al tavolo, Jason lasci i soldi sul banco. Pip batt l'acquisto alla cassa e mise il resto nel barattolo delle mance. Forse un anno e mezzo prima si sarebbe risentita per quella noncuranza nei confronti dei soldi, ma non era pi la stessa persona. Da qualche parte aveva perso la capacit di risentirsi, e anche di provare ostilit, e di conseguenza, in una certa misura, di essere divertente. Era un vero peccato, ma non poteva farci nulla, a parte rattristarsi. Era abbastanza sicura di averla persa prima di scoprire che sua madre era miliardaria.
Per un po' il flusso di clienti rimase costante. Navi dovette toglierla dai guai pi di una volta; gli sprechi accidentali di caff e latte erano molto frequenti. In un altro momento di calma Jason torn al banco. - Vado, - disse.
-  stato bello rivederti. Cio, a parte il tremendo imbarazzo.
- Vengo ancora qui ogni domenica. Ma adesso potrai pensare: Oh,  solo Jason. E io potr pensare: Oh,  solo Pip.
-  una cosa che ho detto?
-  una cosa che hai detto. Ti vedr domenica prossima?
- Probabilmente s. Non  un turno richiesto.
Jason fece per andarsene e poi si gir di nuovo. - Scusa, - disse. - Non vorrei che mi avessi frainteso. Quando ti ho chiesto se sarai qui la settimana prossima.
- Mi sei sembrato cordiale, tutto qui.
- Bene. Cio... sto, tipo, con un'altra persona. Non volevo trasmettere il messaggio sbagliato.
Pip sent una lieve fitta al cuore, ma nessuna sorpresa. - Messaggio di cordialit ricevuto.
Mentre Jason si allontanava, Pip scoppi a ridere. Lui si gir. - Cosa c'?
- Niente. Scusa. Non c'entra.
Quando Jason usc, Pip si lasci sfuggire un'altra risata. Uno stupido preservativo! Cosa c'era di pi buffo di un preservativo? Se non avesse lasciato solo Jason per scendere a prenderne uno, un anno e mezzo prima, forse non avrebbe mai risposto al questionario di Annagret, e tutto ci che le era capitato da quel momento in poi non sarebbe mai capitato. Se avesse avuto un ragazzo non avrebbe deciso di partire. Non avrebbe mai saputo degli altri preservativi, di quella commedia. Della commedia che aveva portato alla sua esistenza. Navi la stava guardando di traverso, ma lei non riusciva a smettere di ridere.
Nel pomeriggio, finito il turno, Pip ridiscese la collina. Il cielo era limpido, come se la nebbia non fosse mai esistita. In teoria doveva lavorare a un articolo commissionato dall'Express, un resoconto di prima mano sulla vita di una stagista del Sunlight Project. Ma l'articolo, indipendentemente dalla sua lunghezza e riuscita, non le avrebbe fruttato pi di duecento dollari, e lei aveva ancora le rate del prestito da pagare; per questo lavorava a tempo pieno da Peet's. Inoltre non sapeva cosa scrivere di Andreas. Poteva passare un anno, o un decennio, prima che riuscisse a chiarirsi cosa provava per la sua morte, e Pip aveva gi tante altre cose da chiarirsi, una tale montagna di materiale non chiarito, che tutto ci che riusciva a fare, quando rientrava da Peet's, era lanciare vecchie palline da tennis contro la porta del garage di Dreyfuss.
Dreyfuss era sdraiato sul divano del soggiorno a guardare una partita degli A's. Si stava riprendendo dalle cure per un parassita intestinale, di cui probabilmente era responsabile il freeganismo dei suoi coinquilini Garth ed Erik, che al momento si trovavano nella prigione della contea di Alameda. Tre giorni prima avevano aggredito un agente immobiliare che tentava di mostrare la casa di Dreyfuss a potenziali acquirenti, e la raccolta di fondi avviata dai loro amici anarchici non era ancora arrivata a coprire la cauzione.
- Qualcuno odora di caff, - disse Dreyfuss.
- Ti ho portato le focaccine, - disse Pip, aprendo lo zaino. - Vuoi mangiarle con il latte? Ho portato anche il latte.
- La sfida di una focaccina stantia e di una bocca perpetuamente secca potrebbe risultare insormontabile, senza latte.
Dreyfuss si appoggi il sacchetto di focaccine sopra la pancia, diminuita ma sempre convessa, e ci infil dentro la mano. Pip mise la bottiglia di plastica sul tavolino. -  scaduto ieri, giusto per informarti. Hai saputo qualcos'altro dalla banca?
- Persino la Caccia Inesorabile si riposa nel giorno di festa.
- Andr tutto bene. Non possono fare niente prima della tua udienza.
- Quello che ho scoperto sul giudice Costa non mi dispone all'ottimismo. Sembra che abbia un'istruzione da terza media e un rispetto servile per i diritti delle aziende. Ho ridotto all'osso la mia presentazione, ma contiene ancora centoventidue elementi narrativi distinti. Ho il sospetto che al terzo o al quarto il giudice comincer a distrarsi.
Pip non era pi intimorita da Dreyfuss, e purtroppo non lo era neanche la banca. Gli diede un buffetto sulla mano pesante e quasi glabra. Non si aspettava che reagisse, e infatti non reag.
Di sopra, nella sua vecchia stanza, si infil un paio di calzoncini e una maglietta. Met della stanza era ingombra della roba di Stephen e di ciarpame recuperato tra i rifiuti, che Pip aveva risistemato in un assetto pi verticale per fare spazio al suo materasso e alla sua valigia. Due settimane prima aveva telefonato a Dreyfuss dall'appartamento della sua amica Samantha, dopo essere uscita dallo stordimento che si era procurata con l'Ativan di Samantha, per salutarlo e dirgli che aveva ragione su quei tedeschi. Dreyfuss le aveva detto che Stephen si era avventurato in America Centrale con una ventenne di famiglia ricca. Attualmente Garth ed Erik erano i suoi unici coinquilini; se Pip voleva riprendersi la sua vecchia stanza, era la benvenuta. Il sudiciume maschile della casa era ancora pi disgustoso di quanto avesse immaginato, ma per un po' l'impresa di ripulirla le aveva dato uno scopo.
Nel mucchio di cianfrusaglie di Stephen aveva trovato una vecchia racchetta Pro Kennex. La porta del garage di Dreyfuss era traballante e logorata dalla carie del legno, e anche le palle tese rimbalzavano indietro non pi aggressive di un cucciolo. Dietro il garage c'era un muro di latifoglie sempreverdi che fungeva da rete di protezione. Per rimpiazzare le palle che l'oltrepassavano bastava cercare fra i cespugli di Mosswood Park. Pi la palla era vecchia e meglio serviva allo scopo di Pip, che era quello di colpirla come una forsennata fino a estenuarsi. La considerava la cosa forse pi gratificante che avesse mai fatto.
Nelle settimane di tennis del corso di ginnastica delle superiori, Pip aveva imparato a tenere gli occhi sulla palla e prenderla di traverso. Il suo rovescio era ancora annaspante, ma il diritto... oh, il diritto. Il suo colpo naturale era il top spin, con una fantastica rotazione verso l'alto. Poteva tirare diritti per quindici minuti, sgambettando intorno ai rimbalzi di ritorno, riposizionandosi come una gatta con un topolino giocattolo, prima di dover riprendere fiato. Ogni whack era un altro piccolo morso staccato da un pomeriggio troppo lungo.
Si trovava ancora a Denver, dove aveva chiesto ospitalit per qualche notte alle sue ex coinquiline di Lakewood, quando aveva ricevuto la mail con oggetto le1o9n8a0rd. Aveva intuito subito che il documento allegato veniva dal computer di Tom, che lei aveva promesso di non violare. Ma quello stesso giorno, dopo uno sfiancante viaggio in autobus fino all'aeroporto di Denver, le erano arrivate anche due brevi mail di Tom.
 Andreas morto. Suicidio. Sono sotto shock ma ho pensato che dovessi saperlo.
 PS: Sono in Bolivia, ho assistito al fatto. Se ti ha mandato qualcosa, per favore cancellalo senza leggerlo. Era malato di mente.
Pi che lo shock, la paura o il dolore, ci che le aveva stretto lo stomaco nauseandola era stato il senso di colpa. Ed era strano: perch si sentiva in colpa? Ma Pip si conosceva abbastanza: quel senso di nausea non poteva dipendere da nient'altro. Quando avevano chiamato il suo gruppo, si era fatta avanti automaticamente per imbarcarsi sul volo economico della Frontier Airlines per San Francisco. Sull'aereo c'erano dei soldati. Erano stati invitati a imbarcarsi per primi, e il suo posto era accanto a uno di loro.
Era malato di mente. Pip lo sapeva e non lo sapeva nello stesso tempo. Lo aveva capito, ma aveva anche fatto quello che Andreas le aveva chiesto di non fare: proiettare. Aveva proiettato su di lui la propria sanit mentale. Se davvero era morto adesso, lei aveva sicuramente avuto il potere di salvarlo. Quell'idea era un'evidente forma di autoesaltazione, ma esaminando i ricordi dei momenti passati con lui, le sembrava che Andreas le avesse chiesto di salvarlo. Aveva pensato di fare una cosa moralmente giusta respingendolo, ma se in realt fosse stata una cosa moralmente sbagliata? Una mancanza di compassione? Si rannicchi nello stretto sedile dell'aereo e pianse nel modo meno appariscente possibile, tenendo gli occhi chiusi, come se questo potesse renderla invisibile al soldato in tenuta di fatica accanto a lei.
Quando arriv da Samantha, era ormai consapevole di un conflitto di lealt. Da un lato c'era la promessa di rispettare la privacy di Tom, insieme al suo chiaro avvertimento che Andreas era malato di mente; era come se Tom avesse insinuato che c'era qualcosa di malato nel fatto stesso di possedere quel documento. E tuttavia: mandarle quella mail era stato uno degli ultimi gesti di Andreas. Erano passate solo poche ore fra la sua mail e quelle di Tom. Andreas, per quanto malato, aveva pensato a lei. Immaginare che ci avesse importanza era naturalmente un'altra forma di autoesaltazione: l'incapacit di compatire una persona cos tormentata da arrivare al suicidio, l'incapacit di rispettare la sua indifferenza a tutto tranne che al proprio dolore. E tuttavia: il fatto che le avesse mandato quella mail doveva pur significare qualcosa. Pip temeva significasse che lei era uno dei motivi per cui si era ucciso. Se era in qualche modo responsabile della morte di Andreas, il minimo che poteva fare per accettare il proprio senso di colpa era leggere il messaggio che lui si era preso la briga di mandarle. Pensava di poter guardare il documento e rispettare comunque la promessa fatta a Tom, non dicendogli niente. Le sembrava di doverlo ad Andreas.
Ma il documento era come una scatola alla quale non riusciva a rimettere il coperchio; come il segreto della fissione nucleare, il cosiddetto vaso di Pandora. Quando arriv alla descrizione della cicatrice sulla fronte e degli incisivi ricostruiti dell'ex moglie di Tom, Pip prov un terribile senso di gelo. Il gelo aveva a che fare con Andreas e consisteva di una strana gratitudine e di un senso di colpa raddoppiato: nella sua ultima ora di vita le aveva dato la cosa che pi desiderava, la risposta alla sua domanda. Ma ora che ce l'aveva, Pip non la voleva pi. Ottenendola aveva fatto un grave torto sia a sua madre sia a Tom. Entrambi sapevano, e nessuno dei due aveva voluto che lei sapesse.
Senza leggere oltre, si sdrai sul divano letto di Samantha. Se solo Andreas fosse comparso per dirle cosa fare. Il suo ordine pi folle sarebbe stato meglio di nessun ordine. Si chiese se Tom non potesse essersi sbagliato sulla sua morte. Non sopportava che fosse morto; le mancava in maniera intollerabile. Sfior lo schermo del telefono e vide che il Denver Independent, che in genere non seguiva le ultime notizie, aveva gi dato l'annuncio.
saltato da un'altezza di almeno centocinquanta metri
Spense il telefono e scoppi in singhiozzi, finch l'ansia crescente super il dolore e la costrinse ad andare a svegliare Samantha per chiederle un Ativan. Le disse che Andreas si era suicidato. Samantha, la quale aveva difficolt a comprendere tutto ci che non si riferiva in qualche modo a lei, le rispose che un suo amico delle superiori si era impiccato, e che lei non aveva smesso di tormentarsi finch non aveva capito che il suicidio era il pi grande dei misteri.
- Non  un mistero, - disse Pip.
- S che lo , - ribatt Samantha. - Non riuscivo a smettere di tormentarmi. Continuavo a pensare che avrei potuto impedirlo, avrei potuto salvarlo...
- Io avrei potuto salvarlo.
- Lo pensavo anch'io, ma mi sbagliavo. Ho dovuto rendermi conto che io non c'entravo. Che non dovevo sentirmi in colpa per una cosa con cui non c'entravo. Quell'idea mi faceva incazzare. Io non ero niente per lui. Non avrei potuto salvarlo perch per lui non avevo importanza. Ho capito che in effetti  molto pi sano arrabbiarsi...
Samantha and avanti cos, una fontana di frasi affermative su se stessa, finch l'Ativan fece effetto e Pip dovette sdraiarsi. Il mattino dopo, sola nell'appartamento di Samantha, lesse lentamente il resto del documento di Tom. Voleva le informazioni fondamentali, ma dovette leggere in modo molto selettivo per ottenerle senza scoprire troppe cose sulla vita sessuale dei suoi genitori. Il sesso, di per s, non la scandalizzava; il problema, in realt, era che la stranezza sessuale dei suoi a lei risultava estranea, antiquata, intollerabilmente triste.
Nel documento c'erano tante altre cose inquietanti, ma quando arriv alla fine si accorse che il problema pi grosso erano i soldi. Era senz'altro interessante immaginare di avere Tom e Leila come secondi genitori. Ma non poteva telefonare a Tom e dirgli Ehi, pap senza ammettere di avere infranto la promessa e letto il suo documento, tradendolo ancora una volta. A essere realistici, a meno che sua madre non rivelasse spontaneamente l'identit di suo padre, Tom e Leila sarebbero rimasti fuori dalla sua vita. E lei era disposta ad accettarlo, almeno per il momento. Ma un fondo fiduciario da un miliardo di dollari? Quante volte sua madre le aveva detto di amarla pi di ogni altra cosa? Se per lei niente e nessuno erano pi importanti di Pip, come poteva avere cos tanti soldi eppure lasciarla soffrire per il debito studentesco e la mancanza di prospettive? Il documento era una testimonianza della frustrazione di Tom nei confronti di sua madre, e Pip sent che la stava contagiando. Ora capiva perch sua madre temeva che Tom gliela portasse via, che gliela mettesse contro. Era quello che stava succedendo in quel preciso istante.
Mand gi un altro Ativan e scrisse di nuovo a Colleen. Questa volta, dopo otto mesi di silenzio, ricevette una risposta in meno di un'ora.
 Fregata di nuovo. Credevo che non sarebbe pi riuscito a farmi del male.
La risposta veniva da un numero con prefisso 408, che Pip chiam immediatamente. Salt fuori che Colleen viveva in California, dall'altra parte della baia, a Cupertino, e lavorava come responsabile dell'ufficio legale di un'azienda tecnologica nata da poco. Anzich sbatterle il telefono in faccia, si limit a riprendere la sua lamentela sulla schifezza del mondo dove l'aveva interrotta otto mesi prima.
- Le sue donne stanno twittando come forsennate, - disse. - Toni Field dice che era l'essere umano pi sincero mai apparso sulla faccia della terra... in altre parole: Io me lo sono scopato, tie' tie'. Sheila Taber dice che lo spirito della storia hegeliano era vivo in lui... in altre parole: Io me lo sono scopato prima di Toni, e per pi tempo. Potresti cominciare anche tu. Rivendica i tuoi diritti sull'eroe santificato.
- Io non me lo sono scopato.
- Scusa, dimenticavo. Il tuo dente rotto.
- Non essere cattiva. Sono veramente sconvolta. Ho bisogno di parlare con qualcuno che mi capisca.
- In questo momento temo di essere una palla infuocata di dolore e rabbia.
- Forse dovresti smettere di leggere i tweet.
- Domani vado a Shenzhen, credo che mi far bene. I cinesi non hanno mai capito cosa avesse di tanto speciale, che Dio li benedica.
- Possiamo vederci quando torni?
- Credo che tu abbia sempre avuto un'idea sbagliata di me.  un po' doloroso, ma  anche dolce. Possiamo vederci, se vuoi.
Pip sapeva di dover chiamare sua madre e dirle che era tornata a Oakland. Ora capiva perch il suo trasferimento a Denver l'aveva insospettita: una sola occhiata al sito del DI, sul computer della sua vicina Linda, doveva averle rivelato la foto dell'ex marito e il suo corsivo settimanale in cima alla pagina. Chiss come si era torturata, al pensiero che Pip era l con lui. Ci spiegava i silenzi e la ritrosia degli ultimi tempi: era convinta che Pip avesse trovato suo padre e le stesse mentendo. Se non altro, Pip voleva rassicurarla di non avere mentito su quello. Ma non sapeva come farlo senza rivelare ci che aveva scoperto nel frattempo, e come lo aveva scoperto. Sua madre sarebbe morta di vergogna, sarebbe potuta letteralmente morire per la troppa visibilit, se avesse saputo ci che Pip aveva letto su di lei. Certo, Pip poteva semplicemente continuare a mentire; continuare a fingere che il suo lavoro a Denver fosse stato un lavoro come un altro. Ma il pensiero di dover mentire per sempre, e non menzionare mai i soldi, e privarsi di Tom e Leila, e in generale assecondare le fobie e i divieti irrazionali di sua madre, la faceva arrabbiare. Andreas non era ovviamente la persona pi sincera mai apparsa sulla faccia della terra, ma sua madre poteva benissimo essere la pi difficile. Pip non sapeva come prenderla, e cos, per un po', prese l'Ativan.
Accanirsi su una pallina da tennis era il suo Ativan dei poveri. Il sole della domenica era tramontato dietro la sopraelevata in un cielo ancora privo di nebbia. La California stava attraversando un'emergenza siccit da mesi, ma solo adesso, dopo il solstizio (aveva mandato a sua madre un biglietto di non-compleanno con scritto solo Sempre con affetto, Pip), la siccit si sentiva nell'aria. Se la nebbia fosse tornata, Pip avrebbe potuto decidere di smettere e rientrare in casa, ma non era tornata. Cerc di lavorare al rovescio, mand due palle oltre la rete di protezione arborea e nel giardino l accanto, e torn al diritto. Si poteva immaginare un oggetto pi perfetto di una pallina da tennis? Lanuginosa e sferica, comprimibile ed elastica, le cuciture come due lingue gemelle, il rumore dell'impatto un poc nel pi piacevole dei registri. I cani sapevano riconoscere le cose belle, i cani amavano le palline da tennis, e le amava anche Pip.
Quando infine rientr, tutta sudata, trov Garth ed Erik seduti al tavolo della cucina, con due litri di birra offerti da un buon samaritano mentre tornavano a piedi dal carcere dopo il pagamento della cauzione.
- Queste raccolte di fondi sono una figata, - disse Garth.
- Soprattutto quando sono di fatto dei prestiti, - disse Erik.
- Hanno ritirato la denuncia? - chiese Pip.
- Non ancora, - rispose Garth. - Se l'udienza di Dreyfuss va bene, l'agente immobiliare diventa un intruso che noi avevamo il diritto di scacciare.
- Non credo che andr bene -. Pip prese una delle bottiglie semivuote. - Posso? - L'esitazione di Garth ed Erik gliela fece mettere gi. - Posso andare a comprarne delle altre.
- Sarebbe fantastico, - disse Erik.
- Ve ne porter un sacco.
- Sarebbe fantastico.
Mentre usciva per andare a prendere le birre, Pip cerc Dreyfuss e lo trov seduto sul letto, con la faccia tra le mani. La situazione era effettivamente disperata. Era riuscito a ripristinare il vecchio mutuo, ma nell'anno in cui Pip era stata via, la pressione del mercato creata dal boom tecnologico aveva fatto aumentare il valore della propriet del trenta per cento o pi. Questo aveva scatenato una nuova serie di intrighi con le rate del mutuo modificate. La banca gli aveva proposto diverse cifre, e lui naturalmente aveva scelto la pi bassa, fornita da un'impiegata che poi era scomparsa e che la banca dichiarava di non conoscere, malgrado Dreyfuss ne avesse annotato il nome e la sede. Ma senza le buste paga di Marie e gli assegni di invalidit di Ramn, non poteva pagare neanche la rata pi bassa. Tutto ci che aveva, dal punto di vista legale, era una meticolosa litania dei comportamenti malefici e probabilmente criminosi della banca. Pip aveva tentato di leggerla, ma era lunga quasi trecentomila parole.
- Ehi, ascolta, - disse, accovacciandosi ai suoi piedi. - Ho un'amica che fa l'avvocato per una societ tecnologica. Forse conosce qualche studio che lavora pro bono. Vuoi che glielo chieda?
- Ti sono grato dell'interessamento, - rispose Dreyfuss. - Ma ho visto l'effetto che fa il mio caso agli avvocati pro bono. All'inizio c' una gradevole atmosfera di bonariet, di questa  un'ingiustizia e noi la ripareremo, di perch non sei venuto da noi prima. Una settimana dopo sono appiccicati alla finestra e gridano: Fatemi uscire! Immagino che... oh, lascia stare.
- Cosa?
- Ho pensato che se riuscissimo a trovare un avvocato malato di mente, un individuo gi in cura farmacologica...  un pensiero sciocco. Come non detto.
- In realt non  una cattiva idea.
- No. Meglio pregare che il giudice Costa cada dalle scale da qui a marted prossimo. Tu credi nell'efficacia della preghiera, Pip?
- Non molto.
- Provaci, - disse Dreyfuss.
La domenica successiva, Jason era fra i clienti in attesa quando Pip apr la porta di Peet's. Sapendo che aveva la ragazza, Pip cerc di non interpretare in alcun modo il suo arrivo anticipato, ma sembrava che Jason avesse sperato di parlarle. Indugiando davanti al banco, l'aggiorn sui progressi del suo nuovo manuale di statistica, presentato a professori che si erano dimostrati scettici davanti a un metodo cos semplice e intuitivo. - Dicono: Okay, in quel caso specifico la geometria funziona. Allora gli mostro altri esempi. Gli chiedo di sottopormi i loro complicatissimi esempi. Il metodo funziona sempre, ma loro continuano a non crederci.  come se tutta la loro carriera si basasse sull'idea che la statistica  una materia estremamente antintuitiva.
-  quello che mi hanno sempre detto, - disse Pip. - Non Seguire Questo Corso.
- E tu? Non mi hai detto cosa ci facevi in Bolivia.
- Oh, be'. Ho fatto uno stage al Sunlight Project. Sai... Andreas Wolf.
Fu divertente vedere Jason strabuzzare gli occhi. La deificazione di Andreas era in pieno svolgimento, con commemorazioni a lume di candela a Berlino e Austin, a Praga e Melbourne, e siti di commemorazione online in cui si accumulavano terabyte di messaggi di gratitudine e cordoglio; era come il fenomeno Aaron Swartz, ma cento volte pi grande.
- Mi prendi in giro? - disse Jason.
- Um, no. C'ero sul serio. Non quando  morto... sono partita alla fine di gennaio.
- Incredibile.
- Lo so... strano, vero?
- Hai parlato davvero con lui?
- Certo. Tutti ci parlavano. Era sempre in giro.
- Incredibile.
- Se continui a dire cos ci rimango male.
- Scusa, non intendevo in quel senso. So che sei molto intelligente. Ma non sapevo che ti interessasse lavorare con il web.
- S, non mi interessava. E poi mi interessava. E poi ha smesso di interessarmi.
Anche se cos l'avrebbe delusa, dimostrandosi affascinato dalla celebrit come tutti gli altri, Pip si aspettava che Jason non lasciasse cadere l'argomento. Si sbagliava. Jason le chiese quali progetti avesse. Lei confess che per il momento aspirava solo a tornare a casa dopo il lavoro e prendere a mazzate una pallina da tennis. Jason rispose che anche lui aveva appena cominciato a giocare a tennis. Comment che avrebbero dovuto palleggiare insieme, una volta o l'altra, ma era un commento vago, vanificato dal fatto che aveva la ragazza, e poi ripieg verso il suo tavolo preferito con il New York Times della domenica.
L'alchimia che si era creata fra lei e Jason c'era ancora, se non altro sotto forma di rimpianto per non avervi mai dato seguito. Pip si rese conto, con ulteriore rimpianto, che Jason era probabilmente il ragazzo pi bello e dolce che si fosse mai davvero interessato a lei. Era mortificata per non averlo capito al momento giusto. Sperava che anche lui avesse qualche ulteriore rimpianto, ora che sapeva che Andreas Wolf la stimava.
Dopo una lunga sospensione, Pip torn su Facebook. Era un modo per far sapere ai suoi vecchi amici che era rientrata in citt senza doverli vedere di persona, ma la ragione principale era difensiva. Tra le sue amicizie su Facebook c'era Linda, la vicina di casa di sua madre, la quale le assicur che nella sua vita era cambiato ben poco, e sembr felice di trasmettere gli inconsistenti saluti di Pip. La speranza di Pip era che Linda mostrasse la sua pagina Facebook a sua madre, o che almeno le riferisse quello che c'era scritto, cio quasi niente. Pip abitava nella sua vecchia casa a Oakland e lavorava da Peet's, fine della storia. Voleva risparmiarle la tortura di immaginarla ancora a Denver, riunita a suo padre. Linda era la loquacit incarnata, si poteva contare su di lei.
Dopo avere finito il turno, e dopo avere fatto un po' di tiri con la palla, essersi fatta la doccia e avere camminato fino alla stazione della Bart, Pip non riusc a trattenersi dal cercare Jason su Facebook. La sua capacit di entusiasmarsi era evidente dappertutto. Ma naturalmente quello che Pip voleva sapere era se la sua ragazza era carina. Le notizie da quel fronte erano contraddittorie. La ragazza aveva una faccia fantastica, un'aria spaventosamente hipster e un nome spaventosamente francese, Sandrine, ma era pi bassa di Jason di trenta centimetri buoni; non sembravano bene assortiti. Con un brivido di disgusto per se stessa, e per Facebook, Pip spense il telefono.
Stava andando a un ristorante peruviano a Bernal Heights, scomodissimo da raggiungere, perch Colleen si definiva un'amante della buona cucina e voleva provarlo. Questo dopo che aveva gi cancellato due appuntamenti all'ultimo minuto, con la scusa del troppo lavoro. Se voleva continuare a punire e umiliare Pip, ci stava riuscendo.
La stagione del grigio era scesa su Bernal Heights. Il ristorante era pieno di techies urlanti sui vent'anni. Colleen sedeva a un tavolino che ingombrava il passaggio, vicino al mobile portaposate; le aveva lasciato la sedia che ostacolava l'andirivieni dei camerieri. Pip fu colpita dall'inutile quantit di trucco che aveva sulla faccia, e dall'ostentazione della giacca di seta e dei gioielli costosi. Ricord che l'ambizione dichiarata di Colleen era fare cose noiose e sicure.
- Scusa, sono in ritardo, - disse. -  lunga da qui a Oakland.
- Ho ordinato qualche piattino, - disse Colleen. - Pi tardi devo tornare in ufficio.
Era ormai chiaro che Colleen era stata un'amica da campo estivo, non una vera amica, e che continuare a scriverle era stato un errore. Ma Pip non aveva nessun altro con cui parlare di Andreas, e cos ordin una sangria e parl. Cominci dal quadro generale - Andreas aveva ucciso un uomo in Germania e l'aveva attirata a Los Volcanes per un folle tentativo di insabbiamento -, per dimostrarle che quanto accaduto all'hotel Cortez non aveva niente di personale.
- Credo che fosse davvero malato, - concluse Pip. - Pi di quanto si potesse immaginare.
- Questo non mi consola di aver passato tre anni a desiderarlo.
- Lo desideravo anch'io. Ma il lato di s che mi ha mostrato era troppo spaventoso.
- Tu credi davvero che abbia ucciso qualcuno.
- Me lo ha detto lui. Gli ho creduto.
- Sai, ho letto una quantit malsana di roba su di lui. Masochismo puro. Ma non ho visto niente riguardo a un omicidio.
- Anche se avesse lasciato una confessione o qualcosa del genere, l'avrebbero senz'altro nascosta. Difficile immaginare che Willow o Flor non proteggano il marchio.
- Dovresti rivelarlo al mondo, - disse Colleen. - Tanto per schiacciare quella stronza di Toni Field e tutte le altre. Il vostro eroe santificato era uno psicopatico. Mi faresti questo favore?
Pip scosse la testa. - Anche se volessi uscire allo scoperto, chi mi crederebbe? E comunque ho altri problemi. Andreas mi ha rivelato chi  mia madre.
- Vuoi dire, oltre a essere tua madre?
-  una miliardaria, Colleen. Ha un fondo fiduciario che vale tipo un miliardo di dollari. Una specie di ereditiera ribelle. Non riesco ancora a farmene una ragione.
Colleen si accigli. - Un miliardo di dollari? Mi avevi detto che era povera.
- Ha cambiato identit.  scappata. Suo padre era il presidente della McCaskill, l'azienda alimentare.
- Quella  tua madre? - Colleen la guard di sottecchi, come se Pip fosse un mucchio di soldi e lei stesse decidendo se credere ai propri occhi. -  questo che ti ha detto il Caro Leader?
- Pi o meno.
- Ora capisco perch gli piacevi.
- Grazie tante. I soldi non gli interessavano.
- A nessuno non interessa un miliardo di dollari.
- Be', a mia mamma non interessava. Non so neanche se ci siano ancora quei soldi.
- Dovresti cercare di scoprirlo.
- Voglio solo che tutto sparisca.
- Dovresti proprio scoprirlo -. Colleen allung la mano a toccare quella di Pip. - Non credi?
Quando arriv a casa di Dreyfuss, molto tardi, Pip trov una lunga mail di Colleen. Non era tanto il contenuto a essere strano. Colleen si scusava con lei per averla fatta andare fino a Bernal Heights; la prossima volta, che sperava fosse presto, l'avrebbe raggiunta a Oakland; era stato bello rivederla; le piaceva molto il suo nuovo taglio di capelli... Seguivano alcuni paragrafi della Colleen di una volta, riguardanti la schifezza della professione legale, la schifezza della Cina, e la schifezza del techie con cui era uscita per due mesi prima di scoprire la sua passione per l'evasione fiscale. La cosa strana di quella mail era il suo tempismo. Per otto mesi Pip aveva atteso qualche parola gentile da Colleen, ma la riceveva solo adesso, due ore dopo aver pronunciato la parola miliardaria.
Colleen si rendeva conto di quanto era ovvia? Probabilmente no. Ma d'altronde, forse era Pip che stava diventando paranoica. Ripens a cosa aveva detto Andreas sulla fama: la solitudine, l'impossibilit di credere che gli altri ti apprezzino per quello che sei. Forse da quel punto di vista la vita di un miliardario era ancora pi solitaria.
Il giorno dopo, luned, Pip ricevette un'altra lunga mail da Colleen, pi due affettuosi messaggi telefonici. Il marted Dreyfuss affront l'udienza di ingiunzione con il giudice Costa, che gli concesse dieci minuti per presentare il caso e poi emise il verdetto: quindici giorni di tempo per sgomberare la casa. Il mercoled Jason le mand un messaggio su Facebook per chiederle se voleva palleggiare con lui. Non era un messaggio che un ragazzo in una relazione seria mandava innocentemente a una ragazza con cui era quasi andato a letto. Pip avrebbe potuto rallegrarsene, o almeno sentirsi lusingata, se Colleen non fosse diventata d'un tratto cos cordiale. Ma ormai riusciva solo a pensare che il suo legame con Andreas avesse stuzzicato l'interesse di Jason. D'ora in poi sarebbe stato sempre cos? Le era sempre costato fidarsi degli altri; adesso aveva davanti un'intera vita di sfiducia. Rispose a Jason: Ne parliamo da Peet's. Poi fece un po' di ricerche e qualche telefonata. All'alba del giorno dopo, gioved, sal su un aereo per Wichita.
Dal sedile posteriore del taxi che aveva preso all'aeroporto vide il nome McCaskill sui campi della Little League, su un grande padiglione in centro, sopra una scuola materna e un magazzino alimentare nella zona degradata a est della citt, su cartelloni pubblicitari che affermavano MCCASKILL CI TIENE. Il caldo di mezzogiorno non era meno intenso di quello della Bolivia. I prati erano sbiancati dal sole, e gli alberi sembravano pronti a perdere le foglie con tre mesi di anticipo.
Grazie all'aria condizionata, gli uffici di James Navarre & Soci erano gelidi. Pip fece appena in tempo ad aprire bocca che la segretaria l'accompagn in un grande ufficio rivestito di pannelli di legno, dove il signor Navarre l'aspettava sulla soglia. Basso, con i capelli bianchi, sembrava uno di quegli uomini che non sono a loro agio se non hanno i vestiti spiegazzati. - Dio mio, - disse, fissando Pip. - Lei  davvero sua figlia.
Pip gli strinse la mano e lo segu nell'ufficio. La segretaria le port una bottiglia d'acqua fredda e li lasci soli. Il signor Navarre continuava a fissarla.
- Allora, - disse Pip. - Grazie di avermi ricevuta.
- Grazie di essere venuta.
- Ho delle foto di mia madre, se  interessato.
- Certo che sono interessato. Sono anche obbligato a esserlo.
Pip gli porse il telefono. Aveva scelto delle foto scattate di sera dentro la casa di sua madre, per non rivelare dove si trovava. Il signor Navarre le guard e scosse la testa con aria perplessa. Su una parete dell'ufficio erano appese delle fotografie, facce da Midwest con abiti e sfondi esoticamente ineleganti, un'idea dell'America appartenente a qualcun altro. Pip riconobbe David Laird, suo nonno, uno degli oggetti della sua ricerca, a bordo di un'auto da golf insieme a un signor Navarre spiegazzato e pi giovane.
Il signor Navarre le restitu il telefono. -  viva?
- Oh, s.
- Dove?
- Non posso dirglielo. Mia madre non sa che sono qui, ma non ne sarebbe felice. Vuole solo essere lasciata in pace.
- Abbiamo smesso di cercarla, - disse il signor Navarre. - Suo padre ha tentato di trovarla pi di una volta, negli anni Novanta. Dopo la sua morte sono stato obbligato a riprovarci. Lui ha sempre pensato che fosse ancora viva. Io non tanto. La gente muore in continuazione. Ma se non riuscivo a dimostrare che non era pi fra i vivi, e che non aveva lasciato eredi, non potevo sciogliere il fondo.
- Cos c' ancora. Il fondo.
- Certo. Amministrarlo mi ha reso un uomo molto ricco. Ho tutte le ragioni per insistere che lei mi dica dove si trova sua madre. Non dovr fare altro che firmare la ricevuta di una raccomandata. Poi potr continuare a non fare niente, ma deve sapere di essere la beneficiaria.
- No. Mi dispiace.
- Sandrine...
- Non  il mio vero nome.
Il signor Navarre annu. - Capisco.
- Non voglio che cambi niente. Sono venuta solo per chiederle un favore.
- Aha. Provo a indovinare. Le servono soldi.
- Non  neanche questo. Cio, s, ma non  per questo che sono venuta. Posso parlare?
- Sono tutto orecchie.
- Abito a Oakland, in California. C' una casa che  stata pignorata, e il proprietario deve sgomberarla tra meno di due settimane.  una brava persona, e la banca vuole derubarlo della sua propriet. Allora stavo pensando, in quel fondo ci sono un sacco di soldi, e lei decide come investirli. Ho l'impressione che i suoi doveri consistano soprattutto nel firmare grossi assegni intestati a se stesso.
- Be', ecco, a dire il vero...
- I soldi sono principalmente in azioni McCaskill. Il suo compito  lasciarli l. Quanto lavoro ci vorr? E per svolgerlo lei riceve, tipo, un milione di dollari all'anno.
- Lei come lo sa?
- Lo so e basta.
- Ha parlato con l'ex marito di sua madre. Glielo ha detto lui.
- Pu darsi.
- Sandrine. Collabori con me.
- Io sono la nipote di quest'uomo. Di David. Ci fa di me una Laird, e ora le sto chiedendo un piccolo favore che personalmente non le coster nulla. Sto parlando di una cifra irrilevante rispetto a quello che c' nel fondo. Voglio che lei compri la casa del mio amico, adesso, e poi gli chieda un affitto che lui possa permettersi di pagare. Non sar un affitto elevato, perci non sar un grande investimento. Ma lei pu investire quei soldi come le pare, giusto?
Il signor Navarre un le dita a cuspide. - Ho la responsabilit fiduciaria di investire il denaro in modo oculato. Mi servirebbe, come minimo, l'autorizzazione scritta di sua madre. Non sembra probabile che possa impugnare le mie decisioni tanto presto, lo ammetto, ma devo essere coperto per quell'eventualit.
- Nel fondo c' scritto che sono l'erede?
- C' una clausola di successione per stirpes, s.
- Allora faccia firmare me.
- Non posso scientemente permetterle di firmare con un nome falso. Anche se fossi incline a fare questo particolare investimento.
Pip si accigli. Aveva pensato parecchio, durante i due voli che aveva dovuto prendere per raggiungere Wichita, ma non aveva pensato a questo. - Se le dico il mio vero nome, lei lo user per rintracciare mia madre, anche se le chiedo di non farlo.
- Un attimo, vada piano, - disse il signor Navarre. - Provi a mettersi nei miei panni. Io credo che Anabel sia viva e che lei sia sua figlia.  una situazione molto insolita, per credo che mi stia dicendo la verit. Ma se tornasse da me il mese prossimo e mi dicesse che vuole un altro investimento, per qualche altro motivo... quando finir?
- Non lo far.
- Adesso dice cos. Ma se le bastasse chiedere?
- Be', allora rifaremo questa discussione. Ma non la rifaremo. Non succeder pi.
Il signor Navarre accentu ulteriormente la cuspide delle dita. - Non so cosa sia successo in quella famiglia. La sua famiglia. Non ho mai capito sua madre, n il padre di sua madre. Ma le decisioni di David sulla propria quota nella McCaskill hanno creato un sacco di risentimento. Vista la botta fiscale che ha ricevuto dopo avere lasciato un quarto del patrimonio alla figlia, ha dovuto investire quasi tutto il resto in enti di beneficenza. Lei pensa che io venga pagato per non fare niente, ma liquidare le azioni necessarie per pagare le tasse sulla propriet non  stato niente. E nel frattempo i fratelli di Anabel hanno ricevuto solo ottanta milioni a testa fungibili. Il resto  in fondi che controllano ma da cui ricavano pochi profitti. E questo perch la figlia che odiava David potesse ricevere i suoi soldi tutti in una volta. Dire che non ho mai capito  dire poco. E adesso lei non vuole neppure permettermi di farle sapere che quei soldi esistono?
Proprio cos, pens Pip. Tutti devono contribuire a proteggere mia madre dalla realt.
- Posso lavorarci, - disse. - Ma devo essere io a dirglielo. Non voglio che riceva una raccomandata da lei. Se accetto di lavorarci, lei comprer questa casa a Oakland?
- Perch dovrei?
- Perch io sono l'erede e glielo sto chiedendo!
- Allora  pazza anche lei.
- No.
- Potrebbe parlare con sua madre e diventare miliardaria, e invece mi sta chiedendo di acquistare una casa pignorata per conto di una terza persona. Questa persona non sar per caso il suo ragazzo?
- No.  uno schizofrenico ben curato sulla quarantina.
Il signor Navarre scosse la testa. - Lei non vuole sconfiggere la malaria. Non vuole mandare al college i ragazzi poveri. Non vuole fare un viaggio privato nello spazio. Non vuole neppure diventare cocainomane.
- I Laird e i McCaskill non sono tutti fuori di testa per i troppi soldi?
- Circa la met di loro, s.
- Uno dei miei zii non ha cercato di comprare una squadra dell'Nba?
- Meglio ancora. Voleva farla comprare al Fondo di beneficenza David M. Laird Jr.
- A quanto pare la mia stranezza rientra perfettamente nei parametri della normalit.
- Stia a sentire -. Il signor Navarre si raddrizz sulla sedia e le piant gli occhi addosso. - Io non dovr mai rendere conto a lei. Sono pi vecchio di sua madre, e ho un debole per le carni rosse e grasse. Non  certo perch le devo un favore che le faccio questa proposta. Lei mi dir il suo vero nome e firmer un'autorizzazione. Quando uscir di qui, andr dal medico di famiglia dei Laird e far un prelievo di sangue. Fra sei mesi, se non avr ancora ricevuto sue notizie, assumer un investigatore per trovare sua madre. In cambio, il fondo acquister la casa del suo amico. Io le do questo, lei mi d sua madre.
- La casa deve comprarla subito, per. Tipo oggi o domani. Luned al pi tardi.
- Accetta le condizioni? Avr sei mesi per sistemare le cose con sua madre.
Pip soppes il desiderio di aiutare Dreyfuss rispetto alla riluttanza ad avere una conversazione con sua madre. Si disse che anche senza quella conversazione sua madre non avrebbe potuto sapere per certo che era colpa sua se il signor Navarre l'aveva trovata. Avrebbe potuto immaginare che era colpa di Tom, o di Andreas. Avrebbe potuto firmare la ricevuta della raccomandata, bruciare la lettera senza leggerla, e andare avanti a negare la realt.
- Il mio nome all'anagrafe  Purity Tyler.
Alle quattro e mezza aveva firmato l'autorizzazione, fatto un prelievo di sangue nell'ambulatorio del medico, e preso un altro taxi per andare all'aeroporto. Sulla pista i jet scintillavano tra i gas di scarico e il sole implacabile, ma qualcosa stava capitando al cielo, la premonizione che il suo azzurro insondabile si sarebbe presto trasformato in un grigio pi locale. Il volo per Denver era in ritardo di quarantacinque minuti. Il pomeriggio successivo doveva essere al lavoro, ma le venne in mente che poteva perdere la coincidenza a Denver e riprenotare un volo per il mattino dopo. Aveva sfacciatamente chiesto al signor Navarre di rimborsarle il costo dell'aereo e del taxi; finora il viaggio non le era costato niente.
Non poteva vedere Tom senza ammettere di aver letto le sue memorie, e anche se avrebbe tanto voluto farsi perdonare da Leila, temeva che lei la considerasse ancora una minaccia e non fosse felice di vederla. Cerc invece sul telefono Cynthia Aberant, e la trov elencata come professoressa associata di un corso di studi comunitari. L'unica persona impeccabilmente buona e garbata che compariva nelle memorie di Tom era sua sorella. Pip compose il numero dell'ufficio e la trov.
- Mi chiamo Pip Tyler, - disse. - Sa chi sono?
- Mi scusi. Pu ripetere il nome?
- Pip Tyler. Purity Tyler.
Dal cellulare usc un silenzio di tomba. Poi Cynthia disse: - Sei la figlia di mio fratello.
- Giusto. Allora, speravo di poterti parlare...
- Dovresti parlare con Tom, non con me.
- Sono in viaggio per Denver. Se avessi, tipo, anche solo un'ora stasera. Sei l'unica persona con cui posso parlare.
Dopo un altro silenzio, Cynthia acconsent.
Il volo, a bordo di un jet troppo piccolo che schiv diversi temporali, tolse a Pip ogni desiderio di futuri viaggi in aereo. Si aspett la morte per tutto il tragitto. La cosa interessante fu la rapidit con cui poi se ne dimentic, come un cane per il quale la morte era letteralmente inimmaginabile, mentre andava in taxi a casa di Cynthia. Ancora una volta, i cani avevano ragione. Non si tormentavano con misteri comunque impossibili da risolvere.
La casa di Cynthia si trovava nello stesso quartiere di quella del marito di Leila. And ad aprirle con in mano un bicchiere di vino rosso. Era una donna di taglia forte, con lunghi capelli biondo-grigi e la faccia simpatica. - Volevo portarmi un po' avanti, - disse, alzando il bicchiere. - Tu bevi?
Il soggiorno era una versione accademica di quello di Dreyfuss, con gli oggetti d'arte, i libri e persino i mobili che trasudavano idee di sinistra. Pip si sedette accanto a un armadietto decorato con contadini sudamericani in vividi colori primitivi. Cynthia si accomod su una poltrona che recava l'impronta del suo corpo abbondante. - E cos sei mia nipote, - disse.
- E tu sei mia zia.
- E perch sei qui e non da mio fratello?
Pip bevve il vino e raccont la sua storia. Al termine, Cynthia le vers dell'altro vino e disse: - Ho sempre pensato che Tom poteva scrivere un romanzo.
- Lo dice nelle sue memorie, - disse Pip. - Voleva fare lo scrittore, ma mia madre non glielo ha permesso.
L'espressione di sua zia si indur. - Non permettere era la sua specialit.
- Non ti piaceva?
- No, mi piaceva, all'inizio. Volevo fare amicizia. Ma per qualche motivo non era avvicinabile.
-  cos anche adesso. Sotto sotto  molto timida.
- Non mi piaceva come trattava la mia matrigna. Ma anche Clelia era una persona molto intransigente, e cos ho cercato di essere tollerante con tua madre. Ma poi... Tom lo avr scritto nelle sue memorie...
- La storia dello sputo?
- Ero nella stessa stanza, l'ho visto succedere. Pi tardi Tom mi ha spiegato, e io ho capito, pi o meno... non sono certo amica del settore agroalimentare e del capitalismo senza scrupoli. Ma non ho potuto fare a meno di pensare che Tom avesse commesso un errore. Ho pensato: Questa donna  fuori di testa. E poi per anni ho visto pochissimo lui e non ho mai visto lei... stavo crescendo mia figlia. Ma anche da lontano avevo l'impressione che si fosse cacciato in una relazione distruttiva. Era cos leale che finch sono rimasti insieme non sono mai riuscita a farmi raccontare niente. Anche dopo, non ha mai parlato veramente male di lei. Pensavo che avrebbe dovuto essere molto pi arrabbiato di quello che era. Ma alla fine gli  andata bene.  bravissimo nel suo lavoro, e Leila... be', lo sai. Tutti vogliono bene a Leila. Avrebbe dovuto sposare lei fin dall'inizio.
- Gi. Tutti sanno che  molto meglio di mia madre.
-  una grande. Non capisco perch stai parlando con me e non con lei.
- Mi sembrava convinta che volessi portarle via Tom.
- Non mi preoccuperei di questo. Ultimamente sembrano pi uniti che mai -. Cynthia si riemp di nuovo il bicchiere. - Comunque eccoti qui. Ripetimi perch sei venuta.
- Perch non so cosa fare.
- Vuoi un consiglio.
- S, per favore.
- Potrebbe non piacerti.
- Dammelo lo stesso.
- Penso che dovresti essere molto, molto arrabbiata.
Pip annu. -  difficile, per. Sento di aver tradito Tom leggendo le sue memorie, e adesso ho tradito mia madre andando a Wichita e scoprendo queste cose a sua insaputa.
- Perdonami, ma stai dicendo stupidaggini.
- In che senso, stupidaggini?
- Mi sono infuriata con Tom quando mi ha detto di te. Hai vissuto a casa sua per non so quanto tempo, settimane, e lui sapeva che eri sua figlia e non te lo ha detto. Non ti pare che avessi il diritto di saperlo?
- Immagino che volesse rispettare la privacy di mia madre.
- Sul serio? E non ti sembra una cazzata colossale? Perch dovrebbe proteggerla? Perch dovrebbe sottomettersi alla sua ex moglie a tue spese? Si  fatta mettere incinta senza dirglielo. Non gli ha mai detto di averti avuta. Ha usato lui, e ha usato te, per continuare una specie di battaglia infinita tra di loro. Lui poteva avere una figlia, tu potevi avere un padre, ma lei non glielo ha permesso. Su quale pianeta Tom le deve qualcosa?
-  un'opinione interessante.
- Su quale pianeta tu le devi qualcosa? A quanto mi dice Tom, hai passato tutta l'infanzia sotto la soglia di povert. Tua madre ti ha avuta per i suoi scopi egoistici...
- No, cos esageri, - disse Pip. - Non sei stata una ragazza madre anche tu?
- Non per scelta. Il padre di Gretchen sapeva di lei, e lei sapeva di lui. Adesso sono in buoni rapporti. E io ho fatto tutto quello che potevo per Gretchen. Ho lasciato il sindacato e sono tornata a scuola per lei, perch non dovesse soffrire per le mie scelte personali. A quale scelta personale ha mai rinunciato tua madre per te?
Gli occhi di Pip si riempirono di lacrime. - Mi ha amata.
- Ne sono sicura. Sono sicura che ti ha amata. Ma tu stessa mi hai detto che non ha nessun altro nella vita. Ti ha creata perch tu fossi ci che nessun altro pu essere per lei. Sono arrabbiata io per l'egoismo che ha dimostrato. Sono arrabbiata perch  una di quelle femministe che rovinano la reputazione del femminismo. Mi viene voglia di andare da Tom in questo stesso istante e prenderlo a schiaffi. Per aver assecondato le sue fantasie. Ed era piena di talento... che spreco. Non capisco come fai a non essere pazza di rabbia.
- Non so spiegarlo.  una persona tanto smarrita.
- Va bene. Non posso costringerti ad arrabbiarti. Ma fammi un favore e cerca di tenere in mente una cosa: tu non devi niente a queste persone. Loro sono in debito con te, e di brutto. Adesso sei tu che comandi. Se fanno anche la minima resistenza, hai il diritto di farli a pezzi.
Pip annu, ma stava pensando che il mondo era terribile, un'eterna lotta per il potere. I segreti erano potere. I soldi erano potere. Essere necessari a qualcuno era potere. Potere, potere, potere: com'era possibile che il mondo girasse intorno alla lotta per una cosa che creava solitudine e angoscia in chi la possedeva?
Cynthia prepar una cena semplice, apr un'altra bottiglia e parl della sua visione del mondo: la concentrazione di capitale nelle mani di pochi, la demolizione calcolata della fiducia nel governo, l'universale abdicazione di responsabilit per i cambiamenti climatici, le delusioni di Obama. Oscillava tra rabbia e disperazione, e Pip condivideva solo in parte la sua rabbia. Certo, le sembrava ingiusto doversi accollare il mondo schifoso creato dai suoi genitori. L'avevano messa in una posizione impossibile come persona, e appartenevano alla generazione che non aveva fatto niente per le armi nucleari e meno di niente per il riscaldamento globale; non era colpa sua. Eppure era stranamente consolante sapere che, anche se fosse riuscita a identificare la cosa eticamente corretta da fare con un miliardo di dollari, e l'avesse fatta, non avrebbe mai potuto alterare la direzione schifosa che aveva preso il mondo. Pens al Proponimento spirituale di sua madre, al suo sforzo per essere semplicemente consapevole. Nel bene e nel male, lei era figlia di sua madre.
Continu a pensare a sua madre dopo essere andata a letto, nella stanza di Gretchen. Quello che Cynthia non poteva immaginare era il sorriso che aveva regalato a sua madre. L'amore puro e spontaneo contenuto in quel sorriso, ogni volta che la vedeva. E la timidezza, l'evidente timore che Pip non l'amasse quanto lei amava Pip. Sua madre aveva un cuore da bambina. Leggendo le memorie di Tom, Pip si era resa conto che forse non aveva mai smesso di amarlo. Oh, che strazio quella scena con il toro di peluche: Pip conosceva benissimo l'espressione di folle, infantile speranza che sua madre doveva avere in quel momento. Anche sul suo letto di bambina c'erano animali di peluche, un piccolo zoo, e lei e sua madre ci giocavano per ore di fila, prestandogli la voce, inventando crisi morali da risolvere. La bambina piccola e la bambina grande, quella con i capelli che ingrigivano, quella che lanciava alla piccola timide occhiate di sottecchi. Sua madre aveva avuto bisogno di dare e ricevere amore. Per questo aveva avuto Pip. Era cos mostruoso? Non era invece un miracolo di ingegnosit?
La domenica, Pip trov di nuovo Jason in attesa davanti alla porta di Peet's. Continu a bighellonare davanti al banco, ignorando le occhiate ostili di Navi, finch Pip non ebbe modo di parlargli.
- Allora, fermami se sono troppo invadente, - gli disse. - Ma posso chiederti perch la domenica mattina non sei con la tua ragazza?
- Si alza tardi, - rispose Jason. - Tipo, nel pomeriggio. Rimane davanti al computer fino alle quattro del mattino.
- Vivete insieme?
- Non  quel genere di cosa.
- Per  quel genere di cosa che non ti crea problemi se giochi a tennis con una ragazza con cui uscivi.
- Certo. Ho il permesso di avere amici.
- Jason. Ascolta -. Pip abbass la voce. - Anche se per la tua ragazza non  un problema se siamo amici, io non credo che sia una buona idea.
Jason sembrava innocentemente perplesso. - Non vuoi neanche palleggiare con me? Non sono bravo come un muro. Ma sto migliorando.
- Se non avessi la ragazza sarei felice di palleggiare con te. Ma ce l'hai, perci.
- Mi stai dicendo che devo mollare la mia ragazza per convincerti a palleggiare con me?  un investimento iniziale notevole, per poter tirare qualche colpo a una pallina da tennis.
- La citt  piena di gente con cui puoi palleggiare senza dover investire niente. Non so perch d'un tratto ti interessa tanto palleggiare con me. Perch d'un tratto ho smesso di essere la ragazza anormale che fa cose inquietanti.
Jason arross. - Perch ho avuto due settimane per osservarti dietro il banco, forse?
- Hmm.
- No, hai ragione, hai ragione, - disse Jason, alzando le mani. - Non avrei dovuto chiedertelo.
Pip si sent un po' male nel vederlo indietreggiare, mentre il suo complimento sottinteso le echeggiava nelle orecchie. Ma si sentiva ancora peggio all'idea di continuare a tradire la gente.
Quando torn a casa dal lavoro, sotto un cielo spietatamente limpido, Pip si accorse che non aveva voglia di colpire la palla. Era un po' come gli spaghetti alle melanzane di Tom: d'un tratto non ne ricavava pi alcuna soddisfazione. Da un lato avrebbe voluto palleggiare con una persona in carne e ossa, una persona gentile, con Jason, e dall'altro era contenta di non poterlo fare. Un'altra lezione che aveva imparato dalle memorie di Tom era che dovrebbe esserci una legge contro le relazioni sentimentali prima dei trent'anni.
C'era la tv accesa in soggiorno, ma Dreyfuss era tutto preso a scrivere al computer. - Sto presentando un reclamo per abuso giuridico, - spieg a Pip. - C' un chiaro modello di pregiudizio nelle decisioni del giudice Costa. Ho esaminato pi di trecento casi rilevanti, e reputo che le prove si possano considerare convincenti.
- Dreyfuss, - disse dolcemente Pip. - Ora puoi smettere.
- Da marted a oggi ho accumulato una montagna di nuove informazioni su Costa. Esito a usare la parola complotto, eppure...
- Non usarla proprio.  una parola preoccupante, detta da te.
- Certi complotti esistono davvero, Pip. Lo hai visto anche tu.
Pip avvicin una sedia e si sedette accanto a lui. - Avrei dovuto dirtelo prima, - disse. - Qualcuno sta comprando la casa. Qualcuno che conosco. Qualcuno che ci lascer stare qui.
Una vera emozione, preoccupazione o tristezza, guizz sulla faccia di Dreyfuss. - Questa casa  mia. Mi appartiene. L'ho comprata con i soldi della mia defunta madre. Non me la faccio portar via.
- La banca l'ha presa prima che il mercato risalisse. L'hai persa e non la riavrai indietro. Ho fatto l'unica cosa che mi sembrava possibile.
Dreyfuss socchiuse gli occhi. - Hai dei soldi?
- No. Ma un giorno li avr. Allora ti regaler questa casa. Puoi fidarti di me? Andr tutto bene se ti fidi di me. Te lo prometto.
Dreyfuss sembr ritirarsi in se stesso, in una pi familiare assenza di emozioni. - L'amara esperienza - disse - mi ha costretto a non fidarmi mai di nessuno. Tu, per esempio. Mi sei sempre sembrata una persona responsabile e generosa, e tuttavia chiss cosa c' davvero nella tua testa? E ancora di pi cosa ci sar in futuro?
- Credimi, lo so che  difficile.
Dreyfuss torn a girarsi verso il computer. - Presenter il mio reclamo.
- Dreyfuss, - disse Pip. - Devi fidarti di me, non hai altra scelta. Altrimenti finirai per strada.
- Ci saranno ulteriori azioni legali.
- Va bene, ma nel frattempo pensiamo a un affitto che possiamo pagare.
- Temo l'inammissibilit dell'accusa di frode, - replic Dreyfuss, continuando a scrivere. - Pagare l'affitto al presunto proprietario equivale a riconoscere la legittimit della vendita.
- Allora dai i soldi a me. Firmer io gli assegni. Non devi riconoscere niente. Puoi...
Si interruppe. Una lacrima era scesa lungo la guancia di Dreyfuss.
La luce della sera illuminava gli alberi di Mosswood Park quando Pip si accost ai campi da tennis in bici, andando a ruota libera. Accanto a Jason c'era un cane marrone dalle proporzioni assurde: basso e lunghissimo, con la testa enorme. Sorrideva come se fosse orgoglioso del mucchio di logore palline da tennis ai suoi piedi. Jason la scorse e agit la mano inutilmente, in un gesto un po' sciocco. Il cane scosse la coda folta e ingombrante.
- Questo  il tuo cane?
- Dalla settimana scorsa, - disse Jason. - L'ho ereditato da mia sorella, che si trasferisce in Giappone per due anni.
- Come si chiama?
- Choco. Per il colore, cioccolato.
Il cane offr a Pip una pallina da tennis sporca e bavosa e le cacci la testa fra le ginocchia nude. Da un'estremit all'altra, Choco era parecchio lungo.
- Non ero sicuro di poter gestire un cane, - prosegu Jason, - ma lui ha questa passione per i limoni. Se ne va in giro con un limone in bocca, mezzo masticato, pieno di bava. Con questo gran sorriso giallo da stupido. La mia intelligenza pratica diceva di no, ma il cuore ha detto s.
- L'acido gli far male ai denti.
- Mia sorella aveva un albero di limoni dietro casa. Gli imporr una dieta ad agrumi ridotti. Come vedi, ha ancora tutti i denti.
- Un cane eccezionale.
- E un campione di recupero palle.
- La cosa migliore dopo i limoni.
- Vero?
Quattro sere prima, Jason le aveva mandato un messaggio su Facebook: controlla la mia situazione sentimentale. Lei aveva puntualmente ubbidito ed era rimasta pi che altro costernata. L'ultima cosa che voleva era essere in qualche modo responsabile di una separazione. Fra le altre cose, si sentiva costretta a valerne la pena: a essere disponibile. Eppure, naturalmente, se l'era cercata. Fra tutti i modi in cui avrebbe potuto rifiutarsi di palleggiare con lui, aveva scelto di sollevare come obiezione la ragazza di Jason. Non solo non poteva fidarsi degli altri: non poteva fidarsi neppure di se stessa! Si era nascosta dietro l'etica delle relazioni quando il suo vero scopo era portare via Jason a Sandrine. Per andarci a letto? Di certo non vedeva l'ora di andare a letto con qualcuno; era passata un'eternit dall'ultima volta. Ma Jason le piaceva un po' troppo perch considerasse una buona idea andare a letto con lui. E se poi le fosse piaciuto ancora di pi? Dolore e ripugnanza sembravano le conseguenze probabili di una relazione. Gli aveva scritto:
 Ovviamente avrei dovuto dirtelo MOLTO prima, ma... sto vivendo un momento piuttosto complicato e non posso promettere niente se non rispondere ai tuoi servizi con il mio diritto. Avrei dovuto spiegarlo MOLTO pi chiaramente domenica. Ti chiedo scusa (scusa, scusa, scusa). Ti prego non sentirti obbligato a palleggiare con me.
Al che Jason aveva subito risposto: palleggiare e basta va benissimo.
Non appena si ritrovarono sul campo, Pip scopr che Jason era un pessimo giocatore, addirittura peggiore di lei. Cercava di annientare ogni colpo, a volte mancando del tutto la palla, pi spesso mandandola a rete o sopra la testa di Pip, e i suoi colpi buoni erano proiettili imprendibili. Dopo dieci minuti, Pip chiese una sospensione. Choco, legato all'esterno della recinzione, si alz speranzoso.
- Non sono una professionista, - disse Pip, - ma credo che tu batta troppo forte.
- Quando la colpisco  fantastico.
- Lo so. Ma stiamo cercando di battere insieme.
Jason si rannuvol. - Faccio schifo, eh.
-  per questo che ci stiamo allenando.
Da quel momento cominci a battere meno forte, e il palleggio divent un po' pi soddisfacente, ma in un'ora riuscirono a scambiarsi al massimo sei palle consecutive. -  colpa del muro, - disse Jason mentre uscivano dal campo. - Sto pensando che avrei dovuto tracciare una riga per rappresentare il bordo della rete. E magari una riga pi in alto per la linea di fondo.
- Io lo faccio mentalmente, pi o meno, - disse Pip.
- Immagino che tu non voglia sapere come si calcola la probabilit di sei palleggi consecutivi, dato un tasso di errore arbitrario del cinquanta per cento? Oppure, un pochino pi interessante, come si calcola il nostro tasso di errore combinato, data la frequenza empirica di quattro palleggi consecutivi?
- Magari un'altra volta, - disse Pip. - Adesso credo che dovrei andare a casa.
- Faccio troppo schifo per provarci ancora?
- No. Abbiamo fatto qualche palleggio divertente.
- Avrei dovuto dirti che faccio schifo.
- Qualunque cosa tu non mi abbia detto impallidisce davanti a quello che non ti ho detto io.
Jason si chin a slegare il guinzaglio di Choco. C'era qualcosa di umile e paziente nel corpo basso del cane, nel ciondolare della sua testa pesante. Il ghigno scemo, forse un po' sornione, rivelava la consapevolezza della sua pi generale scemenza canina.
- Mi dispiace di averti spaventata, - disse Jason. - Lasciando la mia ragazza, intendo. Era gi in programma. Ma non volevo sembrarti il tipo che, sai. Vede due persone contemporaneamente.
- Capisco, - disse Pip. - La lealt  una bella cosa.
- Non voglio nemmeno che pensi di essere stata l'unica ragione.
- Okay. Non lo penser.
- Anche se sei stata decisamente una delle ragioni.
- Capito anche questo.
Non ne parlarono pi, n la seconda volta che si ritrovarono per palleggiare, tre giorni dopo, n in nessun'altra delle molte occasioni in cui palleggiarono insieme in agosto e settembre. Jason colpiva la palla con la stessa ossessivit di Pip, e per molto tempo l'intensit della loro concentrazione sul campo fu un adeguato sostituto di quell'intensit esterna al campo dalla quale Pip rifuggiva ancora e che Jason, malgrado la sua personalit entusiasta, era abbastanza sensibile da non imporle. Ma Pip era parecchio attratta da Jason, e adorava Choco. Qualunque cosa fosse accaduta, voleva un cane nella sua vita. Ora che aveva letto le memorie di Tom, si stupiva che sua madre non avesse mai avuto un animale domestico, data la profondit storica del suo amore per gli animali. Forse il suo animale domestico era stata lei. E poi c'era la strana cosmologia animale di sua madre, una trinit semplificata formata da uccelli (che la spaventavano con i loro occhietti), gatti (che rappresentavano il Femminile ma ai quali era totalmente allergica) e cani (che incarnavano il Maschile e perci, per quanto accattivanti, non avevano il permesso di turbare la quiete della sua casa con l'invadente energia del principio maschile). In ogni caso, Pip aveva talmente voglia di un cane che si sarebbe innamorata anche di un esemplare molto meno eccezionale di Choco. Choco era strano, assai poco bisognoso per essere un cane, una specie di cane zen, tutto preso dai suoi limoni e dalla sorniona accettazione della sua ridicolaggine.
Continuando ad allenarsi due o tre volte alla settimana, lei e Jason migliorarono, tanto da potersi deprimere o arrabbiare quando tornavano improvvisamente a peggiorare. Non giocavano mai una partita, si limitavano a palleggiare, lavorando insieme per tenere la palla in gioco. Settimana dopo settimana, la luce cominci a cambiare, le loro ombre ad allungarsi sulla linea di fondo, il crepuscolo profumato d'autunno ad arrivare prima. Era la stagione pi asciutta e meno nebbiosa dell'anno a Oakland, ma ora a Pip dava meno fastidio, perch significava condizioni costantemente ideali per il tennis. Bacini idrici e pozzi si prosciugavano in tutto lo stato, il gusto e la limpidezza dell'acqua del rubinetto peggioravano, i contadini soffrivano, la California del Nord risparmiava l'acqua mentre la contea di Orange stabiliva nuovi record di consumo mensile, ma niente di tutto questo aveva importanza nell'ora e mezza che Pip passava sul campo con Jason.
Infine arriv un fresco pomeriggio azzurro, una domenica, il giorno dopo la fine dell'ora legale, quando si incontrarono al parco alle tre e palleggiarono cos a lungo che la luce cominci a calare. Pip era in gran forma con il suo diritto, Jason saltellava qua e l e stava ottenendo il suo tasso di errore pi basso, e malgrado cominciasse ad avere male a un gomito, Pip non avrebbe pi voluto smettere. Facevano palleggi lunghissimi, avanti e indietro, whack e whack, cos lunghi che la facevano ridacchiare di felicit. Il sole cal, l'aria divent deliziosamente fresca, e loro continuarono a palleggiare. La palla rimbalzava in un piccolo arco, Pip l'agganciava con gli occhi, assicurandosi di vederla, vederla e basta, non pensarci, mentre il corpo faceva il resto senza che lei glielo ordinasse. L'istante in cui la racchetta toccava la palla, la soddisfazione di invertirne l'inerzia, la dolcezza del punto dolce. Per la prima volta dal suo periodo iniziale a Los Volcanes, Pip provava un perfetto appagamento. S, una specie di paradiso: lunghi palleggi in una sera d'autunno, un esercizio di abilit in una luce ancora sufficiente per giocare, il fedele poc di una pallina da tennis. Non le serviva altro.
Poco dopo, nella semioscurit, fuori dalla recinzione, abbracci Jason e gli appoggi la faccia sul petto. Choco aspettava paziente, sorridendo a bocca aperta.
- Okay, - disse Pip. - Okay.
- Era ora, - disse Jason.
- Devo dirti un po' di cose.
La pioggia arriv tre settimane dopo. Niente le faceva venire nostalgia della San Lorenzo Valley quanto ci che passava per pioggia nella East Bay. La pioggia a Oakland era ordinaria, di rado abbondante, sempre pronta ad arrendersi al cielo limpido fra i caotici tentacoli delle nubi temporalesche del Pacifico. Solo nella trappola per nuvole delle Santa Cruz Mountains la pioggia poteva andare avanti per giorni di fila, non cadendo mai meno che moderatamente abbondante e spesso a un ritmo di due centimetri e mezzo all'ora, tutta la notte, tutto il giorno, mentre i fiumi salivano a lambire i ponti, la Highway 9 si copriva di torrenti di fango e rami caduti, le linee elettriche si interrompevano dappertutto, i furgoni dell'azienda energetica lampeggiavano con i fari nel crepuscolo torrenziale di mezzogiorno. Quella era vera pioggia. Negli anni pre-siccit, ogni inverno ne cadevano quasi due metri.
- Forse dovr tornare a Felton per un po', - disse Pip a Jason una sera, mentre scendevano la collina della St Agnes Home camminando sotto l'ombrello. Andava a trovare Ramn all'incirca una volta al mese, anche se fra loro le cose erano cambiate. Adesso era in tutto e per tutto il figlio adottivo di Marie, non pi di Stephen. Aveva nuovi amici e anche una ragazza, e prendeva molto sul serio i suoi nuovi doveri di custode. Pip aveva voluto presentarlo a Jason prima di uscire del tutto dalla sua vita.
- Quanto sarebbe un po'? - disse Jason.
- Non lo so. Forse qualche settimana. Pi di quanto possa prendere di ferie. Ho la sensazione che mia madre mi dar problemi. Pu darsi che debba licenziarmi.
- Posso venire a trovarti?
- No, verr io.  una casetta di quarantacinque metri quadri. E in pi temo che scapperai a gambe levate quando conoscerai mia madre. Penserai che ti ho nascosto di essere come lei.
- Tutti si vergognano dei propri genitori.
- Ma io ne ho davvero motivo.
Pip era la pi recente passione di Jason, ma per fortuna non l'unica; poteva distrarlo dall'argomento delle proprie virt parlando di matematica, tennis, serie tv, videogiochi, scrittori. Aveva una vita molto pi piena della sua, e questo le lasciava spazio per respirare. Se voleva di nuovo la sua completa attenzione, le bastava offrire il corpo alle sue mani; non era tanto diverso da un cane, sotto quell'aspetto. Se voleva qualcosa di pi, come farsi accompagnare a trovare Ramn, lui accettava con entusiasmo. Riusciva a trasformare qualunque cosa stessero facendo in ci che pi desiderava fare. Pip lo aveva visto trangugiare quattro generici biscotti con crema di vaniglia e poi fermarsi a contemplare meravigliato il quinto, tenendolo davanti agli occhi e dicendo: - Questi sono fantastici.
Se fosse diventata ricca - e sentiva gi che lo stava diventando; avvertiva la deformazione mentale provocata dal peso della parola erede - Jason sarebbe stato l'ultimo ragazzo a cui era piaciuta quando non era ancora nessuno. Jason ammetteva che lo stage con Andreas Wolf gli aveva confermato il giudizio sulla sua intelligenza, ma giurava che non c'entrava niente con la fine della propria relazione. -  stato quando ti ho vista, - disse. - Dietro il banco di Peet's -. Pip si fidava di Jason in un modo che poteva rivelarsi unico, ma non voleva che lui lo sapesse. Era consapevole di poter mandare tutto all'aria facilmente, ed era ancora pi consapevole, grazie alle memorie di Tom, dei pericoli dell'amore. Sentiva di volersi seppellire dentro Jason, di voler riversare in lui la sua fiducia, anche se aveva le prove che l'autosepoltura e la fiducia esagerata potevano rivelarsi tossiche. Perci si concedeva di essere sventata solo nel sesso. Anche questo era pericoloso, probabilmente, ma non riusciva a trattenersi.
Fecero di nuovo l'amore appena rientrati nell'appartamento di Jason. L'inizio dell'innamoramento rendeva il sesso pi importante, quasi metafisico; una poesia di John Donne che Pip aveva studiato al college senza capirla, una poesia sull'Estasi che scioglie ogni dubbio, ora diventava chiara. Ma dopo l'Estasi ridivent ansiosa.
- Devo proprio chiamare mia madre, - disse. - Non posso pi rimandare.
- Chiamala.
- Nel frattempo puoi restare qui sdraiato? Con il braccio l? Ho bisogno che tu mi stringa, casomai mi sentissi risucchiata.
- Mi fai pensare a una persona risucchiata fuori da un aereo squarciato, - disse Jason. - Dicono che sia incredibilmente difficile trattenerla, quando succede. O forse non  poi cos incredibile, se consideri il differenziale di pressione che tiene sospeso un aereo da cento tonnellate.
- Tu provaci, - disse Pip, allungando la mano verso il telefono.
Le piaceva avere un corpo, adesso che quel corpo piaceva anche a Jason. Gli stava stringendo il braccio quando sua madre rispose.
- Ciao, mamma -. Si prepar a un Micetta!
- S, - disse sua madre.
- Allora, scusa se non ti chiamo da un sacco di tempo, ma stavo pensando di venire a trovarti.
- Va bene.
- Mamma?
- Tu vai e vieni come ti pare. Se vuoi venire, vieni. Ovviamente non posso impedirtelo. Ovviamente sar qui.
- Mamma, mi dispiace tanto.
Ci fu un clic, una cessazione.
- Porca vacca, - disse Pip. - Mi ha chiuso il telefono in faccia.
- Oh-oh.
Non le era venuto in mente che sua madre potesse avercela con lei; che persino il loro caso estremo di azzardo morale potesse avere dei limiti. Ma ora che ci pensava, l'intera storia di sua madre, nelle memorie di Tom, era fatta di ripetuti abbandoni e tradimenti, seguiti da un durissimo giudizio morale. Pip era sempre stata al riparo da quel giudizio, ma poteva immaginare, da come Tom sembrava temerlo ancora dopo venticinque anni, che sentirselo addosso doveva essere terribile. Adesso lo temeva anche lei, e si sentiva pi vicina a Tom.
Il giorno dopo diede le dimissioni da Peet's, poi chiam il signor Navarre per dirgli che avrebbe parlato con sua madre e per chiedergli cinquemila dollari. Il signor Navarre avrebbe potuto criticarla o prenderla in giro per quella richiesta, invece sembr contento che avesse aspettato quattro mesi e mezzo prima di farla. Pip ebbe la piacevole sensazione di aver superato un test, di essere andata oltre le aspettative.
Microclimi della San Lorenzo Valley: alla stazione degli autobus di Santa Cruz l'asfalto era quasi asciutto, ma ad appena tre chilometri da l, in cima a Graham Hill Road, l'autista dovette azionare i tergicristalli. Era scesa la notte invernale. Il terreno del vialetto era reso spugnoso dagli aghi delle sequoie infradiciati dalla pioggia, che circondava Pip con i suoi rumori poliritmici, un regolare picchiettio di sottofondo, gocciolii pi pesanti, gorgoglii singhiozzanti. L'odore umido della valle, un odore un po' muschioso di legno bagnato, travolse la sua memoria sensoriale.
La casa era buia. Dentro c'era il suono della sua infanzia, il picchiettio della pioggia su un tetto fatto solo di scandole e tavole nude, senza isolamento n soffitto. Pip associava quel suono all'amore di sua madre, affidabile come l'arrivo della pioggia nella stagione giusta. Svegliarsi di notte sentendo la pioggia che picchiettava ancora come quando si era addormentata, sentirla notte dopo notte, le dava una sensazione cos simile all'essere amata che la pioggia stessa avrebbe potuto essere amore. Il picchiettio della pioggia all'ora di cena. Il picchiettio della pioggia mentre faceva i compiti. Il picchiettio della pioggia mentre sua madre lavorava a maglia. Il picchiettio della pioggia a Natale, con uno di quei tristi alberelli che ti davano gratis alla vigilia. Il picchiettio della pioggia mentre apriva i regali che sua madre aveva comprato con i risparmi dell'intero autunno.
Per un po' rimase seduta al tavolo della cucina, al freddo e al buio, ad ascoltare la pioggia e sentirsi nostalgica. Poi accese la luce, apr una bottiglia e accese il fuoco nella stufa a legna. La pioggia cadeva e cadeva.
La persona che era contemporaneamente sua madre e Anabel Laird torn a casa alle nove e un quarto con la spesa dentro una borsa di tela. Si ferm sulla soglia e guard Pip senza parlare. Sotto l'impermeabile indossava un vecchio vestito che Pip adorava, anzi, desiderava. Era un vestito di cotone marrone comodo e sbiadito, con le maniche lunghe e molti bottoni, una specie di abito da operaia sovietica. Ai vecchi tempi, se Pip glielo avesse chiesto, sua madre glielo avrebbe probabilmente regalato, ma sua madre possedeva cos pochi oggetti desiderabili che era impensabile portargliene via anche solo uno.
- Allora, sono tornata a casa, - disse Pip.
- Lo vedo.
- So che non ti piace bere, ma questa potrebbe essere la serata giusta per fare un'eccezione.
- No, grazie.
La persona che era contemporaneamente sua madre e Anabel lasci l'impermeabile e la spesa accanto alla porta e and nel retro della casa. Pip la sent chiudere la porta del bagno. Dopo dieci minuti si rese conto che sua madre si era nascosta l dentro e non intendeva uscire.
And a bussare alla porta, nient'altro che una fila di tavole verticali tenute insieme da tavole orizzontali. - Mamma?
Non ci fu risposta, ma sua madre non aveva messo il gancio alla porta. Pip entr e la trov seduta per terra, sulla base di cemento della minuscola doccia, con lo sguardo fisso davanti a s e le ginocchia piegate sotto il mento.
- Non stare seduta l, - le disse.
Si accovacci e le tocc un braccio. Sua madre lo allontan bruscamente.
- La sai una cosa? - disse Pip. - Anch'io sono arrabbiata con te. Perci non pensare di cavartela arrabbiandoti con me.
Sua madre aveva gli occhi spalancati e respirava con la bocca. - Non sono arrabbiata con te, - disse. - Sono... - Scosse la testa. - Lo sapevo che sarebbe successo. Sono stata sempre attentissima, eppure sapevo che un giorno sarebbe successo.
- Che sarebbe successo cosa? Che sarei tornata a casa per parlarti, per essere sincera e ricostruire il nostro rapporto? Perch  questo che sto facendo.
- Lo sapevo come so il mio nome.
- Qual  il tuo nome? Cominciamo da qui, magari. Vieni a sederti in cucina con me?
Sua madre scosse di nuovo la testa. - Mi sto abituando a stare sola. Avevo dimenticato quanto fosse difficile.  molto difficile, e stavolta lo  ancora di pi, molto di pi... mi hai portato tanta gioia. Ma non  impossibile rinunciare al desiderio. Sto imparando di nuovo. Sto facendo progressi.
- Allora adesso cosa dovrei fare, andarmene?  questo che vuoi?
- Te ne sei gi andata.
- S, be', ehi, ma sono anche tornata, no?
- Per dovere, - rispose sua madre. - O per compassione. O perch sei arrabbiata. Non sto dando la colpa a te, Purity. Ti sto dicendo che me la caver anche senza di te. Tutto ci che abbiamo  temporaneo, la gioia, la sofferenza, tutto. Ho avuto la gioia di conoscere la tua bont per molto tempo.  stato sufficiente. Non ho il diritto di chiedere di pi.
- Mamma. Smettila di parlare cos. Ho bisogno di averti nella mia vita. Per me sei la persona pi importante del mondo. Voglio che smetti di fare la buddista e cerchi di parlarmi da adulta.
- Altrimenti? - Sua madre sorrise debolmente. - Te ne andrai di nuovo?
- Altrimenti, non so, mi metter a graffiarti e tirarti i capelli.
L'incapacit di divertirsi di sua madre non era una novit. - Non ho pi tanta paura che tu vada via, - disse. - Per molto tempo, quella prospettiva  stata come la morte. Ma non  la morte. A un certo punto, cercare di trattenerti  diventata la vera morte.
Pip sospir. - Okay, francamente... sentirmi chiamare micetta, non riuscire a chiudere una telefonata, sono tutte cose che manderei volentieri in pensione. Sono molto pi vecchia di prima. Non puoi immaginare quanto sia invecchiata. Ma non vuoi sapere come sono adesso? Non vuoi sapere che tipo di persona sono diventata? Sono sempre la stessa, eppure no. Insomma, non ti interesso? Tu mi interessi ancora.
Sua madre gir la testa e la guard senza espressione. - Che tipo di persona sei adesso?
- Non lo so. Ho un vero ragazzo, tanto per cominciare. Sono abbastanza innamorata.
- Bello.
- Okay, un'altra cosa. Una cosa grossa. Conosco il tuo vero nome.
- Ne ero sicura.
- Vuoi dirmelo?
- No. Mai.
- Devi dirlo. Devi raccontarmi tutto, perch sono tua figlia e non posso stare nella stessa stanza con te se non facciamo altro che mentirci.
Sua madre si alz agilmente, con la flessibilit perfezionata dal suo Proponimento, ma batt la testa contro il portashampoo e fece cadere un flacone sul pavimento della doccia. Si lanci con rabbia fuori dal box, inciamp addosso a Pip e usc di corsa dal bagno.
- Mamma! - esclam Pip, inseguendola.
- Non voglio avere niente a che fare con quella parte di te.
- Quale parte di me?
Sua madre gir su se stessa, con un'espressione di puro tormento. - Fuori di qui! Fuori di qui! Lasciatemi sola! Tutt'e due! Per l'amor di Dio, vi prego, lasciatemi sola!
Pip rimase a guardare, atterrita, mentre la persona che ora sembrava interamente Anabel si buttava sul letto, si tirava il piumone sopra la testa e cominciava a dondolarsi, piangendo di dolore a pieni polmoni. Pip si aspettava qualche difficolt, ma questo era estremo sotto ogni aspetto. And in cucina e mand gi un bicchiere di vino. Poi torn verso il letto e scost il piumone, si sdrai dietro sua madre e l'abbracci. Nascose la faccia nei suoi capelli folti e inal il suo odore, il pi distinto di tutti gli odori, l'odore che non somigliava a nessun altro. Il cotone del vestito era ammorbidito da un centinaio di lavaggi. Pian piano il pianto di sua madre si trasform in un piagnucolio. La pioggia picchiettava sul tetto della veranda.
- Mi dispiace, - disse Pip. - Mi dispiace di non potermene andare, lo so che  difficile. Ma tu mi hai creata e adesso devi fare i conti con me. Questo  il mio scopo. Io sono la tua realt.
Sua madre non disse niente.
Tutt'e due?
Pip abbass la voce fino a un sussurro. - Lo ami ancora?
La sent irrigidirsi.
- Io penso che lui ti ami ancora.
Sua madre fece un brusco respiro e lo trattenne.
- Insomma, dev'esserci un modo per voltare pagina, - disse Pip. - Dev'esserci un modo per perdonare e andare avanti. Non me ne andr finch non lo avrai trovato.
Il mattino dopo riusc a strappare la storia a sua madre, facendole credere che Tom le aveva raccontato la propria versione; immaginava, giustamente, che lei lo avrebbe trovato intollerabile. Sua madre omise i dettagli del concepimento, dicendo solo che era avvenuto l'ultima volta che aveva visto Tom, ma su altri dettagli fu sorprendentemente calma ed eloquente. Il vero compleanno di Pip era il 24 febbraio, non l'11 luglio. Era nata con parto naturale, assistita da una levatrice, in una casa rifugio a Riverside, in California. Fino all'et di due anni aveva vissuto a Bakersfield, dove sua madre lavorava come donna delle pulizie in un albergo. Poi, per una botta di sfortuna (perch Bakersfield era davvero in mezzo al nulla), sua madre aveva incontrato un'amica del college che le aveva fatto troppe domande. Una nuova amica del centro di accoglienza sapeva di una casetta in affitto sulle Santa Cruz Mountains, e cos si erano trasferite l.
- Nelle case rifugio e nei centri di accoglienza ho sentito storie terribili, - disse sua madre. - Tante donne usate come punching ball. Tante storie di uomini convinti che amare volesse dire perseguitare e accoltellare l'ex moglie. Io non mi sentivo in colpa, anche se forse avrei dovuto, per aver raccontato il falso. La crudelt emotiva degli uomini pu essere tanto dolorosa quanto i maltrattamenti fisici. Mio padre era crudele e mio marito ancora di pi.
- Davvero, - disse Pip.
- S, davvero. Gli ho detto che mi avrebbe uccisa se avesse preso dei soldi da mio padre, e lui lo ha fatto. Lo ha fatto apposta per ferirmi.  andato a letto con la mia migliore amica per ferirmi. Ha preso i miei consigli e incoraggiamenti e li ha usati per costruirsi una carriera, e poi, quando la mia carriera era in un momento difficile, mi ha abbandonata. Si  giovani una volta sola, e io gli ho regalato la mia giovinezza perch credevo alle sue promesse, ma lui, quando ormai non ero pi giovane, le ha infrante. E io lo sapevo fin dall'inizio. Sapevo che mi avrebbe tradita. Glielo dicevo sempre, ma questo non gli ha impedito di farmi promesse, e io gli credevo perch ero debole. Ero davvero come le altre donne dei centri di accoglienza.
Pip incroci le braccia con aria accusatoria. - E cos ti  sembrato giusto avere una figlia da lui senza dirglielo. Ti  sembrata la cosa moralmente giusta da fare.
- Lui sapeva che volevo una figlia.
- Ma perch da lui? Perch non da un donatore di sperma qualunque?
- Perch io mantengo le promesse. Gli ho promesso che sarei stata sua per sempre. Lui poteva infrangere la sua promessa, ma io non intendevo infrangere la mia. Eravamo destinati ad avere una figlia, e l'abbiamo avuta. E poi, fin da subito, tu sei stata tutto per me. Devi credermi, non mi importava pi chi fosse tuo padre.
- Non ti credo. Eri impegnata in una specie di competizione morale. Chi  pi bravo a mantenere le promesse.
- La nostra relazione era diventata violenta e sporca. Volevo che ne uscisse qualcosa di puro e buono. E infatti ne sei uscita tu.
- Io sono tutt'altro che pura e buona.
- Nessuno  davvero perfetto. Ma per me tu eri perfetta.
Pip pens che fosse il momento buono per tirare in ballo i soldi, tanto per dimostrare la sua imperfezione. Le raccont di essere stata a Wichita e le chiese di mettersi in contatto con il signor Navarre. Sua madre rispose scuotendo la testa, con aria pi sconcertata che risoluta.
- Cosa me ne faccio di un miliardo di dollari? - disse.
- Tanto per cominciare potresti far venire Sonny a svuotare la fossa biologica. Non dormo di notte, al pensiero di cosa c' la dentro.  mai stata svuotata?
- Non  una vera fossa biologica. Credo che il proprietario l'abbia costruita con cemento e assi di legno.
- Questo s che mi rassicura.
- Quei soldi sono insignificanti per me, Purity. Cos insignificanti che non mi abbasso neanche a rifiutarli. Per me non sono niente.
- Il mio debito studentesco non lo considero niente. E sei stata tu a dirmi di non preoccuparmi dei soldi.
- Va bene, allora. Puoi chiedere all'avvocato di pagare il tuo debito. Non te lo impedir.
- Ma i soldi non sono miei. Devi interessartene tu.
- Non posso. Non li ho mai voluti. Sono soldi sporchi. Hanno rovinato la mia famiglia. Hanno ucciso mia madre, hanno trasformato mio padre in un mostro. Perch dovrei riportare tutto questo nella mia vita?
- Perch  reale.
- Niente  reale.
- Io sono reale.
Sua madre annu. -  vero. Per me sei reale.
- Allora, ecco cosa mi serve -. Pip enumer le richieste con le dita. - Debito studentesco saldato per intero. Altri quattromila per pagare il debito della carta di credito. Ottocentomila per comprare la casa di Dreyfuss e restituirgliela. Inoltre, se proprio vuoi restare qui, dovremmo comprare questa casa e sistemarla per bene. La retta del master se decider di frequentarlo. Le spese per il tuo mantenimento mensile se vorrai smettere di lavorare. E poi magari altri cinquantamila per le piccole spese mentre cerco di avviare una carriera. In tutto sono meno di tre milioni. Cio tipo il cinque per cento dei dividendi di un anno.
- Della McCaskill, per. La McCaskill.
- Non commerciavano solo in animali. Ci saranno almeno tre milioni che puoi prendere senza rimorsi.
Sua madre si stava angosciando. - Oh, perch non li prendi e basta? Prendili tutti! Prendili e lasciami in pace!
- Perch non posso. Non sono intestati a me. Finch sei viva tu, per me saranno solo grandi speranze -. Pip scoppi a ridere. - E comunque, perch hai cominciato a chiamarmi Pip?  un'altra cosa che sapevi fin dall'inizio?
- Oh, no, non sono stata io, - si affrett a rispondere sua madre. L'infanzia di Pip era il suo argomento preferito. - Hanno cominciato all'asilo. Dev'essere stata la signora Steinhauer. Alcuni bambini non riuscivano a pronunciare il tuo vero nome. Avr pensato che Pip ti stesse bene. C' qualcosa di allegro in quel nome, e tu sei sempre stata una bambina allegra. O forse te lo ha chiesto, e tu glielo hai suggerito.
- Non me lo ricordo.
- Non sapevo neanche che fosse il tuo soprannome finch non abbiamo avuto un incontro genitori-insegnanti.
- Be', ad ogni modo. Quando non ci sarai pi, il problema sar mio. Ma adesso quei soldi sono tuoi.
Sua madre la guard come una bambina in cerca di una guida. - Non posso darli via tutti?
- No. Il capitale appartiene al fondo, non a te. Tu puoi dare via solo i dividendi. Possiamo cercare qualche buona associazione che si occupa di benessere animale, di allevamento responsabile, delle cose in cui credi.
- S, mi sembra una buona idea. Facciamo come vuoi tu.
- Mamma, non c'entra quello che voglio io. Questo  un tuo problema.
- Oh, non m'importa, non m'importa, - gemette sua madre. - Voglio solo che sparisca!
Pip cap che riportarla a stretto contatto con la realt sarebbe stata un'impresa lunga e forse disperata. Tuttavia sentiva che c'era stato qualche progresso, se non altro perch ora sua madre sembrava disponibile a prendere ordini da lei.
La pioggia and via, torn e and via di nuovo. Quando rimaneva sola in casa, Pip leggeva, mandava messaggi a Jason e gli parlava al telefono. Le piaceva sedersi al tavolo della cucina, da dove poteva osservare la coppia di tou della California che rovistavano fra il pacciame bagnato o si appollaiavano sui pali dello steccato nel giardino di fianco alla casa, al solo scopo di mostrarsi in tutto il loro splendore. Per lei nessun uccello poteva superare l'eccezionalit dei tou della California; nel loro modo da pennuti, erano eccezionali quanto Choco. Erano di una perfetta taglia media, pi robusti dei junco, pi modesti delle ghiandaie. Non erano n troppo timidi n troppo sfrontati. Amavano stare intorno alle case, ma si ritiravano sotto i cespugli se venivano disturbati. Non spaventavano niente, a parte i piccoli insetti e sua madre. Preferivano saltellare che volare. Facevano lunghi e vigorosi bagni. Tranne sotto la coda, dove le piume erano color pesca, e intorno al becco, dove comparivano delle sottili strisce grigie, il colore del piumaggio era simile a quello dell'abito marrone sbiadito di sua madre. Avevano la bellezza della seconda occhiata, la bellezza che si rivelava solo con l'intimit. Pip non li aveva mai sentiti dire altro che tiik! Per lo dicevano spesso. Un richiamo acuto e allegro, come il cigolio di una scarpa da ginnastica su un campo da pallacanestro. Non poteva essere pi semplice, eppure sembrava esprimere tutto ci che chiunque, e non solo un tou, avrebbe mai avuto bisogno di dire. Tiik! Secondo internet, quella specie di tou era rara al di fuori della California, ed era insolitamente monogama e fedele allo stesso partner per tutta la vita. A quanto pareva (Pip non poteva testimoniarlo) il maschio e la femmina producevano un canto pi complicato nella stagione dell'accoppiamento, un duetto per annunciare agli altri tou che loro erano gi impegnati. Infatti, quando vedevi uno dei due, poco dopo vedevi anche l'altro. Rimanevano insieme nello stesso posto per tutto l'anno: erano californiani. Pip poteva immaginare modi di essere ben peggiori a cui aspirare.
Con il passare dei giorni, mentre l'esistenza dei soldi si concretizzava nella mente di sua madre, Pip cominci a cogliere qualche barlume della giovane donna descritta nelle memorie di Tom, della ragazza ricca che tornava a esprimere la sua residua altezzosit. Una sera la scopr a guardare accigliata i vestiti logori nel minuscolo armadio sulla veranda. - Non credo che morir se comprer qualche vestito nuovo, - disse. - Hai detto che non tutti i soldi sono in azioni McCaskill, vero?
E un mattino la vide davanti alla finestra della cucina, che fissava torva il pollaio del vicino: - Ah. Lui non sa che potrei comprargli non solo il gallo, ma anche la casa.
E di nuovo una sera, al ritorno dal suo turno di lavoro al New Leaf: - Loro credono che non posso permettermi di licenziarmi. Ma se becco un'altra volta Serena a guardarmi e alzare gli occhi al cielo, potrei anche farlo. Come si permette? Secondo me non si lava da una settimana.
Ma poi, con aria pensierosa, durante la cena: - Quanti soldi ha preso Tom da mio padre? Lo sai? Quello deve essere il nostro limite assoluto. Neanche per te prender pi di quanto ha preso lui.
- Credo che fossero venti milioni di dollari.
- Hm. Ora che l'ho detto, ci sto ripensando. Ho paura di non poter prendere niente, micetta. Anche un solo dollaro  troppo. Un dollaro, venti milioni di dollari, dal punto di vista morale  la stessa cosa.
- Mamma, ne abbiamo gi parlato.
- Magari l'avvocato pu saldare il tuo debito. Lui si  fatto un bel gruzzolo, non c' dubbio.
- Almeno devi comprare la casa di Dreyfuss. Anche quello  stato un crimine morale. Un crimine peggiore, secondo me.
- Non lo so. Non lo so. L'aldil non esiste. Eppure mio padre... L'idea che in qualche modo possa sapere... Devo pensarci ancora un po'.
- No, non devi. Devi solo fare quello che ti dico.
Sua madre la guard, incerta. - Hai sempre avuto un buon senso morale.
- L'ho preso da te, - disse Pip. - Perci fidati.
Jason la implorava di tornare a casa, ma c'era il piacere della pioggia di montagna, collegato al piacere di quel nuovo, pi sincero rapporto con sua madre. All'amore che aveva sempre provato si stava aggiungendo una nuova e inattesa sensazione di simpatia. Anabel era stata simpatica, almeno a Tom, almeno all'inizio, e adesso che sua madre poteva essere di nuovo Anabel, che poteva riconoscere i vecchi privilegi, assaggiare quelli nuovi, avere un minimo di vantaggio, Pip riusciva a immaginare che potessero diventare amiche.
Inoltre la attendeva ancora un compito cos sconfortante che non trovava mai il momento giusto per affrontarlo. Le ci vollero due settimane per ammettere con se stessa che, in realt, nessuna ora di nessun giorno era un buon momento per chiamare Tom. Alla fine scelse un luned alle cinque, ora di Denver.
- Pip! - disse Tom. - Temevo che non avresti mai chiamato.
- Davvero. E come mai.
- Io e Leila ti pensiamo sempre. Sentiamo la tua mancanza.
- Leila sente la mia mancanza. Davvero. Non  un problema se sono tua figlia?
- Scusa, aspetta un secondo. Chiudo la porta.
Ci fu un tramestio, un tonfo, un fruscio, un colpo.
- Pip, scusa, - disse Tom. - Cosa mi stai dicendo?
- Ti sto dicendo che so tutto.
- Urca. Okay.
- Non  come pensi. Non ho letto il tuo documento.
- Ah, bene. Bene. Ottimo -. La voce di Tom trasudava sollievo.
- L'ho cancellato, - disse Pip. - Ma Andreas, prima di morire, mi ha detto chi eri. Questo ha semplificato le ricerche, e poi mia madre mi ha raccontato tutto.
- Ges. Te l'ha raccontato lei.  incredibile che tu voglia ancora parlarmi.
- Sei mio padre.
- Rabbrividisco al pensiero della sua versione.
-  meglio di niente, cio di quello che mi hai raccontato tu.
- Giusta osservazione. Anche se spero che un giorno mi darai la possibilit di offrirti il mio punto di vista.
- Hai avuto la tua possibilit.
- Anche questo  vero. Avevo le mie ragioni, ma  una giusta osservazione. Ed  per questo che mi hai telefonato? Per dirmi che mi sono fregato da solo?
- No. Ti ho telefonato perch voglio che tu venga a trovare mia madre.
Tom scoppi a ridere. - Preferirei farmi paracadutare in mezzo alla guerra civile del Congo.
- Ti stava tanto a cuore che non hai tradito il suo segreto.
- Forse... in un certo senso...
-  chiaro che le vuoi ancora bene.
- Pip, ascolta, mi dispiace molto di non averti detto niente. Leila continuava a insistere perch ti chiamassi. Avrei dovuto ascoltarla.
- Be', ora ti sto dicendo come puoi farti perdonare. Puoi prendere un aereo e venire qui.
- Ma perch? Perch dovrei?
- Perch altrimenti troncher ogni rapporto con te.
- Posso dirti che per noi sarebbe un grosso dispiacere.
- E comunque, non ti piacerebbe rivedere mia madre? Una volta sola, dopo tutti questi anni? Vi chiedo solo di perdonarvi a vicenda. Voglio potervi vedere entrambi, ma non posso farlo se ogni volta che vedo uno mi sembra di tradire l'altro.
- Con me non devi sentirti cos. Non ho diritti su di te.
- Ma io li ho su di te. E tu non hai mai dovuto fare niente per me. Questa  l'unica cosa che ti chiedo.
Il sospiro di Tom si propag attraverso i fusi orari. - Immagino che non ci siano alcolici in casa di tua madre.
- Te li far trovare.
- E stiamo parlando di... quando? Del mese prossimo?
- No. Di questa settimana. Magari venerd. Pi ci pensate, e peggio diventa.
Tom sospir di nuovo. - Potrei fare gioved. Il venerd sera  riservato a Leila.
Pip prov una fitta di risentimento e fu tentata di insistere per venerd. Ma aveva gi tanta strada da fare per recuperare l'amicizia di Leila.
- Un'altra cosa, - disse.
- S, - rispose Tom.
- Guardo il DI tutte le settimane. Continuo a pensare che farai uscire un gran pezzo su Andreas.
- Non stava bene, Pip. L'ho visto alla fine, l'ho visto buttarsi dalla rupe. Provo solo tristezza. Leila  infastidita dall'adulazione post mortem, ma io non riesco ad avercela con lui. Era la persona pi fuori dal comune che abbia mai conosciuto.
- L'Express sta ancora aspettando che scriva qualcosa su di lui. Anch'io mi sento triste. Ma sento anche che qualcuno dovrebbe raccontare la vera storia.
- Sull'omicidio? Decidi tu. Pu darsi che ci vada di mezzo la ragazza, quella che lo ha aiutato. Potrebbe ancora subire conseguenze legali.
- Non ci avevo pensato.
- Lui ha lasciato una confessione, solo che i suoi l'hanno nascosta. Il materiale non manca, se vuoi scrivere qualcosa.
Tom temeva anche che venisse fuori la sua complicit nell'omicidio? Probabilmente no, se credeva che Pip non avesse letto le sue memorie.
- Okay, - disse Pip. - Grazie.
Quando sua madre rientr dal lavoro, Pip le spieg ci che doveva succedere. Con suo grande sollievo, non reag subito con una crisi di nervi. Ma il motivo era che la considerava un'idea priva di senso.
- Cosa mai avr fatto io, che debba essere perdonato?
- Um... avermi avuta senza dirglielo?  una cosa abbastanza grossa.
- Come pu pensare che sia colpa mia? Mi ha abbandonata. Non voleva pi avere nessun contatto con me. E io gliel'ho concesso. Come tutto il resto. Ha sempre ottenuto tutto quello che voleva. Proprio come mio padre.
- Eppure, a un certo punto, avresti dovuto dirgli di me. Per il mio diciottesimo compleanno, per esempio. Hai sbagliato a non farlo. Sei stata vendicativa.
Sua madre sbuff, ma alla fine annu. - Se lo dici tu, - rispose. - Ma solo perch lo dici tu.
- I deboli portano rancore, mamma. I forti perdonano. Tu mi hai cresciuta da sola. Hai detto no ai soldi che nessun altro nella tua famiglia ha saputo rifiutare. E sei stata pi forte di Tom. Sei stata tu a chiudere la vostra storia, perch lui non ci riusciva. Tu hai ottenuto tutto quello che volevi. Hai vinto! Ed  per questo che puoi permetterti di perdonarlo. Perch hai vinto. Giusto?
Sua madre si accigli.
- E sei anche miliardaria, - disse Pip. - Anche questa  una specie di vittoria.
Il mattino dopo presero l'autobus per Santa Cruz. Era un mattino limpido e freddo tra un temporale e l'altro. I senzatetto indossavano i sacchi a pelo come scialli, le decorazioni natalizie rabbrividivano sui pali della luce, il cielo era pieno di gabbiani volteggianti. Da Jillz, una parrucchiera spunt i capelli di sua madre in un turbinio di doppie punte. Poi Pip la port dalla manicure, e fu Anabel, non la sua vecchia madre, a ordinare alla ragazza vietnamita di non tagliarle le cuticole, fu Anabel a spiegare a Pip che tagliare le cuticole era una truffa, perch ricrescevano in fretta e poi andavano tagliate di nuovo. Fu Anabel a esaminare rapidamente file e file di vestiti, negozio dopo negozio, continuando a scartarli molto dopo che Pip aveva esaurito la pazienza. Quello che finalmente giudic adeguato era un abito vintage dalla gonna ampia, sexy in uno stile da maestra della prateria, con due file di bottoni sul corpetto. Pip dovette ammettere che era il vestito pi adatto che avevano visto in tutta la mattinata.
Aveva chiesto a Jason di noleggiare una Zipcar e andare a prendere Tom all'aeroporto di San Jose, cos lei avrebbe potuto vigilare su sua madre e cercare di tenerla calma. - Porta anche Choco, - aveva detto.
- Ce l'avremo sempre tra i piedi, - aveva risposto Jason.
- Lo voglio tra i piedi. Altrimenti mia madre si concentrer solo sul suo attacco di nervi. Conoscer te, conoscer Choco, e poi, ah, s, ecco l'ex che non vedeva da venticinque anni.
Il gioved mattina arriv un altro temporale. Nel tardo pomeriggio la pioggia tamburellava cos forte sul tetto che Pip e sua madre dovevano parlare ad alta voce. Era diventato buio presto, e le luci avevano tremolato diverse volte. Pip aveva preparato una zuppa di fagioli e fatto provvista di altre cose, fra cui gli ingredienti per il Manhattan. Sua madre si fece la doccia, poi Pip le asciug i capelli con il fon, spazzolandoli e gonfiandoli. - Mettiamo anche un po' di trucco.
Sua madre mormor: - Perch devo imbellettarmi cos...
- Stai indossando un'armatura. Devi essere forte.
- Il mascara posso mettermelo da sola.
- Lascia che te lo metta io.  una cosa che non ho mai potuto fare con te.
Alle cinque, mentre Pip accendeva il fuoco, Jason chiam per riferire che lui e Tom erano bloccati nel traffico vicino a Los Gatos. Sua madre, seduta sul divano, stava nel complesso molto bene con quel vestito vintage, come l'Anabel di un tempo, ma aveva cominciato a dondolarsi avanti e indietro, quella sua cosa un po' autistica. - Dovresti bere un bicchiere di vino, - disse Pip.
- Il mio Proponimento mi ha tradita. Proprio adesso che ne ho bisogno... dov' finito?
- Proponiti di bere un po' di vino.
- Mi andr subito alla testa.
- Bene.
Quando finalmente la Zipcar risal il vialetto, con i tergicristalli al massimo e i fari che trasformavano l'acquazzone in una furia bianca, Pip usc dalla veranda laterale dove era rimasta ad aspettare e, riparandosi sotto un ombrello, corse a salutare Jason. Sembrava un po' stressato dal viaggio, ma il suo primo pensiero fu anche il primo pensiero di Pip, e i due si scambiarono un lungo bacio. Poi Choco abbai, e Pip apr lo sportello posteriore e si lasci leccare la faccia.
Tom scese dall'auto con aria incerta, preceduto dall'ombrello. Pip lo ringrazi di essere venuto e lo baci sulla guancia carnosa. In qualche modo, nei cinque metri fra la macchina e la porta, Choco riusc non solo a infradiciarsi, ma anche a coprirsi di aghi di sequoia bagnati. Sgusci oltre Pip e corse in casa. La madre di Pip alz le braccia, come per tenerlo lontano, e guard sgomenta gli aghi e le zampate fangose sul pavimento.
- Scusa, scusa, - disse Pip.
Cattur Choco e lo riport sulla veranda, dove Tom stava sfregando i piedi per terra. -  il cane pi esilarante che abbia mai visto, - disse.
- Ti piace?
- Lo adoro. Lo voglio.
Entrarono in casa, seguiti da Jason. Sua madre, che si torceva le mani accanto alla stufa, alz timidamente gli occhi per guardare Tom. Pip si accorse che entrambi si sforzavano di non sorridere. E tuttavia non riuscirono a trattenere due ampi sorrisi.
- Ciao, Anabel.
- Ciao, Tom.
- Allora, mamma, - disse Pip, - lui  Jason. Jason, lei  mia mamma.
Sua madre, come in trance, distolse lo sguardo da Tom e fece un cenno di saluto a Jason. - Ciao.
Jason agit entrambe le mani come un attore di variet e disse: - Ehi.
- Allora, come dicevo, - prosegu Pip, - volevamo solo farvi un salutino. Torniamo dopo cena.
- Sicuri che non volete restare? - disse Tom con ansia.
- No, voi due dovete parlare. Se ci sar rimasto qualcosa da bere al nostro ritorno, vi aiuteremo a finirlo.
Prima che si creasse un qualunque coinvolgimento, Pip spinse fuori Jason. Choco, troppo lungo per la stretta veranda laterale, non riusc a girarsi, e dovette zampettare all'indietro per farli passare. - Possiamo lasciarlo qui? - chiese Pip.
- Gli ho portato la ciotola e i limoni.
Pip aveva intenzione di dare ai suoi genitori due ore, che per in realt diventarono quasi quattro. Prima lei e Jason dovettero andare al parco e fare l'amore sul sedile posteriore. Poi, quando furono riusciti a rimettersi i pantaloni, dovettero toglierseli e farlo di nuovo. Dopodich cenarono al Don Quixote, dove quella sera suonava una cover band locale, gli Shady Characters. Quando stavano per andarsene, la band si lanci in una canzone irresistibile, Hey, Soul Sister.
- Il testo  tremendo, - disse Jason, ballando. - Ed  tremendo che l'abbiano usata per la pubblicit di una macchina. Eppure...
- Gran bella canzone, - disse Pip, ballando.
Ballarono per mezz'ora mentre la pioggia cadeva e il San Lorenzo cresceva. Jason era un ballerino ridicolo, un ballerino che pensava troppo, e a Pip piaceva che entrambi potessero fare quello che si sentivano di fare, che nel suo caso era non pensare, solo muoversi, solo essere felice nel proprio corpo. Quando alla fine uscirono, aveva smesso di piovere e le strade erano vuote come alla fine del mondo. Mentre risalivano il vialetto, videro Choco in piedi sulla veranda, con un limone in bocca, che agitava la coda nel suo modo complesso. Jason rallent e si ferm.
- Allora, - disse Pip. - Eccoci qua.
- Sei sicura che non posso restare in macchina?
- Stai conoscendo i genitori. Questi sono i genitori.
Ma non appena apr lo sportello, Pip sent le voci. Le urla. Il suono dell'odio puro. Trapelava dai muri sottili della casa.
Non ho detto questo! Se vuoi citarmi, cazzo, citami correttamente! Ho detto che...
Ti sto spiegando il DISGUSTOSO SOTTOTESTO di quello che hai detto. Ti nascondi dietro a quello che tutti considerano normale, cos porti tutto il mondo dalla tua parte, ma dentro di te sai che c' una verit pi profonda...
La verit profonda che io ho torto e tu hai ragione? Questa  l'unica verit profonda che hai mai conosciuto!
La conosci anche tu!
Hai appena AMMESSO che non puoi dimostrarlo! Che non esiste un'altra persona al mondo che ritenga che tu possa dimostrarlo...
Invece posso, e tu lo sai! Lo sai!
Pip richiuse lo sportello per non far entrare le parole, ma l'alterco si sentiva anche con lo sportello chiuso. Le persone che le avevano lasciato in eredit un mondo rovinato stavano litigando furiosamente. Jason sospir e le prese la mano. Lei gliela strinse forte. Doveva essere possibile fare meglio dei suoi genitori, ma non era sicura di riuscirci. Solo quando il cielo riapr le cateratte, quando la pioggia arrivata dall'immenso, buio oceano occidentale cominci a battere sul tetto della macchina e il suono dell'amore copr gli altri suoni, solo allora Pip pens che forse ce l'avrebbe fatta.
...
.
...
FINE.